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La piazza di Bologna invasa di “sardine” è sintomo di una crisi d’astinenza da partecipazione

 

La piazza di Bologna invasa di “sardine” è sintomo di una crisi d’astinenza da partecipazione. Perché ormai non ci sono luoghi dove parlare di politica. I partiti hanno chiuso i circoli o se sono aperti, non c’è nessuno che valga la pena di ascoltare. Nel volontariato si lavora e non si parla. C’è qualche associazione di cultura politica, ma anche lì, il flusso di pensiero e sempre dall’alto in basso, senza scambio. Allora si va dove c’è la possibilità di contare, condividere, anche portando un foglio con un disegno o una frase. Tu leggi il mio cartello, io leggo il tuo. Nessuno è in piazza per rappresentare altri (niente bandiere), ma per esprimere il proprio bisogno di valori.

Serve o è fitness democratico?
Serve eccome. In piazza ci si va perché la sovranità va ossigenata con la partecipazione. Ma chi convoca deve essere credibile. Ovvero offrire senso, non guadagnare consenso. “Sardine” o “girotondi” il rito della scossa si ripete. Ma il messaggio alla sinistra è sempre la stesso: prendi posizione, di’ qualcosa di sinistra! Se vuoi piacere a tutti, non piaci a me.

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