50 modi per dire pioggia, di Asha Lemmie

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Sento che questa vita è piena di dolore e insopportabile, ma non posso fuggire perché non sono un uccello

Un esordio fragoroso, quello della venticinquenne Asha Lemmie con: “50 modi per dire pioggia” – in libreria dall’11 febbraio con Editice Nord (432 pp – €18:00); un’opera prima avvolgente, straziante, sull’amore e la sua perdita, sul pregiudizio e sul dolore, sui legami pericolosi e durevoli di una famiglia immersa nella tradizione di un Paese ancestrale, “antico”, “millenario”.

Un racconto ambientato nel Giappone del secondo dopoguerra, ancora ancorato alla diversità dei ruoli assegnati agli uomini e alle donne, e alla strenua lotta di emancipazione femminile in un contesto in cui i diritti individuali sono ancora subordinati agli obblighi familiari, ancor di più nel caso del frutto di un amore non convenzionale, fuori dagli schemi, dalle tradizioni, all’interno di una famiglia imparentata financo con l’Imperatore. Una “bastarda” dai capelli crespi e dalla pelle scura, frutto della scandalosa relazione adulterina della madre con un gaijin, uno straniero, per di più di colore, con un destino segnato: nascosta allo sguardo degli altri e che non avrebbe mai avuto il permesso di uscire dalla soffitta in cui era stata confinata dal momento del suo arrivo, all’età di 8 anni, nella villa di proprietà della antica famiglia dei Kamiza, tra le più nobili del Paese. Noriko era stata lasciata davanti al cancello di quella sontuosa e magnifica dimora dalla madre in fuga dalla famiglia, con la sua valigetta marrone  dalle cinghie oramai consunte con un fazzoletto di seta viola legato intorno alla maniglia e la sacca azzurra con la fibbia d’argento che aveva ricevuto per il suo ultimo compleanno. Altresì, recante una lettera che avrebbe dovuto consegnare ai nonni. Nori, promettimi una cosa, le aveva sussurrato Okaasan prima di darle un bacio: “promettimi che ubbidirai, sempre! non fare domande! Non lottare! Non resistere! Non pensare! Se il pensiero dovesse portarti dove non devi andare, sorridi e fai quello che ti chiedono. Solo la tua vita è più importante dell’obbedienza. Solo l’aria che respiri. Promettimelo!..(e).. quando entrerai e i tuoi nonni ti chiederanno come ti chiami, cosa risponderai?: Noriko Kamiza”.

Nori imparerà ben presto le regole fondamentali della sua nuova famiglia: non fare domande! Non lamentarsi! Non opporsi! Ma, soprattutto: cercare di difendere la sua stessa vita, che corre un gravissimo, costante ed imminente pericolo in considerazione dell’essere, pur sempre, una bastarda.

Sarà l’arrivo in quella casa del fratellastro Akira, il legittimo ed unico erede della famiglia, ad infonderle nuovi stimoli per sopportare, e, forse, superare le angherie e i soprusi a cui viene continuamente sottoposta a causa di un destino dal presagio infausto, senza speranza.

Tra i due sboccerà ben presto un amore sincero, assoluto, che trascende le convenzioni dell’epoca, a dispetto delle regole imposte dalle tradizioni famigliari. Akira e Nora si adorano, al punto da diventare inseparabili. Ella avrà dunque la possibilità di scoprire un mondo nuovo, in cui non si sentirà più un’intrusa. Un mondo libero dal pregiudizio, in cui anche lei potrà, forse, avere il diritto ad una esistenza felice; ma il prezzo di questa libertà potrebbe essere altissimo, forse insopportabile.

Un libro di esordio sorprendente, da cui è difficile separarsi, le cui parole sembrano aleggiare sulle note struggenti dello strumento scelto come sottofondo alle parole: il violino, con la “Ciaccona in sol minore” di Tommaso Antonio Vitali che ne accompagna i passaggi più tormentati. Il New York Times lo ha definito: “un romanzo straordinario e profondo che vi indurrà a trovare 50 motivi per cancellare tutti i vostri impegni per poterlo leggere tutto d’un fiato”.

Una curiosità: il titolo. La giovane autrice statunitense, che conosce molto bene il Giappone e il giapponese (oltre all’italiano), si è forse ispirata a quel fenomeno atmosferico molto diffuso ed importante in quel Paese: la pioggia, tanto da rispecchiarsi anche nel suo vocabolario: sono infatti molteplici le parole o onomatopee (più di cento) che ne esprimono il concetto.

Un’ultima considerazione: difficile, dopo aver letto questo bellissimo romanzo, tener a freno l’istinto di intravedere nella giovanissima Asha Lemmie un epigono della compianta Toni Morrison, che tanto ha contribuito nel dar voce alle donne e alla loro emancipazione da secoli di oppressione.

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