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Riformismo perduto, restano le mascherine

 

Il riformismo è scomparso, domina il populismo. Restano le persone irriconoscibili con il volto coperto dalle mascherine dopo la morte della Prima e della Seconda Repubblica. Le strade sono animate da persone in mascherina, ma i negozi sono vuoti. Vado in un ristorante del centro di Roma dopo quasi tre mesi di confinamento in casa. Io e mia moglie Laura facciamo la sortita rigorosamente in mascherina. Sono occupati solo due tavoli all’aperto sulla strada, dentro è il deserto. Domandiamo al cameriere: «Come va?». La risposta è una fotografia sconsolata del cataclisma Coronavirus: «Siamo in piedi…Vince chi sopravvive!». L’incertezza sul futuro è totale.

La crisi è pesantissima per i ristoranti, uno degli anelli economici frantumati dall’azzeramento del turismo, una delle colonne dell’economia italiana. La paura del contagio è fortissima e i turisti, esteri e italiani, sono merce rarissima a Roma come nelle altre città d’arte del Belpaese.

Non vanno meglio gli altri settori dei servizi e l’industria. In particolare è al collasso l’auto. Ad aprile le vendite di macchine in Italia sono sprofondate: meno 97,55% rispetto allo stesso mese del 2019. Fiat Chrysler Automobiles ha venduto in aprile appena 1.620 auto, il 96,3% in meno. L’occupazione crolla. Ad aprile la cassa integrazione Covid-19 è esplosa a 772,3 milioni di ore autorizzate contro appena 25,3 milioni dell’anno scorso. È un aumento stratosferico.

Il governo Conte due ha stanziato oltre 80 miliardi di euro in deficit tra sussidi, integrazioni al reddito e aiuti alle imprese. Ma i soldi arrivano con il contagocce per la burocrazia soffocante e, soprattutto, manca un progetto di sviluppo post pandemia.

Come ricostruire l’Italia? I virologi, molto presenti sui giornali e in televisione, dicono la loro. Ilaria Capua invita a «cambiare mappa mentale» di lavoro e di vita. La virologa italiana da anni lavora negli Stati Uniti. Sollecita a rispettare l’ambiente, ad eliminare l’inquinamento, ad arrestare il cambiamento climatico, a correre di meno per evitare altri disastri sanitari ed economici: «Io non farò più di 15 voli intercontinentali ogni due anni». Bene, io ne ho fatti due nella mia intera vita e la gran parte degli italiani certo non sta meglio di me a viaggi intercontinentali. Ma l’inquinamento è altissimo, lo sviluppo (anche prima del Coronavirus) è scomparso, recessione e stagnazione regnano da decenni in Italia.

È la ricetta di una tecnica, di una virologa. Negli ultimi 30 anni, però, le ricette dei tecnici non hanno brillato per risultati: l’economista Mario Monti a colpi di duri sacrifici e tagli non ha rilanciato l’economia, anzi; il comico Beppe Grillo ha predicato la «decrescita felice» ma con i due governi cinquestelle (prima con la Lega di Salvini e poi con il Pd di Zingaretti) non è andata per niente bene e c’è stata una “decrescita infelice”.

Il populismo leghista e quello grillino hanno mantenuto ben poche delle mirabolanti promesse e l’Italia annaspa. Manca un progetto riformista capace d’indicare un futuro di sviluppo, di diritti, di lavoro, di protezione sociale per il ceto medio scardinato e impoverito. Dopo i successi del riformismo democristiano e di quello socialista, azzerati da Tangentopoli nel 1992-1994, c’è stato il diluvio. Prima l’Ulivo di Prodi-D’Alema e poi il Pd di Veltroni hanno tentato e fallito la sfida riformista dando spazio al populismo e all’antipolitica. Poi ci ha provato Matteo Renzi: nuovo fallimento clamoroso.

Massimo Cacciari ha tentato di dare una spiegazione al disastro politico del riformismo. Il filosofo ex sindaco di Venezia ha detto a giornaleoff.it: «È stato l’incartamento dei partiti della prima Repubblica, giunti a una fase senile, sono stati gli errori clamorosi combinati dall’unico leader che poteva avere futuro, Bettino Craxi». Cacciari, militante di sinistra con un passato non certo riformista, ha rimproverato anche il Pci e i suoi eredi: si tratta «di errori complementari e opposti a quelli dell’allora Partito comunista, che hanno generato Berlusconi, e da lì, l’antiberlusconismo».

Non è andata molto bene, anzi è stato un disastro e alla fine sia la sinistra riformista e sia quella radicale sono state smantellate dai populismi di destra e rosso-neri. Adesso è arrivato il nuovo terremoto, l’azzeramento causato dal Coronavirus. Forse da qui può nascere a sinistra un nuovo riformismo basato sugli antichi bisogni oggi ancora più che attuali: uguaglianza, libertà, lavoro, sviluppo, stato sociale. Rispetto a queste antiche bandiere del socialismo nel 1900 c’è, però, da aggiungerne un’altra: l’ambiente. Ecco la base sulla quale costruire una visione, un progetto di nuova società. Ma all’orizzonte, per ora, non si vede niente.

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