Così sparlò Spirlì

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Da un vice presidente di giunta regionale per di più assessore alla cultura ci si aspetterebbe un linguaggio consono all’alta carica istituzionale che ricopre, invece no. Così Nino Spirlì,  vice (quota Lega) di Jole Santelli Presidente della giunta calabrese, sul palco della manifestazione organizzata a Catania in appoggio al suo capitano che dovrà rispondere in Tribunale di sequestro di persona aggravato per il caso della nave Gregoretti,  ne ha combinata un’altra. Si, perché non è la prima volta che usa parole razziste e spregevoli, come denunciato anche dall’Anpi Calabria, nei confronti di altre persone. Questa volta il suo bersaglio è stato il “politically correct” per cui non è possibile usare  parole come “negro”, “frocio” o “ricchione”.  “U nigru è u nigru, non c’è altro modo per dirlo in calabrese” – ha sentenziato, così come nessuno gl’impedirà – dice – di usare le parole  “frocio” o “ricchione”.  Oggi fa moda, in politica, usare il dileggio, le parolacce, i doppi sensi,  è un modo, dicono, per essere fuori dal coro e comunque contro il “politically correct”, per distinguersi dai buonisti. Si potrebbe rispondere, restando sulla stessa lunghezza d’onda di Spirlì, “buonisti un c…”. Ma non lo facciamo per una ragione semplice. Quello di Spirlì non è un antagonismo al “politically correct” o al “buonismo” è soltanto un vellicare la pancia del Paese. Parlare con disprezzo delle persone di colore o per chi ha un proprio orientamento sessuale  è solo una squallida strategia politica. Indicare il nemico,  l’uomo “negro” che arriva dall’Africa per rubare il lavoro o stuprare le donne degli italiani o chi distrugge le famiglie come le unioni civili, vuol dire creare una comunità identitaria che potrà opporsi come crede al “nemico”. Attecchisce soprattutto in chi ha scarsi strumenti culturali per poter riflettere sul significato delle parole e dare così la stura a comportamenti razzisti nei confronti dei più deboli. Comportamenti che attraverso i social randellano più di un vero manganello. Per questo contro i tanti Spirlì bisognerà  continuare a chiedere una regolamentazione per i social; continuare  a chiedere a tutte le parti politiche l’isolamento, non a parole, ma con gesti concreti, di chi usa parole razziste contro uomini e donne, opporsi ai tanti Spirlì con la “Carta d’Assisi”, perché le parole non siano pietre.