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Pedofilia, il magistero dei due Papi cattolici

 

Uccidere il virus della pedofilia proliferato anche dentro la Chiesa Cattolica. La strada di Papa Ratzinger s’incrocia con quella di Papa Bergoglio. Papa Francesco ha sanzionato ed espulso dalla Chiesa cardinali, vescovi e sacerdoti colpevoli di pedofilia. Nella riunione mondiale dei presidenti delle conferenze episcopali, convocata in Vaticano a fine febbraio sulla protezione dei minori, ha accusato: il prete che abusa di bambini diventa «uno strumento di satana».

In Vaticano, a San Pietro, nei Sacri Palazzi Apostolici da anni fioriscono “veleni” e “corvi”. In diverse diocesi del mondo sono insorti episodi di abusi sessuali sui ragazzi. Il cardinale Walter Kasper a gennaio ha addirittura lanciato l’allarme su un possibile disarcionamento di Mario Bergoglio: ci sono cattolici che vorrebbero «un altro Papa». Il pericolo, secondo il teologo riformista, arriverebbe per motivi diversi da settori dell’episcopato conservatore e da segmenti del clero progressista.

Adesso Benedetto XVI, dimessosi nel 2013 dalla missione di successore di San Pietro, ha fatto sentire la sua voce. Il Papa emerito analizza il fenomeno della diffusione della pedofilia nella Chiesa in un articolo per il mensile tedesco ‘Klerusblatt’ anticipato dal ‘Corriere della Sera’. Joseph Ratzinger usa chiavi culturali per spiegare l’affermazione degli abusi sessuali sui minori: c’è stato «un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a questi processi della società».

Alla radice della mostruosità della pedofilia, scrive il pontefice tedesco, c’è la «fisionomia della Rivoluzione del 1968». Da allora nelle società occidentali e nella Chiesa si è diffuso un garantismo, secondo il Papa emerito, più teso a difendere i diritti degli accusati che quelli delle vittime. Negli ultimi cinquant’anni si è diffusa l’idea che non esistesse più il bene «ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio».

Le conseguenze per la Chiesa sono state devastanti: le messe domenicali deserte e semideserte, la caduta in picchiata delle vocazioni sacerdotali, il calo della fede tra i credenti, la secolarizzazione crescente con l’emarginazione della religione. La pedofilia ha potuto svilupparsi «nell’assenza di Dio». Ratzinger, dopo le cause del male, espone la soluzione della crisi nel rilancio dei valori «indisponibili». La strada da percorrere non è «un’altra Chiesa inventata da noi» ma un «rinnovamento della fede». Mette anche in guardia da chi parla della Chiesa di domani «esclusivamente in termini politici».

Più che semplici «appunti», come li ha definiti Ratzinger, il suo intervento ha i connotati di un saggio teologico sull’evoluzione (o involuzione) dei costumi sociali dell’Occidente e sulle ricadute nella Chiesa cattolica (soprattutto in Germania e negli Stati Uniti). Il pontefice tedesco si affianca a quello argentino su un tema delicatissimo. Il Papa emerito dice la sua dopo il Papa regnante. Compare il magistero di due Papi fratelli e amici tra di loro. Può accadere e accade dopo le dimissioni di Benedetto XVI di sei anni fa. Ma c’è un solo magistero: quello di Francesco. Gli «appunti» del pontefice emerito possono ridare vigore agli attacchi dei conservatori.

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