Arpalice Cuman Pertilem una donna d’altri tempi?

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L’appuntamento di questo mese della rubrica “Dalla parte di Lei” è dedicato alla poetessa e scrittrice Arpalice Cuman Pertile, nata a Marostica il 12 maggio 1876 dove visse e operò fino alla sua morte il 30 marzo 1958. Un fulgido esempio di donna e di docente che, nonostante le difficoltà e le intimidazioni subite durante gli anni del fascismo, mantenne sempre una determinata fedeltà a se stessa e ai suoi ideali di libertà e giustizia. Nei primi decenni del Novecento la vita era particolarmente difficile per quelle insegnanti che mostravano di saper pensare con la propria testa, rifiutando di piegarsi alle direttive di regime, ma Arpalice non si perse mai d’animo e seppe resistere a modo suo.

Arpalice appartiene alla schiera di quelle “Donne di frontiera” che credevano nella necessità di estendere l’educazione alle donne come caposaldo per il rinnovamento e il miglioramento della società.

Il suo profilo è stato tratteggiato da Contin Liliana, insegnante in pensione, anche lei marosticense, che da tempo coltiva con profitto la sua passione per la produzione letteraria di Arpalice Cuman Pertile. Liliana Contin è stata Assessora alla cultura del comune di Marostica, ed è stata tra i promotori del Premio Nazionale di Letteratura per ragazzi dedicato alla scrittrice. Attualmente fa parte della Giuria del Territorio che opera in seno al Premio.

Ha curato la mostra “Sulle tracce di Arpalice tra passato e futuro” (13 novembre 2021 – 9 gennaio 2022), il Convegno di studi “Arpalice Cuman Pertile protagonista del Novecento” (26 novembre 2022) e gli Atti che sono in corso di pubblicazione. (A. C.)

 

ARPALICE CUMAN PERTILE, UNA “DONNA D’ALTRI TEMPI”?

di Liliana Contin

Arpalice Cuman Pertile, insegnante, scrittrice e poetessa, visse tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX, un periodo segnato da grandi trasformazioni economiche, politiche, sociali e culturali, ma anche dall’affermazione del colonialismo, dell’imperialismo e da due guerre mondiali, intercalate in Italia dal ventennio fascista. Lo studio della sua vita e delle sue opere, approfondito negli ultimi anni, ha messo in luce il suo spessore morale e culturale, la forza di una donna, a suo modo “combattente”, che ha fatto delle scelte coraggiose che hanno fortemente condizionato la sua esistenza.

Era nata a Marostica il 12 maggio 1876, dove venne a mancare il 30 marzo 1958. All’età di nove anni Arpalice fu colpita da due eventi luttuosi: la morte della madre a causa del colera e solo sei giorni dopo della nonna materna. Da allora un ruolo importante ebbe la maestra Irene Palazzin Campana che come una luce illuminò la sua strada. A tredici anni vinse una borsa di studio presso la Scuola Normale di Verona dove frequentò le magistrali diplomandosi nel 1894. Proseguì gli studi presso il Magistero Superiore di Firenze, sotto la guida del prof. Severino Ferrari, filologo e poeta, allievo del Carducci, e del critico e poeta Enrico Nencioni. Fu la prima donna laureata a Marostica. Iniziò subito ad insegnare prima a Torino, presso l’Istituto per le figlie dei militari, e poi nella Scuola Normale di Vicenza.

L’ambiente vicentino, con cui Arpalice entrò in contatto, era ricco di stimoli: sacerdoti, laici, scrittori, intellettuali, spinti da alti valori morali, religiosi e culturali, portavano avanti idee che emergevano in quel periodo, anche a livello nazionale, idee di riscatto per coloro che, a causa della posizione sociale e della povertà, erano sempre rimasti ai margini della società. Conobbe tra gli altri lo scrittore Antonio Fogazzaro e Paolo Lioy, provveditore agli studi. Frequentò assiduamente la Biblioteca Bertoliana, lo testimoniano le lettere da lei scritte ai bibliotecari di quel periodo monsignor Sebastiano Rumor e il suo vice monsignor Domenico Bortolan, stimati studiosi.

A Vicenza due donne erano molto attive sul fronte socio-culturale: Felicitas Buchner, istitutrice tedesca presso la nobile famiglia dei Valmarana, che promosse l’istituzione degli asili-famiglia destinati a bambini orfani, abbandonati o poveri, ed Elisa Salerno scrittrice e giornalista, esponente di primo piano del femminismo cattolico, impegnata a combattere le differenze di genere per la parità delle donne in famiglia e nel lavoro, partendo dal diritto all’istruzione per arrivare al diritto di voto.

L’influenza di queste idee sulla formazione di Arpalice fu chiara fin da subito, quando, a 22 anni, nel 1898, ritornò a Marostica per festeggiare la sua laurea. Per l’occasione era stato organizzato un incontro pubblico al Teatro Sociale e lei tenne il suo primo discorso: non parlò del teatro goldoniano, argomento della sua tesi, si concentrò, invece, sui bisogni dei bambini, soprattutto di quelli più svantaggiati, figli di operai, le cui madri lavoravano nei laboratori della paglia o in altre imprese artigianali, e quindi auspicò la realizzazione di un asilo pubblico. In breve tempo si formò un Comitato cittadino che, alcuni anni, dopo riuscì ad inaugurare la prima scuola materna, intitolata a Prospero Alpini.

Il 13 febbraio 1904, Arpalice sposò Cristiano Pertile, anche lui marosticense, docente di lettere al Liceo “Pigafetta” di Vicenza. Il loro fu un legame molto forte, basato sulla condivisione di ideali e di scelte: insieme lottarono e affrontarono non pochi sacrifici.

Arpalice, fin da subito, s’impegnò tantissimo per far diventare la Scuola Normale, intitolata a don Giuseppe Fogazzaro, un istituto statale; con le colleghe scrisse una lettera pubblica e tutte insieme andarono a fare visita ai consiglieri provinciali per spiegare i vantaggi economici e morali per alunne e docenti che potevano derivare dalla conversione della scuola in governativa.

Chiese consiglio anche a persone competenti, tra cui Antonio Fogazzaro, e intervenne prima ad un Convegno di docenti a Padova poi a Roma al Congresso Nazionale, in entrambe le occasioni Arpalice perorò la sua causa:

Qualche mese dopo le pratiche per la conversione della scuola pareggiata in governativa, riuscivano vittoriose […]. Le colleghe che con me avevano lottato lealmente ed efficacemente mi donarono, come ricordo, una penna d’oro come compenso di tutte le lettere che avevo scritte per calmare le ire di parte contraria, chiedere informazioni, consigli, dignitose alleanze nella spinosa battaglia.

All’Istituto Fogazzaro, Arpalice “per avviare ed ampliare sempre più la cultura delle scolare, future maestre” fondò pur tra insidiosa diffidenza di chi vedeva un pericolo nell’elevazione della donna, la biblioteca di classe, lieta se non ricca di libri utili e buoni, che le mie alunne leggevano e discutevano con piacere e con profitto. I cari volumi, doni delle allieve stesse, di colleghi o di persone amiche, trovavano degna sede in due grandi librerie a vetri che portavano l’insegna, molto significativa in quei tempi, della ‘Biblioteca Circolante fra le Operaie’, fondata dallo spirito aperto e illuminato di don Giuseppe Fogazzaro al quale s’intitola l’Istituto magistrale di Vicenza.

La biblioteca circolante, come è riportato nell’Annuario 1923-1924 dell’Istituto, in cui Arpalice è definita insegnante “genialmente attiva e fervida”, era stata istituita nel 1919.

Arpalice investì gran parte della sua vita nell’insegnamento. Scrisse per lo più per la scuola e “con” la scuola, anticipando i tempi, dedicando, per esempio, largo spazio ai testi teatrali e musicali, coinvolgendo i colleghi e le colleghe del suo istituto. Dichiarò: “Innamorata dell’insegnamento avrei pagato il biglietto d’ingresso alla scuola come al più bel divertimento teatrale”.

Fu tra le promotrici della sezione femminile della Scuola Libera Popolare, istituita nel 1904, all’interno della Società Generale di Mutuo Soccorso fra gli Artigiani vicentini.

Per contrastare l’analfabetismo e per promuovere la cultura organizzavano corsi con lezioni regolari, incontri a tema ed altre attività culturali. Qui prestò volontariamente la sua opera di educatrice. Oltre che a Vicenza, Arpalice era chiamata a tenere conferenze anche in altre Scuole Libere Popolari, in particolare si recò diverse volte a Schio.

Qualche anno più tardi fondò il Ricreatorio Popolare Domenicale, dove si svolgevano attività per i più piccoli, in particolare le ‘mattinate’ rivolte ai bambini, con letture animate di racconti, filastrocche, poesie, perché, come lei stessa dichiarò, “i figli del popolo potessero partecipare alla grande eredità lasciata dai geni d’Italia”.

L’uguaglianza era basata proprio sull’educazione, sull’istruzione in modo che le donne non fossero più emarginate dalla politica. Una battaglia lunga visto che in Italia si arrivò al diritto di voto solo nel 2 giugno del 1946, sempre nelle sue Memorie Arpalice scrive “E un’altra delle nostre battaglie era vinta: la donna italiana era finalmente chiamata a partecipare col suo voto alla vita politica della nazione alla pari dell’uomo, come noi avevamo sempre audacemente auspicato”.

A questi temi aveva dedicato anche due interessanti conferenze, tenute presso la sede della Scuola Libera Popolare di Schio: la prima martedì 17 aprile 1906, dal titolo La donna nella storia e nella poesia italiana. In quella serata parlò di tante figure di donne: poetesse, artiste e scienziate, donne che avevano combattuto durante il Risorgimento, tutte purtroppo poco conosciute e non ricordate. Tra le altre citò Gaspara Stampa, Vittoria Colonna, Anita Garibaldi, Teresa Confalonieri, Enrichetta Castiglioni, Cristina di Belgioioso, affermando che “l’opera loro non è degnamente ammirata”, ma “noi possiamo bene onorarle seguendo il loro esempio… non con le armi in pugno e vestite da guerriere, ma con l’amore che tempra gli odi, che mitiga i dolori, che è freno ai tristi, stimolo ai pigri, conforto ai buoni sulla via del progresso” e concluse che tutte le donne “hanno la divina virtù di placare le ire e disarmar la violenza, affinché ogni santo ideale di civiltà e di giustizia trionfi sulla terra senza sangue e senza pianto, con la maestà serena e tranquilla d’un astro che sorge”.

Nella serata del 27 maggio 1911, parlò de L’amor materno nella poesia e nell’arte. Partendo dal presupposto che l’amore delle madri rappresenta una “forza buona che da tanti secoli oppone i suoi miracoli di creazione alla potenza distruttrice dell’odio, del male, della morte”, faceva riferimento ad opere letterarie ed artistiche, a varie leggende, a proverbi di tutti i popoli, nei quali “tra la ferocia cruenta delle guerre che contraddistingue le età remote, brilla di luce viva e cara l’amor materno. Chi non ricorda la madre di Eurialo nell’Eneide di Virgilio e il pianto di lei per il giovinetto figlio morto in guerra?” e arrivava,ritornando alla straordinaria forza delle donne che si battono sempre contro la guerra e i conflitti, a proporre la creazione di una rete di madri, un’associazione di tutte le donne per proteggere la maternità, l‘infanzia e il futuro dell’umanità, così

Ogni madre, per l’amore stesso della sua creatura si sentirà legata alle madri ed ai fanciulli di tutto il mondo; si stabilirà, tacita magari, senza pompa di statuti e di congressi, una viva, tenace, insinuante più dei fili telegrafici – che pur legano i più lontani paesi in una fitta rete di comunicazioni – l’associazione di tutte le donne intesa a proteggere la maternità e con essa l’infanzia e l’avvenire delle genti. Allora ogni figlio sentirà di dovere alla madre anche la vita intellettuale e civile, e proverà il bisogno di evitarle ogni umiliazione, ogni dolore, aborrirà la guerra, il duello, il delitto, sarà giusto, pietoso, in pace con tutti gli uomini, perché in ciascuno di essi vedrà, come dice una geniale frase abruzzese, ‘il figlio d’una mamma’.

Ma il discorso che segnò la vita di Arpalice fu quello che pronunciò a Vicenza, presso il cinema Odeon, nella serata del 19 gennaio del 1915, durante un comizio organizzato dalla Scuola Libera Popolare, in cui si schierò apertamente contro l’entrata in guerra dell’Italia.

Quella sera, come lei stessa racconta nella sua autobiografia,

parlai con la stessa anima di una donna che interpreta il pensiero di mille e mille altre donne, tenute lontane dai problemi della vita nazionale, ma esperte nell’intendere la voce della natura, degli affetti più sacri e degli stessi vitali interessi della famiglia, della patria e dell’umanità.

Rievocò i grandi poeti, tra cui Omero, Dante, Petrarca e Manzoni che raccontarono sì gesta eroiche, ma mettendo sempre in evidenza le tragiche conseguenze della guerra. Quell’ideale di pace e di fratellanza, quel forte sentimento di avversione alla guerra erano maturati già quando studiava a Firenze e vedeva i giovani soldati partire per andare a combattere in Africa, in quei momenti scrisse: “Giurai guerra alla guerra”.

Il discorso fu applaudito dai neutralisti, ma venne, naturalmente, molto criticato dagli interventisti e i due coniugi Pertile, oltre a subire angherie e offese, furono accusati di essere antitaliani e trasferiti forzatamente, con obbligo di firma quotidiano, prima a Firenze, poi a Novara e, infine, a Genova. Fecero ritorno a Vicenza solo nel 1919, al termine della guerra e ripresero ad insegnare nei rispettivi istituti. Arpalice ebbe l’onore di essere eletta presidente della Scuola Libera Popolare. Ma nel 1923, poiché entrambi non vollero aderire al fascismo, furono nuovamente esonerati dall’insegnamento.

Nel 1929 tutti i suoi libri furono ritirati dalle scuole in seguito all’introduzione del Testo Unico di Stato, anche se Arpalice scoprì che alcune sue poesie erano qui pubblicate, alcune per intero, altre in parte, con firme diverse. Nel 1932 i suoi testi furono esposti alla Prima Mostra Internazionale del Libro del Fanciullo di Firenze, un atto di coraggio della casa editrice Bemporad. Si sa che i maestri e le maestre proponevano clandestinamente i suoi racconti e le sue poesie. Arpalice mantenne i rapporti con alcuni di loro, un esempio è lo scambio epistolare tenuto in quegli anni con la scuola di Kosseir in Africa, colonia italiana sulle rive del Mar Rosso, dove erano emigrati, con le loro famiglie, dei lavoratori di Agordo, in provincia di Belluno e di Brosso, in Piemonte, per estrarre il fosfato dalle miniere africane. Qui il maestro bellunese Pellegrino Pellegrini, appassionato e lungimirante, insegnava sia ai bambini italiani che ai bambini egiziani. Le lettere dei bambini sono ricche di elogi per i suoi racconti e poesie, le sue sono ricche di considerazioni sulla vita e sull’importanza dell’educazione. Non è da sottovalutare il fatto che fosse una scuola in cui, a quei tempi, si sperimentava l’integrazione fra bambini di origini e culture diverse, in nome della fratellanza, un ideale a cui lei non rinunciò mai.

Durante la seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti a Vicenza lesionarono anche la sua casa, si trasferì a Marostica dove proseguì ad insegnare privatamente, in particolare alle maestre e ai maestri che dovevano prepararsi ai concorsi magistrali.

Continuò anche a scrivere. La sua produzione letteraria fu notevole e varia, tra i più importanti ricordiamo i testi scolastici: Primi voli, Per le vie del mondo, Fiori di campo; numerose raccolte di poesie, come Per i bimbi d’Italia, e di racconti tra cui Mirim Mirim!, Il giorno dei piccoli, Ninetta e Tirintin. Interessanti La vita di Dante e la Divina Commedia e la produzione di testi di argomento storico-geografico e religioso: Piccoli viaggiatori del cielo, della terra e del mare, Le preghiere dei bambini, Storie meravigliose di tempi lontani e La storia più bella narrata ai fanciulli nel paese di Gesù.

Arpalice nei suoi libri inseriva spesso dialoghi, monologhi e piccole commedie e pubblicò anche libri per la recitazione dei bambini, come La Commedia di Pinocchio, scritta nel 1926, in occasione del Centenario della nascita di Collodi, e il Teatro di Bengodi con dialoghi e scenette adatti alla recitazione dei bambini in occasione di feste scolastiche. Interessanti anche i libretti, editi dalla casa editrice Carrara, con vere e proprie sceneggiature e spartiti musicali.

Negli ultimi anni di vita scrisse la sua autobiografia che volle intitolare Le memorie di due cuori, in cui racconta la sua vita, ma soprattutto ricorda il marito morto vent’anni prima. L’unione dei “due cuori” fu veramente felice ed esemplare, essi condivisero l’amore e l’affetto, ma anche i valori e gli ideali. Arpalice fu una “donna nuova”, all’avanguardia per i suoi tempi, aperta ed impegnata attivamente, coerente con le proprie convinzioni e ideali di giustizia, di libertà, di fratellanza e di pace che non tradì mai e che cercò di trasmettere alle giovani generazioni.

 


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