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Europa amara per i giornalisti. Gutierrez (Efj): il caso Ungheria è la punta dell’iceberg, violazioni sempre più diffuse

 

Ungheria,Polonia, Serbia, Malta: l’elenco dei Paesi dell’Unione Europea che snobbano e minacciano la libertà di espressione sta diventando troppo lungo. Il segretario della Efj, European federation onf journalists, Ricardo Gutierrez, da mesi richiama l’attenzione sulla lesione di democrazia in atto, ma adesso va oltre e sottolinea che non può passare l’idea di un’Europa che tollera violazioni delle libertà civili, nella quale i Paesi sono tutti uguali e sono tali se prendono fondi dall’Ue però, anche per questo, devono adeguarsi alle regole dell’Ue, tra cui la prima, quella del rispetto delle libertà.

La Efj ha chiesto ufficialmente di avviare un’inchiesta sulla vicenda Index Ungheria, culminata con il licenziamento del direttore della testata indipendente ungherese. Cosa altro possiamo fare noi giornalisti?

Non è su Index che chiediamo un’indagine, ma sull’uso dei sussidi europei, che sono stati utilizzati per liquidare il pluralismo dei media e la libertà di stampa in Ungheria. Questa non è la posizione dell’EFJ, ma un rapporto europeo pubblicato giovedì scorso: il Media Pluralism Monitor. Il rapporto scientifico rileva che i fondi dell’UE sono stati utilizzati per finanziare i media filo-governativi in Ungheria attraverso l’ufficio del Primo Ministro Viktor Orban. Vi è quindi una responsabilità diretta da parte delle autorità europee nel deterioramento della libertà di stampa in Ungheria. Chiediamo un’indagine europea sull’utilizzo di questi fondi europei e sulla massiccia concentrazione della proprietà dei media in Ungheria. La maggior parte dei media privati sono di proprietà di una fondazione nazionale privata controllata da oligarchi vicini a Viktor Orban. È un’incredibile macchina di propaganda dello Stato. Il diritto dei cittadini ungheresi di accedere ad informazioni indipendenti non è più garantito. L’Unione europea deve agire. Altrimenti sarà complice della fine della libertà di stampa in Ungheria.

Ungheria, Polonia, adesso anche la Serbia stanno violando in modo grave la libertà di espressione in Europa. Perché questa deriva?

Purtroppo non sono solo l’Ungheria, la Polonia e la Serbia a violare la libertà di stampa! Il nostro monitoraggio delle violazioni della libertà di stampa sulla piattaforma online del Consiglio d’Europa elenca 121 minacce in 29 paesi dal 1° gennaio 2020. I Paesi con il maggior numero di violazioni negli ultimi cinque anni sono la Turchia (142 segnalazioni), la Russia (83), l’Ucraina (63), la Francia (46), l’Azerbaigian (42), la Serbia (37) e l’Italia (34). Il rapporto scientifico “Media Pluralism Monitor”, pubblicato giovedì scorso, mostra che il pluralismo dei media è in declino ovunque in Europa. Uno dei criteri studiati è il netto peggioramento delle condizioni di lavoro dei giornalisti in Albania, Bulgaria, Croazia, Grecia, Ungheria, Italia, Lituania, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Turchia e Regno Unito. Si tratta di una tendenza diffusa.

Sono necessarie secondo lei nuove leggi e/o sanzioni contro gli Stati che non rispettano la stampa?

Non abbiamo bisogno di nuove leggi per proteggere i giornalisti. I testi giuridici esistono, così come gli impegni internazionali, ma non vengono fatti rispettare. Nel 2016, i 47 governi degli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno firmato la raccomandazione ministeriale per la protezione dei giornalisti, che descrive una serie di misure concrete da adottare. A parte la Svezia, che ha adottato un piano nazionale per la tutela della libertà di espressione, e i Paesi Bassi, che hanno messo in atto misure per la protezione dei giornalisti con la cooperazione formale tra la polizia, la magistratura e il sindacato dei giornalisti, praticamente nessuno Stato ha preso alcuna iniziativa concreta.

E’ ancora possibile raccontare cosa accade nell’Unione Europea?

Certo, questo è possibile, grazie al coraggio e all’ostinazione di molti giornalisti, anche se lavorano in condizioni sempre più precarie. Abbiamo visto lo sviluppo di reti internazionali di giornalisti che denunciano grandi scandali finanziari, come i Paradise Papers o FootballLeaks. Ma è ovvio che gli Stati, che hanno l’obbligo positivo di promuovere la libertà di stampa, stanno in realtà facendo il contrario. Gli Stati non amano le contropotenze. Questo non è un problema per i giornalisti: continueremo a rivelare ciò che ogni potere cerca di nascondere.

(nella foto Ricardo Gutierrez)

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