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“Imbavagliati” e quella luce sui Paesi dove la libertà è negata

 

Se da oggi conosciamo di più sulla situazione politica e umanitaria in Siria, Afghanistan, Libia, Sudan e Sud Sudan, e tanti altre nazioni (meno lontane di quanto possiamo credere) lo dobbiamo ad “Imbavagliati”, il festival del giornalismo civile tenutosi a Napoli dal 18 al 24 settembre.

Anche questa quinta edizione ha focalizzato l’attenzione sui giornalisti che nei loro paesi trovano difficoltà a far circolare le informazioni: chiusura di giornali, siti internet, tv, arresti ed altre forme anche più raffinate di repressione sono le realtà con cui i colleghi stranieri devono confrontarsi quotidianamente. Eppure in Italia non si scherza, se pensiamo ai tanti giornalisti che vivono sotto scorta per le minacce ricevute dalle criminalità organizzate.

E personalmente ho scoperto i lavori di Ali Ehsani, uno scrittore afghano che vive in Italia da anni ed i suoi due intensi libri: “Stanotte guardiamo le stelle” e “I ragazzi hanno grandi sogni”, ambedue editi da Feltrinelli. Una bella sorpresa, un bellissimo incontro di quelli che da soli valgono la pena di essere stati presenti. Lo stesso vale per la conoscenza diretta di Uliano Lucas, uno dei più grandi fotografi italiani, che ha segnato gli anni ’70, quelli del “movimento” e dei movimenti di liberazione in Africa, e non solo quelli. Interessantissime con lui le chiacchierate su Ermanno Rea, il giornalista e scrittore napoletano, di cui era grande amico.

Incontri che si svolgono in una atmosfera informale con un rapporto diretto con i tanti ospiti.

Scherzando con la collega Roberta De Maddi (che con le sue fotografie fissa la memoria storica della manifestazione) affermavo che “Imbavagliati” dovrebbe avere paradossalmente cadenza mensile proprio per aggiornare la mappa dell’informazione negata che purtroppo cresce di giorno in giorno. Ma ovviamente la mancanza di fondi è il primo ostacolo per consentire un impegno quotidiano ad una struttura che con grandi sacrifici realizza una manifestazione di grande spessore culturale, professionale e civile.

Una struttura prevalentemente femminile. Desireé Klain con la sua passione e con grandi sacrifici dà sangue, muscoli, ossa e linfa ad un festival diventato ormai un appuntamento fisso. Senza dimenticare Eva Serio che fa marciare la manifestazione con la puntualità di un orologio svizzero, fronteggiando con enorme pazienza le più varie e complesse richieste degli ospiti. Ragazze, a tutte voi in bocca al lupo!

(Nella foto una delle immagini simbolo del Festival “Imbavagliati”)

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