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Che fine ha fatto il censimento di Salvini contro i rom? Storia di un sindaco che voleva mandare un altro elenco, quello dei camorristi

 

Che fine ha fatto il censimento avviato a luglio scorso dal Ministero dell’Interno per ricostruire quanti rom, sinti e camminanti ci sono in tutta Italia? Chi può dirlo.
Resterà probabilmente solo una delle curiose trovate della scorsa estate torrida e variopinta, nella quale proprio il Ministro in carica allora, Matteo Slavini, ha perso la poltrona. E con essa sono saltate anche tutte le iniziative dal chiaro sapore discriminatorio come questa. La direttiva del Ministero era arrivata sulla scrivania di tutti i sindaci italiani il 19 luglio, molti hanno storto il naso, altri l’hanno bellamente ignorata e c’è chi ha pensato ad altro. Tra i molti problemi da affrontare, la velina è finita sotto un mucchio di centinaia di altre direttive di vari Ministeri, della Regione, della Asl, delle Province. C’è stato anche chi ha risposto e tra questi c’è la curiosa lettera inviata dal sindaco di Formia, cittadina sul mare del Lazio di circa 40mila abitanti, che a metà luglio normalmente combatte con la crisi idrica, il traffico, gli scarichi abusivi in mare e con gli incendi boschivi dolosi senza poter fare alcun resoconto, perché quella è la routine di ogni anno. Così, quando la prima cittadina Paola Villa, espressione di una lista civica, ha ricevuto la missiva della Prefettura di Latina che aveva, a sua volta, girato la medesima richiesta del Ministero, ha prima sorriso e poi si è messa al pc per inviare una mail dal sapore un po’ beffardo e un po’ amaro.
“Ho risposto – racconta – che non conosco l’etnia dei miei concittadini e che non so se nella mia città ci sono sinti, né rom, né camminanti. Però, se è di interesse, abbiamo un ottimo centro di accoglienza per nove donne richiedenti asilo con bambini piccoli, ospiti in una villa confiscata ad un ex sindaco colluso con la camorra”.
Il giorno seguente la Villa ha fatto di peggio. In una intervista rilasciata all’AdnKronos ha mandato a dire al Ministro che… in compenso, e se poteva essere anche questo di interesse, avrebbe potuto aggiungere un altro elenco. “Potevo e potrei ancora inviare l’elenco delle dodici famiglie di camorra che vivono a Formia e ci creano tanto disturbo, al punto che se si decidesse di mandarle via ne avremmo un gran beneficio perché noi non sappiamo proprio come cacciarle. Non ne abbiamo gli strumenti. Adesso il Ministro è cambiato e mi rendo conto da sola che quel censimento sarà stato dimenticato, era una vergogna dal sapore razzista e dunque tanto meglio. Però io quella direttiva la conservo sulla scrivania, insieme al mio elenco della famiglie camorristiche. Ce l’ho qui, nel caso me lo chiedessero”. Per la verità quel “famoso” elenco la sindaca di Formia se lo porta dietro ogni volta che può, l’ultima è stata l’audizione in Commissione sicurezza alla Regione Lazio. Si è seduta e ha detto che una cittadina di 40mila persone oneste deve convivere con un bubbone che si chiama “presenza stabile della camorra”, con un ventaglio di famiglie rappresentate che fa paura (Giuliano, Ascione, Bardellino, Mallardo, Bidognetti, Zagaria, De Angelis…). Val la pena ricordare i motivi che sostenevano quel censimento anti rom: “… l’esigenza di una specifica attenzione sulle significative situazioni di illegalità e di degrado che frequentemente si registrano negli insediamenti in oggetto….”. Il problema è questo sindaco voleva descrivere altre emergenze di illegalità. Sarà per la prossima volta.

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