Anniversari. 1921 – 2021: quattro Italie che non esistono più

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Cento anni fa nascevano Alida Valli, l‘avvocato Agnelli, il Partito comunista e Leonardo Sciascia

I casi della storia o le bizzarrie degli anniversari. Sia come sia, cento anni fa nel 1921 a Pola, nell’Istria allora italiana, il 31 maggio nasce una bella bambina, Maria Altenburger, che sarebbe diventata Alida Valli, una delle più amate attrici del cinema italiano; a Torino, in corso Oporto (oggi corso Matteotti) il 12 marzo 1921 viene alla luce un bel bambino, rampollo di una famiglia ricca e potente, che sarebbe diventato l’”avvocato” Gianni Agnelli; a Livorno, il 21 gennaio, nella platea del teatro Goldoni si forma il Partito Comunista d’Italia; a Racalmuto in Sicilia l’8 gennaio nasce un bimbo che diventerà uno scrittore, Leonardo Sciascia, simbolo della lotta alla mafia.

Tutta l’Italia è rappresentata in questi quattro anniversari di cento anni fa: – l’Italia che per liberarsi dal peso dei ricordi di guerra affollava a dismisura le sale dei cinematografi e faceva vivere al cinema italiano una stagione irripetibile fatta di grandi film, di geniali registi e di grandi attori che oggi giustamente celebriamo e rimpiangiamo. Come rimpiangiamo il piacere che la pandemia di covid ci ha tolto di andare al cinema, oltre che a teatro, ai concerti, nei musei, allo stadio. Il ricordo di Alida Valli ci riporta a quegli anni, lei che da diva ha vissuto senza pensare abbastanza al suo futuro ed è morta in miseria, con il solo sussidio previsto dalla legge Bacchelli: ne usufruì soltanto negli ultimi tre anni della sua leggendaria ma anche sfortunata vita. Alida Valli è morta a 84 anni nel 2005, chiudendo un’epoca;

– l’Italia del boom economico, della motorizzazione di massa, del benessere diffuso pur fra mille contrasti sociali. L’Italia della Fiat 600, che astutamente l’avv. Agnelli disse “non può costare più di quanto la possano pagare i miei operai” che così dalla Vespa e dalla Lambretta passarono, pagandola a rate con trattenuta sullo stipendio, all’utilitaria le cui massicce vendite determinarono il successo della Fiat. Una grande azienda che influiva sulla politica italiana: “Quello che fa bene alla Fiat fa bene all’Italia” sentenziava l’avvocato (che per non aver mai sostenuto l’esame da procuratore di fatto usurpava il titolo di avvocato ma nessuno sembrò mai accorgersene). E condizionava il prezzo della benzina, faceva imporre dazi per contrastare l’ingresso in Italia di marche straniere, si barcamenava fra Democrazia Cristiana e Partito Comunista, fra Stati Uniti e Unione Sovietica. Una Fiat che, nel nome, non c’è più: nel 2014 si è fusa con l’americana Chrysler, ed è diventata FCA (Fiat Chrysler Automobiles) e l’anno scorso con la francese PSA (a sua volta nata dalla fusione di Peugeot, Citroen e DS e altri marchi minori) e oggi ha un nome fantasioso: Stellantis. Sarebbe piaciuto all’Avvocato per antonomasia, spentosi nel 2003 a Torino dove ebbe un funerale degno di un capo di Stato;

– l’Italia di fresca democrazia, dopo l’avvento della Repubblica, che appena uscita dalla guerra vide nascere un movimento politico che arrivò a diventare il maggiore partito comunista fuori dall’Unione Sovietica. Nato da una scissione dai socialisti, visse in clandestinità sotto il fascismo e solo nel ’47 diventò per poco tempo partito di governo, segretario il roccioso Togliatti. Per quaranta anni ha combattuto il potere democristiano, poi ha cominciato a cambiare, e non solo il nome: nell’89 da PCI a PDS con il fantasioso Occhetto, nel ‘98 DS con il moderato Veltroni, infine dall’87 l’odierno PD che il nuovo segretario, il determinato Letta, si propone di cambiare ancora: ”Più che un nuovo segretario – disse il giorno dell’investitura – qui serve un nuovo partito” mostrando una grinta che il rinunciatario Zingaretti non aveva quando arrivando a dimettersi;

– l’Italia della lotta alla mafia di cui Leonardo Sciascia è stato un paladino. Scrittore, giornalista, saggista, drammaturgo, poeta, ma soprattutto un tenace politico scomodo. E’ il primo scrittore siciliano a raccontare il fenomeno mafioso, tre suoi romanzi hanno fatto epoca: Il giorno della civetta, Toto modo e A ciascuno il suo. Enunciò la teoria della palma: “Secondo una teoria geologica, per il riscaldamento del pianeta la linea di crescita delle palme sale verso il nord di un centinaio di metri all’anno. Per questo motivo, fra un certo numero di anni vedremo nascere le palme anche dove oggi non esistono. Anche la linea della mafia sale ogni anno. E si dirige verso l’Italia del nord. Tra un po’ di anni la vedremo trionfare in posti che oggi sembrano al riparo da qualsiasi rischio. E anche al nord la mafia avrà gli stessi connotati che ha oggi in Sicilia”. Sciascia preveggente come una divinità greca. Ma quanti lo hanno ascoltato? Addirittura è stato accusato di aver sparlato della commissione antimafia! Chi aveva ragione?

Quattro Italie che non esistono più. La quinta è quella di oggi, dove il cinema è soprattutto quello delle multinazionali, che si vede sul piccolo schermo, quello grande è superato; quella delle macchine straniere, le Fiat sono una minoranza; quella che ha celebrato il funerali dei veri, grandi partiti, e si contenta delle imitazioni; quella che dopo aver vissuto sulla propria pelle, e su quella dei suoi uomini migliori, la tragica stagione dell’offensiva mafiosa, oggi constata amaramente che non si sono fatti apprezzabili passi avanti.

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