Democrazie: ultimo appello

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Il patriarca di Mosca, “amico” di Putin, inneggia alla guerra contro l’occidente “corrotto dagli omosessuali”. Riguardo all’omofobia dei pope russi Freud avrebbe dato “sacrosante” motivazioni. Ma quello che più ci indigna è che, mentre del pope guerriero si parla poco, l’Ucraina si è permessa di contestare il Papa (massima autorità morale mondiale, unico leader pacifista) per aver fatto portare la croce nella “Via Crucis” ad una donna russa ed una ucraina, insieme. Viene da pensare alla definizione che i dittatori danno della democrazia: “La pulce che dà fastidio al Leone”.

Invece dobbiamo salvare le poche democrazie rimaste; ci vuole un “New deal”: per ristabilire i valori fondamentali, per tutelare pace e ambiente e per migliorare i rapporti tra gli esseri umani e tra questi e le istituzioni. Il senso di scoramento ed impotenza che sta attraversando le c.d. “democrazie occidentali” scaturisce in primo luogo dalla sfiducia dei cittadini per tutte le istituzioni, a partire da quelle sopranazionali. L’ONU è una macchina burocratica enorme che risolve, quasi soltanto, i problemi dei suoi funzionari; la riesumata  NATO si fonda sull’esito di una guerra conclusasi quasi ottanta ani fa; l’UE crea artatamente disfunzioni e disparità che hanno portato, ad esempio, alla distruzione dell’agricoltura siciliana che, un tempo giardino d’Europa e granaio dell’impero romano, soffre dell’abbandono delle colture; mentre compriamo arance dal nord Africa e granaglie dall’Ucraina. Invece il latte viene dalla Germania e la carne ci giunge dalla Francia. A Km. duemila.

Scendendo di scala, in Italia, le disparità territoriali sono enormi, come le ruberie. L’anti-costituzionale consuetudine della “spesa storica” consente che lo stato italiano finanzi i comuni ricchi con fondi doppi, a parità di abitanti. Mentre nel settore dell’energia, se da un lato del tubo il rubinetto è in mano a Putin, dall’altro lato chi “gestisce il flusso”  è il monopolista ENI, che compra a prezzo fisso e ci vende il gas (e petrolio) secondo i valori del c.d. “libero mercato” di Amsterdam.

L’”anomalia” democratica (“rara avis”), se vuole avere un futuro, deve sciogliere tutti i nodi che stringono i  cittadini che, per altri e molti versi, soffrono come i sudditi degli stati autocratici.


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