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La tentata violenza ad Alfonso Cicero

 

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 Volendo tracciare un bilancio provvisorio delle acquisizioni fin qui esaminate, il quadro che si profila è quello di una spiccata attitudine di MONTANTE alla manipolazione della realtà, mediante manovre di varia natura, unificate, sul piano teleologico, dall’obiettivo di precostituire delle prove a sé favorevoli.
Rilevante in tal senso appare anche la vicenda delle pressioni da lui rivolte nei confronti di CICERO, dirette ad indurlo a dichiarare falsamente che le denunce di quest’ultimo, in commissione antimafia, circa la “mafiosità” di DI FRANCESCO fossero state ispirate e volute dallo stesso MONTANTE (cfr. memoriale di CICERO del 2 novembre 2015, fatto proprio dallo stesso in
occasione dell’atto istruttorio compiuto nel medesimo giorno). In questo modo, come spiegato supra, si sarebbe potuto incrinare il giudizio di credibilità del collaboratore di giustizia, in ipotesi mosso ad accusare l’imprenditore di Serradifalco da mero spirito revanscistico.
Tanto sarebbe dovuto emergere, segnatamente, da una lettera retrodatata rispetto all’audizione di CICERO in commissione antimafia, avvenuta il 10 luglio 2014, che lo stesso CICERO avrebbe dovuto predisporre e consegnare a MONTANTE.
Il senso della retrodatazione della lettera di coglie nell’analisi comparativa degli interventi di CICERO (10 luglio 2014) e MONTANTE (5 giugno 2014) nelle rispettive audizioni in commissione parlamentare antimafia, posto che soltanto nelle parole di CICERO, e non anche in quelle di MONTANTE, risultano dichiarazioni relative agli illeciti commessi da DI FRANCESCO in seno all’ASI di Caltanissetta (resoconti stenografici acquisiti agli atti).
[…] Nessun cenno a DI FRANCESCO risulta invece dall’audizione di MONTANTE, il quale, sebbene avesse illustrato le proprie iniziative nell’attività di presunto contrasto al crimine organizzato di tipo mafioso, tra codici etici e rating di legalità, e i risultati asseritamente conseguiti (un elevatissimo numero di denunce per estorsione), ma non documentati, nulla aveva riferito sullo
specifico conto di DI FRANCESCO, essendosi limitato ad elogiare lo sforzo di detersione svolto da CICERO all’interno dei consorzi A.S.I.
Peraltro, come si evince dal memoriale dell’ex presidente dell’I.R.S.A.P., il mezzo di esercizio della coazione psicologica in suo danno, consumata nel periodo aprile-giugno 2015, sarebbe stata costituita dalla ostensione allo stesso, da parte di MONTANTE, di una corposa raccolta di messaggi di testo che quest’ultimo aveva ricevuto da personalità istituzionali di spicco, nonché dallo
stesso CICERO e da Marco VENTURI […].
Le affermazioni di CICERO trovano un immediato riscontro nell’immenso materiale documentale rinvenuto nella disponibilità di MONTANTE.
In particolare, all’interno del file excel di cui si è già parlato, erano annotate svariate informazioni sul conto sia dello stesso CICERO che di VENTURI (ma anche di tantissimi altri personaggi), dei quali MONTANTE aveva l’abitudine di appuntare anche lo scambio di messaggi o di chiamate telefoniche.
La raccolta di tali dati si era ovviamente intensificata dopo che, nel settembre del 2015, CICERO e VENTURI avevano preso pubblicamente le distanze da MONTANTE, consentendo l’innesto di nuove ipotesi di reato su quella originaria di concorso esterno in associazione mafiosa.
Si richiama, per una ricognizione dei dati raccolti da MONTANTE sul conto di CICERO, ma anche di VENTURI, un passo dell’ordinanza cautelare (da p. 669), che possiede un prevalente carattere compilativo dei dati oggettivi partoriti dalle indagini:
Si considerino, a tal proposito, ancora una volta le circostanze oggettivamente desumibili
dalla documentazione sequestrata: all”interno del file excel è dato rintracciare due cartelle intitolato proprio al “CICERO” ed al “VENTURI” che, come di consueto, sono riepilogative di parte
delle annotazioni già contenute nella cartella denominata “TUTTI”.
[…] Si tratta di una mole di informazioni davvero impressionante, frutto della paziente, certosina e pressoché quotidiana registrazione di incontri di natura istituzionale e privata, appuntamenti, eventi desumibili da documentazione di cui il MONTANTE dispone e che dura, ormai, da numerosi anni.
Quanto al VENTURI colpisce, poi, il contenuto di diversi appunti in cui sono riportate
informazioni tratte da atti (verbali della camera di Commercio, di Confindustria e così via) che il MONTANTE ha evidentemente conservato proprio al fine di poterli catalogare con le modalità di cui si sta dando conto in questa sede.
La circostanza trova riscontro anche sulla scorta della documentazione sequestrata nella casa di contrada Altarello, ove erano custodite:
una cartellina di colore celeste con su apposto un post-it recante vergata a mano la seguente dicitura “copia caso VENTURI”, al cui interno, tra le altre cose, vi era un pen drive sul quale è riportata la dicitura (del pari scritta a mano) “verbali conf sicilia dove c’è VENTURI;
una carpetta di colore azzurro sul quale vi è, pure in tal caso, un post-it con la scritta a mano “Fascicolo Venturi” contenente numerosi articoli di stampa, per un arco di tempo compreso tra il 2012 ed il 2015, alcuni dei quali con parti evidenziate.
due e-mail indirizzate dal VENTURI ad un soggetto il cui nominativo è stato significativamente cancellato e che, per l’epoca in cui sono state inviate (il 28.11.2015 ed il 2.12.2015, dunque dopo l’intervista dallo stesso rilasciata a “Repubblica”) ed il loro contenuto (teso ad evidenziare circostanze fortemente critiche nei confronti di soggetti strettamente legati al MONTANTE), si può escludere che siano state direttamente inoltrate dal VENTURI medesimo proprio all’imprenditore di Serradifalco. In altre parole, un soggetto di cui non si conoscono allo stato le generalità, aveva ricevuto quelle e-mail ed aveva poi provveduto celermente a farle avere al MONTANTE;
stralcio della relazione redatta dall’amministrazione giudiziario (Avv. CAPPELLANO SEMINARA) a seguito della immissione in possesso dei beni sequestrati nell’ambito del procedimento n. 1062/06 R.G.N.R. Mod. 21 e nr. 1028/06 R. G.I.P., ove, sul primo foglio, è annotato a mano, per ragioni in verità enigmatiche, proprio il nominativo di “VENTURI”.

Si potrà poi, di certo, rilevare un tratto comune nelle annotazioni appena riportate riguardanti il CICERO ed il VENTURI e cioè quelle inerenti la puntuale trascrizione da parte del MONTANTE di telefonate ed sms (riportati anche nel contenuto) da costoro inviatigli da epoca successiva alla pubblicazione dell’articolo di “Repubblica” in cui si dava notizia della indagine nei suoi confronti e sino al momento in cui anche costoro prendevano posizione pubblica nei suoi confronti.
E’ innegabile, peraltro, che la prospettiva di tale insolita collezione fosse di tipo ricattatorio, come correttamente intuito da CICERO, tanto vero che il 19 luglio 2015, in una occasione in cui egli si era trovato nell’abitazione di Serradifalco di MONTANTE, quest’ultimo aveva ad un tratto esordito dicendo che era sua intenzione “far fallire gli amici di Caltanissetta”, nel contesto nel quale alludeva
ad un pranzo o a cena tra Marco VENTURI ed un suo “nemico” (cfr. memoriale di CICERO del 2 novembre 2015).
La correttezza della interpretazione di CICERO del gesto della ostensione di quei messaggi si evince anche da un fatto successivo, avvenuto dopo la formale rottura dei suoi rapporti con MONTANTE, quando lo stesso CICERO e VENTURI avevano già reso agli inquirenti ampie dichiarazioni accusatorie nei confronti dell’imprenditore di Serradifalco, precedute da una loro anticipazione mediatica.
In particolare occorre accennare ad un pranzo, sul quale si ritornerà diffusamente postea, organizzato il 7 gennaio 2016 nella villa di MONTANTE, sita a Serradifalco, con la partecipazione dei Col. D’AGATA (coimputato per il quale si procede separatamente) e di Michele TROBIA, con le rispettive consorti.
Ebbene, ai termine del pranzo, TROBIA, nel viaggio di ritorno a casa, commentava, in auto con la moglie, alcune questioni che erano state oggetto di conversazione nel corso del convivio, tra cui la presentazione di una denuncia a carico di CICERO per una questione afferente un brokeraggio assicurativo, attribuendo a MONTANTE la regia occulta della denuncia: “…abbiamo parlato e
io ho detto…u sanu iddri che cosa è successo…lo sanno…dici hai ragione, iddru mi dissi…che cosa è successo tra di loro se lo sanno loro…meno male…perché iddru con GIUFFRE’ in questo momento sono cazzo e culo…in quanto il cugino di GIUFFRE’, questo si chiama MONTALBANO, che era diretturi di una camera di…di di…di una confindustria drucu…di Assindustria…drucu…di nà cosa dill’industriali… […]…di un consorzio degli industriali…si trasferì ad Agri…eh…a Trapani e ha fatto un brocheraggio di un ‘assicurazione di duecento ottanta milioni di euro…CICERO…hanno fatto una denunzia tramite GIUFFRE’ per…il cugino di GIUFFRE’… […] …si è servito del cugino… […] …per fare una denunzia…” (conv. progr. n. 326 del 7 gennaio 2016, trascritta nella C.N.R. n.1092/2017 cit., p. 636 e s.).
Di analogo tenore la conversazione intrattenuta il giorno seguente da un’altra commensale, Sara BATTIATO, moglie del Coi. D’AGATA, la quale, dialogando al telefono con una terza persona, affermava expressis verbis che la denuncia contro CICERO costituiva una risposta al tradimento che quest’ultimo aveva inferto a MONTANTE, rendendo dichiarazioni sul suo conto: “…e quindi,
comunque vabbè niente e pol, vabbè al solito così… iddru non ne ha parlato delle sue cose perché lui sai ha avuto quell’indagine… mmh… ha parlato di quello di, di Alfonso Cicero, dice certo noi l’abbiamo denunciato… te… te… te… l’avete denunciato? No dice sai ha dato eh… una…. ad una agenzia di brokeraggio duecentottanta mila euro di incarichi dice, quindi l’abbiamo denunciato subito capito la botta e risposta […] tu denunci a me io denuncio a te […] anche quello, dice che è tornato a fare l’impiegato all’ASI di Caltanissetta, dici non era manco un funzionario dici è un tintu impiegato… dice d’altronde con quelle competenze comandava pure te! E dice… è un Geometra
lo sai? Ho detto: e vabbè Geometra però ho detto sai, un pocu di carattere ci l’aveva.. ah… ah… ah…” (conv. progr. n. 1426 dell’8 gennaio 2016, trascritta nella C.N.R. n. 1092/2017 cit., p. 657).
Evidentemente non è questa la sede nella quale discettare della fondatezza della denuncia presentata contro CICERO per iniziativa (non troppo) occulta di MONTANTE. Tuttavia, da tale vicenda non possono non trarsi elementi di convincimento circa l’atteggiamento ritorsivo del potente industriale nei confronti di coloro che egli considerava i suoi traditori, nonché, evidentemente, sulla sua capacità di utilizzare le conoscenze, che possedeva sul conto di terzi, per colpirli mediante azioni mirate.
E di ciò CICERO era perfettamente consapevole, tanto che, in data 3 agosto 2015 (conv. progr. 3068; cfr. C.N.R. n. 1092/2017 cit., p. 343 e ss., p. 385), mentre erano in corso i fermenti preliminari alla collaborazione sua e di VENTURI con gli investigatori, egli diceva, tra l’altro, di temere azioni di falso dossieraggio: “Sai cosa significa domani? Succede una cosa?…Succede una
cosa! Perché poi la corsa non è per delegittimare da un punto di vista civile e morale… perché sai…io su questo ho poca paura perché pago i miei atti…quindi su questo non so…sù capaci di fari dossier falsi…ascuta! Un mi interessa nà minchia!…da questo punto di vista perchè…cose false possono essere rispetto a tutto quello che è una verità! Io ho paura poi di altro…mi segui o no? Io,
mia moglie e i miei figli… per non dire che poi dovrebbe cominciare ad avere di nuovo paura lui perché…da un po’ di anni… onestamente…non è sotto rischio e non c’è…ma da quel momento in poi ci diventerebbe…ma nò accussì! Con il rischio concreto pirchì dici…cà sù Marco e Alfonso ca mi stannu innu a cunsumari!”
Pertanto, se sul piano dell’attendibilità, le dichiarazioni di CICERO appaiono avvalorate dall’effettivo rinvenimento, nella disponibilità di MONTANTE, della raccolta di messaggi telefonici ricevuti, sul piano della credibilità dello stesso CICERO giova segnalare che egli non poteva errare sulla interpretazione da attribuire alla ostensione di quei messaggi, in quanto conosceva perfettamente il modus operandi di MONTANTE, avendolo affiancato per un numero significativo di anni in diverse iniziative.
E del resto, che fosse quello il senso del gesto di MONTANTE, emerge, come detto, dalla manifestazione dei proposito, da parte sua e davanti a CICERO, di “far fallire gli amici dl Caltanissetta”.
La difesa di MONTANTE provava a smontare la tesi accusatoria, sostenendo che l’odierno imputato non avesse alcuna necessità di dimostrare il proprio impegno di contrasto della mafia mediante lettere retrodatate da estorcere a CICERO, in quanto già il Coi. Gaetano SCILLIA, capo centro D.I.A. di Caltanissetta, in occasione del comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica tenutosi nella medesima sede il 21 ottobre 2013, aveva elogiato i meriti dell’imprenditore nella lotta ai crimine organizzato.
Orbene, a parte ogni considerazione sulla speciale vicinanza di SCILLIA a MONTANTE, il quale, a tacer d’altro, ricevette dal primo una lista di favori da soddisfare e ne appoggiò anche il trasferimento a Reggio Calabria (vd. Infra), deve rilevarsi come, in ogni caso, la difesa non sia riuscita a dimostrare l’esistenza di un solo j’accuse di MONTANTE contro DI FRANCESCO, sicché la logica retrostante la pretesa di elaborazione della lettera retrodatata rimane
assolutamente inalterata.
Un conto, infatti, sono le denunce, con un diverso grado di genericità (o di specificità), rivolte ad un sistema malato e/o mafioso, che possono anche risolversi in meri proclami, un altro conto sono le denunce rivolte contro singoli individui, con conseguente reale esposizione a rischio personale: dalle seconde possono originare indagini; dalle prime, tra commosse espressioni di solidarietà
e appello all’unità delle istituzioni, abilmente esaltati dalla saggia penna di qualche giornalista, possono derivare le premesse per una pericolosa convergenza tra diversi apparati pubblici e tra questi e potenti associazioni private, in cui gli attestati di reciproca mutualità si risolvono nell’attribuzione generale di una patente di legalità per percorrere i corridoi dell’immunità
(“Alcune volte mi ricordo di comitati provinciali che si sono tenuti alle 18:00 di domenica su input del senatore Lumia, il quale era allora presidente della Commissione Antimafia se non ricordo male, e dava disposizioni di riunirci alle 18:00 della domenica, ed erano presenti Montante, Venturi… in occasione delle minacce ricevute, e tutti lì, poverini, che piangevano e si abbracciavano perché
volevano rimanere uniti, tutti insieme “dobbiamo dargli forza”, e quindi… Mi ricordo almeno due volte di aver partecipato a… una volta sicuramente, ma un’altra volta… Una volta erano presenti Montante, Venturi ed erano presenti anche altre persone, se non sbaglio anche Tano Grasso, a queste riunioni, nelle quali si dava atto delle minacce che ricevevano e che quindi dovevamo essere più all’erta…”, ARDIZZONE, esame del 7 dicembre 2018).
Pertanto, cosi confutata l’argomentazione difensiva, in quanto del tutto priva di fondamento, deve concludersi che l’accusa rivolta da CICERO a MONTANTE di tentata violenza privata sia ampiamente provata sul piano storico-fattuaie, a fortiori in quanto, come si vedrà postea, nel corso del processo sono emersi elementi che confermano in modo inconfutabile la generale credibilità della persona offesa e l’assoluta lealtà con cui la stessa ha riversato le proprie conoscenze agli inquirenti.

Da mafie

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