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La disfida di Taranto. “Franza o Spagna… pur che se magna”

 

Nei primi del ‘500 si tenne la “Disfida di Barletta”, dove 12 cavalieri italiani difesero l’onore della nazione (ancora inesistente) contro 12 francesi, già allora interessati all’acciaio… Sempre in Puglia, a Taranto, oggi si tiene un’altra disfida con i francesi ed i loro alleati indiani, tutti armati fino ai denti per lucrare sull’ex Ilva, ex Italsider… Se ai tempi dei Riva il dilemma era tra occupazione e ambiente, oggi è tra ambiente ed il niente. Stante che la premessa economica per i franco-indiani è la chiusura degli altiforni (che non possono neanche fermarsi) ed il contestuale licenziamento di circa 5.000 operai. La questione dello “scudo penale” è pretestuosa, in quanto, se la produzione si blocca, non si possono commettere reati penali contro l’ambiente. Mentre è certa l’inadempienza contrattuale di Arcelor Mittal (anche decine di milioni di debiti con i fornitori), che è riuscita a comportarsi peggio degli italiani, che hanno spremuto la fabbrica, per abbandonarla, ma ancora con la piena occupazione.

Quasi tutta l’Italia è in vendita, quella già non venduta, per cui si presentano acquirenti privi di scrupoli che hanno il solo interesse di lucrare sulla inconsistenza imprenditoriale dei nostri rappresentanti, anche politici. Per quanto  riguarda l’ex Ilva nessuno ricorda che l’Italsider di Taranto era specializzata in acciai per l’edilizia, per cui la produzione non trovò più sbocco stante la crisi decennale del settore edile. Settore dove si lamentano quasi un milione di disoccupati, di cui 10.000 solo a Catania. Un dato equivalente ai posti a rischio all’Arcelor Mittal. Gli unici stati che hanno il PIL in crescita sono quelli dove l’edilizia funziona. Primi tra tutti gli Usa, dove c’è un presidente palazzinaro, impunito.

Tolta Milano, coacervo di interessi “internazionali”, l’Italia blocca l’edilizia, creando le premesse per una crisi che trascina tutti i settori che, in ogni modo, sono coinvolti positivamente dalle costruzioni.

Così il protrarsi della crisi italiana determina una svalutazione dei nostri beni. Di questo ribasso ne usufruiranno gli stranieri, che avranno l’opportunità di comprare a metà prezzo. Francesi o indiani, americani o russi, cinesi o arabi, tutti ne avranno beneficio. La classe politica italiana, tutta, fa suo un detto dell’epoca della disfida di Barletta: “Franza o Spagna… pur che se magna”. Pensiamo si tratti di “percentuali” consistenti…

*Associazione Liberi Ingegneri

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