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A Foggia il Far West come ai tempi di Riina

 

A Foggia, dopo l’ennesimo attentato compiuto a danno di un commerciante, serpeggia un clima di terrore e di smarrimento. La quarta mafia decide di far esplodere una bomba ad alto potenziale per strada in pieno centro dando ancora una volta un forte segnale su chi comanda a Foggia e su quanto grande sia lo strapotere della mafia foggiana poiché in città in quattro giorni sono stati compiuti tre attentati intimidatori e un omicidio, quello di Roberto D’Angelo, il commerciante di auto ucciso la sera del 2 gennaio. Clima dei tempi della strategia stragista di Totò Riina. Le azioni criminali, per chi s’intende di criminalità organizzata, sono chiaramente attribuibili alla mafia foggiana poiché è difficile pensare che a Foggia, città dove i traffici illeciti sono controllati dai clan, si possano compiere attentati così eclatanti e in così rapida successione senza l’assenso dei boss che comandano e decidono tutto. 

L’ultimo attentato messo a segno con una bomba molto potente che è stata piazzata e fatta esplodere sotto lauto di Cristian Vigilante, testimone in un’inchiesta della Dda contro la Società foggiana, e responsabile delle risorse umane della residenza per anziani “Il Sorriso”. L’esplosione ha sventrato l’automezzo del manager sanitario ed ha danneggiato anche una decina di auto parcheggiate nella zona. Infranti i vetri delle abitazioni ai primi piani, divelte le tapparelle di alcuni appartamenti. La città trema sotto i colpi di una mafia che non teme niente e nessuno al punto tale che in via D’Aragona si è sfiorata la strage. Una bomba dal sapore amarissimo per gli inquirenti, perché piazzata sotto l’auto di un testimone dell’inchiesta “Decima Azione” che nel novembre 2018 portò in carcere oltre trenta persone tra affiliati, fiancheggiatori e vertici delle famiglie mafiose foggiane Moretti-Lanza e Sinesi-Francavilla. Vigilante fu avvicinato da due presunti mafiosi che pretendevano, tra l’altro, di essere assunti nella sua impresa. Vigilante, subito dopo l’attentato, è stato ascoltato dagli inquirenti ai quali ha dichiarato di non aver mai ricevuto minacce. Con quest’attentato la mafia vuole dimostrare la sua capacità di colpire dappertutto e chiunque. Dell’attentato si occupa ora la DDA di Bari che dovrà anche capire se vi sono collegamenti (al momento non emersi) con gli altri due attentati compiuti durante i festeggiamenti di San Silvestro quando sono stati appiccati due incendi dolosi ai danni dei bar “Veronik” in via Lucera e “New Generation” in via Volta. 

Le bombe del foggiano non sono solo intimidazioni del tipo “non paghi e ti esplode il negozio”. Nel foggiano la bomba è un messaggio in codice ben preciso. Serve per far capire di aver ricevuto un’offesa o un torto, è un memorandum che se vuoi vivere sereno sei tu che devi cercare il mafioso e pagare il pizzo. L’esplosione di una bomba deve essere sentita da tutta la città, deve fare paura, deve farti tremare il terreno sotto i piedi, il boato deve essere enorme, deve lasciare un segno materiale e psicologico. È una realtà drammatica con cui anche noi  dobbiamo fare i conti. La città di Foggia e il Gargano vivono da qualche tempo nel terrore, e imprenditori e negozianti, se possono, fuggono rifugiandosi spesso in Molise dove pensano di non essere raggiunti. La mafia foggiana ha invece un enorme facilità di espansione criminale in Molise e in Abruzzo. Ricordo solo a titolo conoscitivo che in provincia di Foggia esistono tre mafie: i cerignolani, dediti per tradizione alle rapine a blindati portavalori in tutto il Paese; la mafia garganica, che assedia Vieste controllando le estorsioni ai siti turistici e gestendo il traffico di droga; la società foggiana che gestisce Foggia e San Severo con infiltrazioni in Molise ed Abruzzo. Questi sono aspetti da non sottovalutare. Mi auguro che dopo le nostre innumerevoli sollecitazioni e le nostre ricerche sulla materia si cominci tutti, dalla politica all’opinione pubblica, a guardare il foggiano con lo stesso occhio con cui si guarda la ‘ndrangheta, la camorra o cosa nostra. Lho detto varie volte, ma lo ripeterò fino all’esasperazione: lo Stato agisca al più presto, prima che sia davvero troppo tardi. 

Per lottare efficacemente la criminalità organizzata foggiana occorre, con la massima urgenza, una sezione della Direzione Distrettuale Antimafia e un procuratore della repubblica specializzato nella lotta al crimine organizzato. Le nuove mafie, compresa quella foggiana, si infiltrano nell’economia (c’è anche il controllo sociale) e la risposta dello Stato è ancora troppo lenta rispetto a suoi cambiamenti. Nel foggiano la mafia è talmente forte che è difficile non pensare che abbia sostegno di enti locali, di un solido muro di omertà e di alleanze ad alti livelli della politica e dell’economia. Qui se si vuole combattere realmente la quarta mafia dItalia, serve una mobilitazione di magistrati ed investigatori antimafia come avvenne quando si decise di sconfiggere il clan dei Casalesi in Campania. (Vincenzo Musacchio, giurista e Presidente dell’Osservatorio antimafia del Molise).

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