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Libia. L’Europa non chiuda gli occhi su torture e abusi

 

C’eravamo anche noi giornalisti al sit in sulla Libia di piazza San Silvestro. Per dire che il nostro giudizio su “i sommersi e i salvati” – così era intitolata la manifestazione promossa tra gli altri da Luigi Manconi – non cambia a seconda delle legislature; che la nostra attenzione ai diritti umani non è una variabile dipendente dal colore delle maggioranze e dei partiti che momentaneamente siedono a palazzo Chigi; che quelli libici rimangono ‘lager’ – come qualche giorno fa ha ricordato anche Papa Francesco – nonostante tutti gli equilibrismi linguistici delle mozioni di rifinanziamento alla guardia costiera.

C’eravamo per proseguire il lavoro comune con le tante associazioni che dal palco hanno testimoniato il loro impegno contro l’orrore, in mare e a terra. Le stesse sigle insieme alle quali avevamo lanciato anni fa la campagna “LasciateCIEntrare”, per denunciare all’opinione pubblica italiana l’insostenibilità della sospensione dello Stato di diritto sul suolo italiano all’interno di quelli che allora si chiamavano ‘Centri di Identificazione ed Espulsione’.

C’eravamo a rappresentare anche i tanti colleghi e colleghe che hanno contribuito con il loro lavoro ad impedire che sul massacro dei diritti umani in Libia potesse scendere in questi anni il silenzio da troppi cercato. Se al microfono in molti hanno ripetuto che “sulla Libia nessuno più può dire di non sapere”, è anche e soprattutto perché una parte non piccola dell’informazione ha fatto il suo dovere, e talvolta molto di più: come ha scelto di fare – un nome per tutti – Nello Scavo di ‘Avvenire’, che per le sue denunce sul ruolo del trafficante libico di esseri umani Bija vive da tempo sotto scorta.

E c’eravamo anche perché continuiamo a sentirci orgogliosamente, testardamente europei: cittadini cioè di quella porzione di mondo che dice di mettere il rispetto dei diritti umani al vertice della propria scala di valori, e che per questa ragione rappresenta un punto di riferimento planetario. L’Europa che abbiamo in mente non può continuare a tradire se stessa, le sue Carte, le sue dichiarazioni chiudendo gli occhi sulle torture e sugli abusi.

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