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La questione immorale. La corruzione è specchio della nazione

 

“Ppì mmia cchì cc’è?” (pper mme ccosa cc’è?). Il politico siciliano della prima (?) repubblica, raddoppiando le consonanti, indicava che la percentuale doveva essere, anch’essa, a cifra doppia. La Procura di Civitavecchia (?)  ha rinviato a giudizio un C.d.A. di Alitalia (che brucia circa un milione di euro al giorno) per evidenti sperperi. Oggi, che siamo ormai alla quarta (?) repubblica, chiunque gestisca soldi altrui (dall’UE al condominio) non resiste alla tentazione di porre la fatidica domanda tangentizia e magari darne la risposta, un po’ come Marzullo.

Il senato ha concesso al Tribunale di Catania (Procura peraltro molto pacata) l’autorizzazione a procedere contro Salvini, per i fatti della nave Gregoretti.

Si tratta evidentemente di un inutile polverone elettorale che nasconde i veri problemi italiani. Non siamo sotto minaccia di invasione e nessuno deve difendere i sacri confini. Il nemico ha già invaso l’Italia, già prima dell’ultima guerra, con le “bustarelle” del ventennio. La corruzione, soprattutto mafiosa, è una vera e propria “quinta colonna” che distrugge, comprandolo, il bene più prezioso di una nazione: la dignità.

Dalla morte di Berlinguer (1983) non si fa più cenno alla “questione morale”, che dovrebbe riguardare tutti i centri di potere (pubblici e privati). In realtà la “questione immorale” è lo specchio della nazione ed è al centro degli obbiettivi di una buona parte di italiani di ogni estrazione, che sono disposti a tutto, pur di ottenere un lauto ed illegale compenso. Per tali obbiettivi qualcuno è disposto anche ad una, o più, crisi di governo.

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