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Seminario “No Prison”, Roma 10-11 ottobre 2019

 

Due retoriche spingono oggi il carcere ad assumere un ruolo centrale sulla scena politica e sociale
italiana, proponendolo come riferimento fondamentale all’opinione pubblica. Una cultura punitiva e
persecutoria contro ogni illecito che sia espressione di marginalità e vulnerabilità sociale,
enfatizzato come nemico e pericolo pubblico, e una cultura giustizialista che attribuisce alla
persecuzione penale il ruolo di principale rimedio contro i mali che affliggono il sistema politico ed
economico nazionale: corruzione, speculazione, distrazione di denaro pubblico, criminalità
organizzata, etc.

Di contro a questa crescente centralità il carcere manifesta più che mai la sua assoluta
inadeguatezza, non solo non riuscendo ad assolvere alle sue funzioni fondative, il cui fallimento
storico è evidente, ma dimostrandosi totalmente inefficace nella soluzione delle questioni
attribuitegli. Gli effetti di tale contraddizione rivelano una serie di esiti negativi: ripresa accelerata
del processo di sovraffollamento, con le conseguenti note implicazioni negative; il deterioramento
delle condizioni di vita interne, con l’effetto di violare i diritti fondamentali dei reclusi; il diradarsi e
l’indebolirsi degli strumenti trattamentali; la restrizione delle opportunità di fruire delle misure
alternative, per citare solo gli aspetti principali. Queste involuzioni negative si determinano
soprattutto all’indomani di una stagione di spinte pseudo-riformatrici, le leggi post sentenza
Torreggiani, sul piano normativo, e gli Stati Generali, sul piano teorico-progettuale, dimostrando
per l’ennesima volta che dopo ogni fase riformatrice il pendolo torna verso una nuova restrittività, a
livelli ancor peggiori rispetto ai precedenti. Ce n’è abbastanza per riconoscere definitivamente che il
carcere è di per sé uno strumento inutile e dannoso, rispetto al quale è necessario intraprendere
consapevolmente e seriamente una strada che porti al suo progressivo ridimensionamento, nella
prospettiva del suo definitivo superamento, almeno per le funzioni che oggi di fatto riveste.

A tale fine l’idea “No Prison” intende proporre i seguenti metodi e, insieme, obiettivi:
1. Riduzione considerevole dei numeri della detenzione. A fronte dell’enorme quanto inutile mole
di sofferenza umana che l’istituzione carceraria comporta, promuovere lo sviluppo di ulteriori
provvedimenti alternativi alla stessa, riservando eventuali misure reclusive a casi di estrema
pericolosità, pur sempre nel rispetto dei diritti umani.
2. Decostruzione delle astrazioni e generalizzazioni del sistema penale. Gestire i comportamenti
devianti e antisociali tenendo conto della specificità dei motivi, delle storie di vita, delle condizioni
socioculturali che caratterizzano l’esperienza dei soggetti coinvolti, al fine di trovare risposte che
prevengano il diffondersi di culture vendicative, processi di stigmatizzazione ed emarginazione.
3. Analizzare e risolvere i conflitti. Riconoscere la natura dei conflitti di cui i fenomeni devianti e
delittuosi sono espressione e promuovere, tramite il riconoscimento dei danni sociali implicati,
forme di risoluzione degli stessi e di riconciliazione, nella prospettiva della ricomposizione dei
legami sociali.
4. Oltre la cultura della vendetta. Superare la cultura vendicativa e patibolare che sta a
fondamento dell’istituzione carceraria, prevalendo nei fatti sulle funzioni rieducative e sugli
estemporanei tentativi di riforma, per introdurre metodi alternativi di gestione dei comportamenti
devianti e illeciti, abbandonando l’idea di retribuire “il male con il male”, per elaborare risposte
adeguate alla specificità di ogni singolo caso e soggetto, de-costruendo le rappresentazioni degli
stessi determinate da pregiudizi e stereotipi produttori di stigma sociale.
5. Informazione e coscienza estese. Promuovere attorno alla questione penale e carceraria la
diffusione di informazione, conoscenza, ricerca, analisi, riflessione, dibattito, che orientino i teorici,
gli addetti ai lavori, i soggetti istituzionali, gli operatori, l’opinione pubblica alla consapevolezza e
alla solidarietà, nella prospettiva di modifiche normative orientate al superamento dell’istituzione
carceraria.
Il seminario si propone essenzialmente tre obiettivi:
a) Mettere in luce e documentare gli aspetti problematici e negativi che caratterizzano oggi
l’istituzione carceraria.
b) Approfondire sul piano teorico e analitico le ragioni che portano a sostenere la necessità,
oggi in particolare, di superare l’istituzione carceraria, nella prospettiva della sua abolizione.
c) Porre le basi per la trasformazione del movimento “No Prison” in una struttura
associativa organizzata, per poter così perseguire efficacemente i suoi obiettivi.

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