Da oggi MicroMega torna in edicola

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MicroMega rinasce e torna in edicola – sempre libera, definitivamente indipendente – con il primo numero della sua nuova vita. Un numero sostanzialmente monografico dedicato al centenario della fondazione del Partito comunista in Italia e costruito tutto attorno a testimonianze di comunismo vissuto di alcuni tra i protagonisti di quella fondamentale pagina di storia.

Aldo Tortorella, Marisa Cinciari Rodano, Giulia Mafai, Luciana Castellina, Alberto Asor Rosa, il compianto Emanuele Macaluso(in quella che resterà la sua ultima testimonianza) e il direttore di MicroMega, Paolo Flores d’Arcais ci consegnano le loro storie di militanza nel Partito comunista (e più in generale a sinistra) dalla Resistenza fino alla svolta della Bolognina, restituendoci – tra episodi e aneddoti mai raccontati prima – un pezzo di storia del nostro Paese.

Testimonianze che, come scrive il direttore di MicroMega nella sua presentazione, dimostrano “in via definiva l’imbecillità di quanti ancora si ostinano a mettere sullo stesso piano comunismi e fascismi come due mere varianti del Male del XX secolo. (…) Sia chiaro: i gulag e le deportazioni di Stalin non hanno provocato meno morte, tragedie, inaudite sofferenze di uomini, donne, bambini, dei lager di Hitler. E tuttavia comunismo e nazifascismo restano diversi, inassimilabili, profondamente”.

Ma il nuovo numero di MicroMega – in edicola e libreria dal 18 marzo – non finisce qui. Ad arricchirlo, il dialogo tra Telmo Pievani e David Quammen, l’autore che – con il libro Spillover – aveva previsto già diversi anni fa ciò che stiamo vivendo con la pandemia; e un saggio di Elisabetta Grandeche avanza dei dubbi sulle reali possibilità che, visto il suo passato politico, Joe Biden possa rappresentare quel deciso cambio di rotta in materia di lotta alle disuguaglianze che sarebbe più che auspicabile.

MicroMega continua anche online con un sito interamente rinnovato (www.micromega.net), dove si possono trovare tutte le informazioni per sostenere la rivista.

IL SOMMARIO DEL NUMERO

ICEBERG – il Pci che ho vissuto

A cento anni dalla nascita del Pci. Una cronologia (1921-1991) (a cura di Ingrid Colanicchia)

Emanuele Macaluso – Un togliattiano mai pentito

Scomparso poche settimane fa, senza avere il tempo di rivedere questa testimonianza, Emanuele Macaluso racconta la sua lunga militanza dentro al Pci, dalla clandestinità a Caltanissetta durante la guerra fino alla leale collaborazione con Berlinguer, passando per tutti i momenti cruciali della storia politica del Paese. Sempre fedele alla linea di Togliatti, senza mai rinunciare però allo sguardo critico.

Marisa Cinciari Rodano – I miei cento anni con il Pci

È nata lo stesso giorno del Partito comunista italiano, nel quale entra 25 anni dopo, quando Togliatti fa venir meno la pregiudiziale dell’adesione all’ideologia marxista-leninista. Nel 1944 è tra le fondatrici dell’Udi. Da cattolica, insieme al marito Franco Rodano, non si è mai sentita a disagio nel Pci. Convinta sostenitrice della svolta della Bolognina, lascerà la politica con la nascita del Pd. Una storia di coerenza lunga cento anni.

Aldo Tortorella – L’intellettuale partigiano

Ha iniziato la sua carriera politica nel Fronte della gioventù per l’indipendenza nazionale, poi è entrato all’Unità (quotidiano che dirigerà per molti anni) e infine ha ricoperto diversi incarichi nella dirigenza del Partito. Non ha condiviso la svolta della Bolognina, ma è rimasto nei Ds fino a che – considerandolo un tragico errore – il Partito non ha avallato la guerra del Kosovo. Memorie di un intellettuale in prima linea.

Luciana Castellina – La comunista dissidente

Una delle sue prime battaglie politiche è stata quella “della pallavolo”: insieme ad altre compagne andava nelle borgate a cercare di tirar fuori di casa le ragazze proponendo loro una partita. Da lì – da quella prima, fondamentale battaglia per diventare soggetti – ha inizio una lunga carriera interna al Pci, con dissensi che però si fanno mano a mano sempre più profondi fino ad arrivare alla nascita del manifesto e all’eclatante radiazione dal Partito. La storia travagliata e affascinante di chi ha dedicato un’intera vita a un ideale.

Giulia Mafai – Figlie d’arte (e di politica)

L’antifascismo istintivo del padre, le origini ebree della madre, l’adesione di entrambi – artisti affermati – al Pci “convinti che lì ci fosse libertà”, la delusione dopo i fatti di Ungheria. E poi la seconda generazione che – nonostante tutte le contraddizioni – ha continuato a considerare il Pci la propria casa. Un affresco familiare che intreccia arte, cultura e politica.

Alberto Asor Rosa – Un professore nel Pci

Nel grande conflitto nazionale e internazionale tra conservazione e progresso che si apre negli anni Cinquanta, il progresso è rappresentato dal Partito comunista. Questo è il motivo dell’adesione di molti intellettuali di sinistra dell’epoca al Pci. L’università era il cuore pulsante delle elaborazioni teoriche, i professori godevano di grande stima. La rottura arriva, irreparabile, nel ’56, con l’invasione sovietica dell’Ungheria. Il racconto di chi ha sempre fatto politica con la cultura, prima dentro, poi fuori e infine di nuovo dentro il Pci.

Paolo Flores d’Arcais – La mia esperienza nel Pci, e altre sinistre

Mai stato togliattiano, neanche quando non si poteva che essere togliattiani, critico ed eretico non solo nei confronti dell’ortodossia del Pci, ma anche di altri gruppi dissidenti, come quello del manifesto, il direttore di MicroMega racconta il suo turbolento rapporto con il Partito. Espulso per “frazionismo grave e prolungato”, ha continuato la sua attività politica attraverso il lavoro intellettuale in diverse riviste. Senza mai rinunciare però alla militanza vera e propria, riuscendo a riempire piazze e palazzetti di quella “sinistra sommersa” che ancora, forse, esiste.

SAGGIO

Elisabetta Grande – Joe Biden: tutto cambia affinché tutto resti (dis)uguale?

Alla fine Trump è stato mandato a casa, anche se non si è trattato di quella cacciata a furor di popolo che ci si sarebbe augurati. Gli elettori statunitensi si sono recati alle urne perlopiù per esprimere un voto “contro”, sia che abbiano contribuito a consegnare la vittoria a Biden, sia che abbiano sostenuto Trump. In particolare il voto per quest’ultimo da parte delle fasce più deboli è il voto contro un Partito democratico che stentano a credere potrà garantire maggiore protezione a chi è in difficoltà. E il passato politico di Biden nonché lo strapotere dei grandi gruppi che finanziano le campagne elettorali danno loro ragione, non consentendo di sperare in un deciso cambio di rotta.

DIALOGO

David Quammen in conversazione con Telmo Pievani – Le pandemie non vengono dal nulla

«Avrei preferito avere torto», dice oggi l’autore di Spillover, libro nel quale aveva anticipato di dieci anni la pandemia che stiamo vivendo, «ma non mi sorprende aver avuto ragione». Sarebbe bastato ascoltare gli scienziati giusti per sapere che prima o poi ci saremmo trovati in una simile situazione. E chissà se abbiamo imparato la lezione. Un dialogo su metodo scientifico, scienziati negletti, virus e pangolini.

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