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Buttare il bambino con l’acqua sporca

 
Settimana densa, quella appena trascorsa. Densa di notizie, avvenimenti, fatti e azioni, alcune delle quali discutibili. E proprio perchè discutibili proviamo a discuterne, per non perdere traccia di questioni che potrebbero influenzare e non poco la formazione dell’opinione, quella pubblica, quella che il giornalismo dovrebbe salvaguardare in tutti i modi possibili e immaginabili. Quella cosa per cui da qualche tempo proviamo a spiegare la necessità di sostenere la “funzione giornalistica” e non il giornalismo in modo generico. Tre sono i fatti che ci hanno fatto pensare al titolo che vedete campeggiare in testa a questo pezzo. Il primo, il più importante – a nostro giudizio – è la chiusura con relativo sequestro giudiziario del Progetto Gutenberg. La notizia fa tremare i polsi e lascia senza fiato. Riassunta in estrema sintesi vede il blocco con sequestro del sito del progetto nato, come si legge su wikipedia, non per rubare o rendere lecito l’illecito, ma per fare divulgazione e conseguentemente estendere il più possibile e in ottica digitale il concetto di cultura:

Il Progetto Gutenberg (Project Gutenberg, noto anche con l’acronimo PG) è un’iniziativa avviata dall’informatico Michael Hart nel 1971[1] con l’obiettivo di costituire una biblioteca di versioni elettroniche liberamente riproducibili di libri stampati, oggi chiamati E-book. Il progetto Gutenberg è la più antica iniziativa del settore. I testi disponibili in questa biblioteca libera sono per la maggior parte di pubblico dominio, o in quanto mai coperti da diritto d’autore o da copyright, o in quanto decaduti questi vincoli. Sono disponibili anche alcuni testi coperti da copyright ma che hanno ottenuto dagli autori il permesso alla nuova forma di pubblicazione. Il progetto prende il nome dal pioniere tedesco della stampa a caratteri mobili del XV secolo Johannes Gutenberg. Negli ultimi anni il Progetto ha potuto avvalersi di Internet e continua a crescere, nel marzo 2020 vantava nella propria collezione oltre 60.000 e-book, contro i 40.000 del 2012

Il sequestro sembra essere stato un errore. Diciamo sembra,  perché non è dato sapere con certezza cosa sia realmente accaduto e non spetta certamente a noi scoprirlo. Quello che si sa con sicurezza è che l’operazione della guardia di finanza italiana è scattata, come si legge sul sito di wikimedia italia in concomitanza con una ben più vasta operazione di polizia:

il sequestro è avvenuto nell’ambito di una vasta operazione partita dai siti Telegram che distribuivano illegalmente quotidiani e riviste sotto copyright e che si è ampliata anche ai siti web e indirizzandosi anche a chi metteva a disposizione libri violando la legge sul copyright… Continua su lsdi

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