Tit: in Calabria massoneria deviata e appalti truccati

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In Calabria gli appalti fanno gola anche alle logge segrete? È questo uno dei complessi interrogativi a cui la Procura di Paola, nel Cosentino, sta cercando di trovare risposte da quando, nei giorni scorsi, i magistrati hanno ipotizzato l’esistenza di un «cartello» di 18 professionisti (tra i quali ingegneri, architetti, amministratori pubblici e responsabili comunali) che avrebbe condizionato le gare per l’affidamento di importanti lavori nell’Alto Tirreno cosentino e anche in Basilicata. Nell’inchiesta del procuratore capo Pierpaolo Bruni e dei suoi sostituti (i pm Maria Francesca Cerchiara e Antonio Lepre) spunterebbero anche le logge massoniche segrete. Infatti, tra gli indagati tre sono accusati, tra l’altro, di violazione della Legge Anselmi, che vieta la costituzione delle logge massoniche coperte. Vige strettissimo riserbo sulle indagini e non trapelano molte informazioni nemmeno dagli indagati per rispettare le regole di riservatezza previste dall’associazione.
Due dei tre indagati per violazione della Legge Anselmi sarebbero regolarmente iscritti alla Gran Loggia d’Italia, Obbedienza di Piazza del Gesù. E sono pronti a dimostrare la loro estraneità ai fatti attraverso i loro avvocati (Francesco Liserre; Massimiliano Rosti; Italo Guagliano e Giuseppe Bruno). Ma le indagini dei pm si sono concentrate soprattutto sulla modalità di affidamento degli appalti pubblici. Per l’accusa, ingegneri e architetti avrebbero messo su un «cartello formato da due distinti gruppi di professionisti che, attraverso la presentazione di offerte precedentemente concordate e/o la partecipazione fittizia alle gare per conto dell’organizzazione» avrebbero consentito l’aggiudicazione di appalti, procedendo poi a suddividere al 50% gli importi liquidati dalle stazioni appaltanti a titolo di corrispettivo, anche tra soggetti non aggiudicatari.
Tante le gare per l’affidamento dei lavori pubblici al centro delle indagini tra cui alcuni anche a Moliterno, in provincia di Potenza e pure i lavori per l’adeguamento di alcuni edifici scolastici alle nuove normative anti Covid. Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Scalea, guidati dal capitano Andrea Massari, hanno scoperto come diversi Comuni dell’Alto Tirreno cosentino avevano omesso di pubblicare sull’Albo pretorio la documentazione relativa ai bandi e quindi in violazione del Decreto legislativo n. 33 del 2013 e del Decreto legislativo n. 97 del 2016. Mentre i pm continuano a indagare e a trovare riscontri, emerge anche alla luce di precedenti inchieste come su quest’area che rappresenta una delle più suggestive coste calabresi l’affidamento degli appalti pubblici avvenga come una spartizione tra amici e che farebbe gola non solo ai clan, ma forse anche alle logge coperte.