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Agli anonimi autori di certe “letterine”… Niente di meglio da fare?

 

Come ogni giornalista che si rispetti, sono vanitoso: “Narciso” è il mio vero nome. Figuriamoci se non mi piace d’essere letto; figuriamoci se non faccio la ruota, da bravo pavone, quando mi recapitano una o due lettere di lettori che mi hanno letto da qualche parte, o hanno visto qualche mio servizio al “Tg2”. Leggo, conservo, e rispondo, quando hanno l’amabilità di allegare un indirizzo: persone che si danno pena di sorbirsi le mie noterelle, prendono carta e penna, scrivono qualche frase, affrancano e spediscono; oppure via e-mail comunicano una loro impressione, per quanto scombiccherata possa essere, vanno sempre e comunque ringraziati.

Dunque, ringrazio quella decina di autori di “messaggi” che da circa sei mesi hanno cura di comunicarmi che non condividono nulla di quello che scrivo, mostro, dico, penso. Li ringrazierei di persona, privatamente, offrendo loro un caffè o quel che gradiscono; sfortunatamente dimenticano sempre di firmare i loro messaggi; dimenticano anche di mettere il mittente. O meglio: il mittente compare, ma è inesistente. 

Confesso che è sempre un piacere apprendere d’essere quello che non si sa e si sospetta: fascista, ma anche terrorista brigatista; con simpatie di marcato sovranismo, ma anche irriducibile nemico di Matteo Salvini; sporco (a onta della quotidiana doccia), giudeo e sionista, composto da quel “materiale” che ognuno di noi, se non ha problemi intestinali solitamente evacua ogni mattina. Una sorta di medagliere. Alla Francesco Guccini: nel nostro mestiere, spiacere dovrebbe essere il nostro piacere… 

Ci sono poi lettori e ascoltatori che più affezionati di altri. Si sono ingegnati a sapere dove abiti; qualcuno amabilmente ti comunica che le grate alle finestre garantiscono da intrusioni non previste e gradite; hanno cura di avvertirti che il tuo garage, di sera è poco illuminato; sono gentili: vedono che l’automobile è di un modello da tempo fuori commercio, si offrono di rottamartela a costo zero…

Ecco: ci sorrido; in altri tempi accadeva di ben più grave, e non si davano pena di dartene preventiva “notizia”.

Vorrei solo dire a questi amabili miei attenti lettori, che l’automobile, per quanto ammaccata, deve ancora fare alcune decine di migliaia di chilometri; quando verrà il momento di rottamarla, li avvertirò. Per quel che riguarda il garage, tengano presente che vi sono disseminate un buon numero di telecamere, e c’è un via vai continuo; molti condomini si fanno gli affari di tutti, a ogni ora del giorno e della notte. 

Quanto al resto, continuerò a frequentare il solito bar, alla solita ora; i giornali, la libreria, e le solite cose che sono uso fare quando ho tempo libero: non ho alcuna intenzione di mutare di una virgola le mie abitudini di sempre; e – ça va sans dire – continuerò a pensare, dire, scrivere quello che penso, dico e scrivo. Se non piace e non è gradito, me ne farò comunque una ragione. Dubito che conoscano Alberto Savinio, la mia è la sua reazione quando si trovava a che fare con imbecilli e fanatici: “Avverto che le loro proteste cadranno ai piedi della mia gelida indifferenza”. E una sola domanda: ma non avete di meglio da fare, una passeggiata con il vostro amore, leggere un libro, vedere un film, una mostra? Ma cavolo di vita è mai la vostra? 

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