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Chi ha paura dei morti sul lavoro? Perché Facebook mi ha censurato?

 

È questa la domanda che mi sono fatto quando ho visto che il mio video in diretta di FB postato il giorno 2 agosto alle 18 era sparito. Chiedevo agli amici di Fb e ai visitatori dell’Osservatorio (due milioni in 12 anni) di aderire allo “sciopero” del 29 settembre 2019, di protestare per l’indifferenza verso le morti sul lavoro. Chiedevo di spegnere il cellulare, Internet e la televisione dalle 12 alle 13 di quel giorno. Certo, criticavo l’indifferenza del governo Conte verso queste tragedie, criticavo Cinque Stelle, che pur ho votato, per lo stesso motivo. Ho parlato degli oltre 18000 morti sul lavoro (compreso itinere) che ci sono stati da quando il 1° gennaio 2008 ho aperto l’Osservatorio, delle centinaia di donne morte in itinere per i carichi eccessivi tra casa e lavoro, che muoiono per incidenti per la stanchezza accumulata. Che che tutti i governi che si sono succeduti, di sinistra, di centro e di destra, non hanno mai fatto niente di concreto per alleggerire queste tragedie. Ho detto che da quando si è insediato il governo Conte sono morti 193 agricoltori schiacciati dal trattore e già 93 quest’anno sono morti in modo così orribile, che alla guida di questo ministero c’è il leghista Centinaio: che sono stati oltre 1600 da quando ho aperto l’Osservatorio gli schiacciati da questo mezzo. Tutte le critiche che ho fatto, non sono mai state offensive, minacciose o penalmente rilevabili, alla mia età so bene fin dove posso arrivare con le critiche. Ho anche criticato l’Inail perché non dice mai chiaramente che quelle che diffonde sono solo denunce che arrivano a questo istituto dal territorio: che non sono rappresentative di tutte le morti sul lavoro, che molte di queste denunce non vengono poi considerate dall’INAIL come morti sul lavoro, che anche se non sono assicurate a questo Istituto dello stato questi morti non resuscitano e che quindi non possono mediaticamente sparire. Dicevo nel video che quest’anno sono già morti complessivamente oltre 800 lavoratori, 413 di questi morti sui luoghi di lavoro. Tutto qui, normali critiche verso chi dovrebbe occuparsene e non lo fa. Merito la censura per questo? Io non credo. Vorrebbe dire che queste piattaforme controllano ora le nostre democrazie e che possono decidere qual’è il “bene e il male”. Ma forse c’è qualcosa di ancora più “fastidioso”. E se lo “sciopero” funzionasse? Se il 29 settembre in tantissimi aderissero alla protesta? Vorrebbe dire che anche questi grandi centri di potere possono essere democraticamente contestati attraverso la protesta degli utenti.

Carlo Soricelli curatore dell’osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it

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