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Felice Besostri. Il taglio dei parlamentari è anti costituzionale e il referendum non si può tenere lo stesso giorno delle amministrative

 

Mai titolo di un articolo fu più profetico di quello dell’Avanti del 1° maggio: La Costituzione o il Caos. La violazione della Costituzione è iniziata con la frettolosa approvazione di una revisione costituzionale, che sebbene di soli tre articoli, 56, 57 e 59 Cost. riguarda il cuore del nostro ordinamento costituzionale, quello di una Repubblica democratica e sociale (“fondata sul lavoro”), con forma di governo parlamentare. Sia ben chiaro: la riduzione dei parlamentari è legittima, si può fare. Sono sbagliate la motivazione principale, perché volgare e falsa, la riduzione dei costi della politica e l’entità media del taglio del 36,50% per di più realizzata in maniera discriminata. Si sono violati gli art. 3, 48 e 51 della Costituzione, tra i quali vi è il principio di eguaglianza, fondamento di ogni democrazia di qualsiasi tipo, con qualsivoglia forma di Stato e di Governo.

La prima approvazione è avvenuta in Senato il 7 febbraio 2019 e la definitiva approvazione con la deliberazione della Camera del 8 ottobre 2019, 8 mesi dopo, ma in realtà l’approvazione è avvenuta in 5 mesi effettivi perché l’art. 138 Cost. impone un intervallo di tre mesi tra la prima e la seconda deliberazione di ogni Camera, questo per la fretta.

Nei ddl iniziali la riduzione era drastica ma almeno equilibrata, invece in sede di approvazione iniziale esce fuori a sorpresa un emendamento per il Senato per il quale nella regione Trentino Alto Adige/Südtirol, i senatori non sono più eletti “a base regionale”, come recita l’invariato art. 57 c. 1 Cost. ma assegnati in numero di tre ad ognuna delle Province autonome di Trento e di Bolzano, un rapporto abitanti senatori senza pari nel resto d’Italia sia in relazione alle singole province autonome, che alla Regione nel suo complesso. Nella regione Trentino- Südtirol, chiamiamola finalmente col suo vero nome mettendo fine all’ipocrisia alto atesina, un’invenzione senza rapporto con la storia e la geografia , al censimento 2011 risultavano 1.029.475 residenti quindi un senatore ogni 171.579 abitanti, distribuiti tra la provincia di Bolzano, 504.000, e di Trento, 525.00, quindi 168.000ab/s a Bolzano e  175.000ab/s nel Trentino. Le altre regioni con tre senatori Umbria, 884.268 residenti, e Basilicata, 578.036 hanno, rispettivamente un rapporto di 294.666ab/s e 192.666ab/s, più elevato, ma pur sempre più favorevole di quello medio che, calcolato sui 59.433.000 italiani è di 297.165ab/s., una percentuale abbassata dalle regioni con numero fisso Valle d’Aosta con 1 e Molise con 2 o minimo, Umbria, Basilicata e le due Province autonome. In realtà la media delle regioni che eleggono senatori in rapporto ai loro abitanti è di 303.00n 0ab/s, ma in un arco che va da 304.000 del Veneto ai 313.000 della Lombardia per chiudersi con le due regioni, più penalizzate dal taglio, Calabria, 327.000ab/s, e Sardegna, 328.000, la regione autonoma, come il Trentino-A.A., che con 1.639.000 abitanti, ospita la più importante minoranza linguistica riconosciuta dalla legge 482/1999, di consistenza almeno tripla di quella tedesca della provincia di BZ.

La Sardegna aveva 8 senatori ne avrà 5, uno in meno dei trentin-sudtirolesi, con il 60% di abitanti in più.

La cenerentola è la Calabria, che con 1.959.000 abitanti passa da 10 a 6 senatori, ma con il 90% degli abitanti in più della Regione super favorita, giocando su un trattato internazionale, l’accordo Degasperi-Gruber, che doveva tutelare la comunità germanofona della provincia di Bolzano, discriminata dal fascismo, non privilegiare i cittadini italiani, di quella regione, tra cui gli italianissimi trentini riuniti all’Italia con il martirio del socialista Cesare Battisti e del cattolico Damiano Chiesa. Non è tollerabile, come non è tollerabile, che i due seggi in più ai trentin-sudtirolesi siano stati simbolicamente sottratti alla circoscrizione estero che al Senato scende da 6 a 4 seggi, per 3.835.780 elettori, votanti  nel 2018 in 1.160.985, dei quali nella ripartizione Europa si contano 2.032.286 elettori e 620.006 votanti il 53% del totale La legge elettorale per il territorio nazionale è stata adattata al taglio dei parlamentari n la l.n. 51/2019, quella per gli italiani all’esteri no. In conclusione spettano almeno un deputato e un senatore per ogni ripartizione quindi un solo senatore per l’Europa. Tutte queste questioni sono state esposte in un ricorso, che deve approdare in Corte Costituzionale con urgenza.

Le votazioni per il referendum non si possono tenere lo stesso giorno di regionali e comunali.

Sono due logiche opposte. Nelle elezioni vige il principio del pluralismo, nei referendum la bipolarizzazione tra favorevoli e contrari trasversale agli schieramenti politici. Nelle elezioni il popolo sceglie i suoi rappresentanti nel referendum i cittadini sono legislatori e nel referendum previsto dall’art. 138 Cost. sono legislatori costituzionali: di questo devono essere consapevoli. La Giornata Elettorale Unica (che chiamano election day) impedisce  questa consapevolezza. La vuole chi non ha proposte politiche per le regioni ed i comuni e spera che gli elettori non se ne accorgano in preda ad un delirio demagogico di tagliare le poltrone con una legge costituzionale incostituzionale,, perché viola il principio supremo di ogni democrazia l’uguaglianza del voto. Senza il voto di fiducia non sarebbe passata la conversione del decreto legge, ma il voto di fiducia in materia elettorale è vietato dall’art. 72 c. 4 Cost., che la equipara alla materia costituzionale.

Il caos si preannuncia con forza.

Felice Besostri

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