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Napoli. Le prove delle aggressioni ai giornalisti in Commissione Antimafia. Lorusso: assicurare agibilità informazione

 

Produrre prove video, audio e foto al comitato sui cronisti minacciati della Commissione Antimafia per risalire agli autori delle aggressioni ai giornalisti avvenute durante gli scontri della tarda serata del 23 ottobre a Napoli. Documenti che serviranno a chiarire due punti. Il primo: i giornalisti continueranno a raccontare cosa sta succedendo in Italia, comprese le infiltrazioni di gruppi neofascisti e dei clan, nelle proteste per la crisi economica legata al covid. Il secondo: tenere accesi i riflettori sulle zone più difficili da raccontare, per non lasciare soli i cronisti del posto. Obiettivi ineludibili emersi nel corso del videoincontro che si è tenuto oggi pomeriggio e coordinato dal segretario del Sindacato dei Giornalisti della Campania, Claudio Silvestri, che era peraltro tra i giornalisti che si sono occupati della protesta.
“Al netto di tutte le considerazioni sociologiche resta un dato insuperabile: i giornalisti debbono avere la possibilità di lavorare, di riprendere, di raccontare cosa sta accadendo in un determinato luogo. E resta ferma la scelta della Fnsi di stare al loro fianco nell’accertamento delle responsabilità personali di chi ha commesso i reati”, ha detto in apertura dei lavori il segretario nazionale della Fnsi, Raffaele Lorusso.

Ma cosa è accaduto a Napoli venerdì notte? Chi c’era davvero in piazza e con quali intenzioni? Lo ha spiegato durante l’incontro il direttore di Fanpage, Francesco Piccinini, autore con i suoi colleghi delle immagini che hanno fatto il giro del mondo e che provano la presenza nel corteo di figli di boss, appartenenti alla camorra, e di “tutto un mondo che ruota attorno alla criminalità organizzata. Sappiamo che in molti locali del lungomare lavorano ragazzi che avevano iniziato un percorso di riabilitazione verso una vita più o meno normale ed è ovvio che se quei locali chiudono avranno problemi economici gravi, non sapranno come portare il pane a casa. Questa sommossa era organizzata, persino annunciata sui social e infatti per questo eravamo così tanti a seguire la manifestazione. Quelli che sono scesi in piazza noi li conosciamo perché raccontiamo ogni giorno il mondo da cui provengono. E’ stata un’azione premeditata, molto organizzata e armata”.
“C’era un mix su quel lungomare – ha detto Gerardo Ausiello, già Presidente del Sugc e giornalista de Il Mattino – dai tifosi del Napoli che non vanno allo stadio a sfogarsi da mesi, ai baristi ex carcerati, frange della camorra, qualche gruppuscolo di estremisti e tutto un mondo che ruota attorno alla camorra, per esempio tutti quelli che organizzano i concerti dei cantanti neo melodici. Dire che quella di venerdì è stata la protesta dei commercianti sarebbe quantomeno impreciso”.
Il corteo si è scagliato contro la polizia, ha caricato e poi è passato ad insultare e ad aggredire i giornalisti. D’altronde già nella tarda mattinata di oggi il Ministro dell’Interno ha affermato che quanto accaduto a Napoli non è solo frutto di una protesta di tipo economico. E a supporto è arrivata anche una sorta di rivendicazione del leader di Forza Nuova Roberto Fiore, il quale ha pure assunto, in qualche modo, la parternità di altre proteste annunciate, come quella prevista a Roma in piazza del Popolo. L’avvocato Giulio Vasaturo, che rappresenta la Federazione nazionale della Stampa in molti processi che hanno come parte offesa i giornalisti, ha detto che oltre all’accertamento delle responsabilità penali dei singoli aggressori di Napoli “sarà importante stabilire quale confine è stato superato nell’agibilità dell’informazione in un momento in cui è così delicato raccontare l’Italia”. Il Presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, che ha voluto il videoincontro insieme alla Sugc e Ad Articolo 21, che ha preso parte all’appuntamento con i rappresentanti di tutti i presidi regionali, ha sottolineato “la necessità di sottoporre al comitato per i cronisti minacciati tutta la documentazione in possesso dei colleghi perché la libertà di manifestare, che nessuno vuole bloccare, deve andare di pari passo con la libertà di raccontare la protesta, dunque con la presenza dei giornalisti che liberamente debbono poter filmare, fotografare, insomma essere lì a lavorare”. Il coordinatore del comitato per i cronisti minacciati all’interno della Commissione parlamentare Antimafia, Walter Verini, ha annunciato che nell’audizione di giovedì prossimo saranno sentiti i giornalisti della Campania che hanno seguito il corteo e ai quali si chiede di depositare il materiale in loro possesso. L’audizione è prevista lo stesso giorno in cui dovrebbe essere sentito Domenico Rubio, il cronista minacciato sotto casa ad Arzano pochi giorni fa da una ventina di giovani in moto, gruppo anch’esso infiltrato dalla camorra. Al videoincontro hanno preso parte i giornalisti campani che hanno seguito e stanno tuttora seguendo l’evolversi delle proteste in quella regione, considerata a rischio per motivi di ordine pubblico ed economico. Era previsto un intervento del Procuratore di Napoli, Giovanni Melillo, che ha inviato un messaggio di solidarietà ai cronisti aggrediti in quanto impegnato in una riunione sulla sicurezza nel capoluogo campano.

Ma a segnare in modo indelebile le riflessioni su quanto accaduto sul lungomare di Napoli è stato il direttore di “Napoli Village”, Raffaele De Lucia, che ha vissuto in diretta ciò che gli altri hanno visto dai video della sua redazione e di quella di Fanpage. “A Chiaia c’era un clima teso dalle 22, c’era chi non voleva che le telecamere riprendessero, c’erano persone senza mascherina, poi quasi all’improvviso, anche se si vedeva benissimo che era tutto organizzato, una fiumana di gente si è riversata in via Partenope. Ed è cominciata la sassaiola contro la polizia. Poi sono passati ai giornalisti. Ho visto un po’ di tutto in quella carica, tifosi, frange estremiste, gente che ruota attorno e dentro la criminalità organizzata, parcheggiatori abusivi, manovalanza varia della camorra, anche tante persone che si erano riciclate nel turismo e nella ristorazione e che adesso sono allo sbando o sono tornate a fare quello che facevano prima, la manovalanza appunto “.

Nelle immagini riprese dai giornalisti si sente una voce piuttosto nitida che dice:  “Caricate”. Ed è la prova ultima che quello non era un corteo spontaneo, nato dalla disperazione per la crisi covid.

 

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