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L’Ocse a Tria: l’economia italiana frena, bocciati quota 100 e reddito di cittadinanza

 

Istat, cala l’occupazione. Di Maio attacca il segretario dell’organizzazione per la cooperazione: l’austerity a casa loro. Conte fa l’indignato. Salvini l’orgoglioso

Di Alessandro Cardulli

L’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, è messa in stato di accusa dal ministro per lo Sviluppo economico che è anche ministro del Lavoro nonché vicepremier e porta il nome di Giggino Di Maio, come è noto grande esperto di cooperazione, studioso di economia e scienza delle finanze. Ha messo il broncio perché l’Ocse si  è  permessa di esprimere una valutazione negativa nel report messo a punto sulla situazione italiana. Il Pil dovrebbe registrare una contrazione dello 0,2% e  un  aumento dello 0,6% nel 2020. Il deficit salirà al 2,5% e il debito pubblico al 134 %. Il Pil pro capite è al livello del 2000, ben al di sotto del livello precrisi. Il segretario generale dell’Ocse, il messicano Angelo Gurria, definisce l’economia italiana in “fase di stallo”, boccia quota 100, invita ad abrogare le modifiche alle regole del pensionamento che “potrebbero aumentare debito e disuguaglianze”. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza il livello previsto “rischia di incoraggiare l’occupazione informale e di creare trappole della povertà”. Per chiudere il quadro, Gurria fa presente che il livello di occupazione “è  ancora uno dei più bassi tra i paesi Ocse”. Parla di “povertà dei giovani”. Infine invita ad un “contrasto più vigoroso all’evasione fiscale evitando condoni ripetuti”.

In ribasso anche l’attività del settore manifatturiero, i giovani pagano il prezzo più alto per la crisi

Appena venuto a conoscenza del report dell’Ocse il Di Maio si scatena, attacca l’Ocse quasi fosse una associazione a delinquere. Mal gliene incolse. Perché arriva anche l’Istat, che registra il calo della occupazione nel mese di febbraio, -0,1% pari a 14 mila unità perdute in un mese, meno 44 mila, di cui 33 mila permanenti e 11 mila a termine. Crescono gli indipendenti. Il tasso di disoccupazione sale dello 0,7%  e tocca  il 10,7%. In Eurozona  è stabile al 7,8%. I giovani in particolare pagano il prezzo più alto alla crisi, con disoccupazione al 32,8%. Le maggiori difficoltà riguardano i 35-49enni in calo di ben 74 mila occupati in un mese. Non solo. A marzo, dice Ihs Market, l’indice che rileva l’attività del settore manifatturiero ha segnato un ribasso a 47,4 punti rispetto ai 47,7 di febbraio. Il Di Maio tace, evita di attaccare l’Istat dove i gialloverdi hanno insediato uno di loro gradimento… Se la prende come dicevamo con Gurria e l’Ocse. Strilla il  vicepremier, scatenato contro Gurria: “Sapete cosa significa tutto questo? Che stiamo andando nella  giusta direzione. Rispetto l’opinione di tutti – ha affermato via Facebook – ma quando non perdi occasione per sparare contro il mio Paese e contro gli italiani no, mi dispiace, ma questo non lo accetto. Andiamo avanti così. Qualcuno seduto su una scrivania lontano migliaia di chilometri crede che l’Italia per ripartire debba attuare politiche di austerity? Bene, le facessero a casa loro. No intromissioni, grazie”. Matteo Salvini,  l’altro vicepremier orgoglioso alfiere di Quota 100, ha difeso la misura, con toni leggermente meno accesi, dicono le agenzie di stampa. “Darà un lavoro sicuro a più di 100.000 giovani italiani –  dice  Salvini – e ne sono orgoglioso. Questo significa costruire il futuro, questa sarà vera crescita sociale ed economica”.  Anch’egli grande esperto di economia.  Evita comunque gaffe clamorose, lascia a Di Maio il primato. E Di Maio forse ignora o fa finta di ignorare che l’Ocse ha uffici anche in Italia. Se non conosce l’organizzazione vada a leggere il sito della Farnesina, il ministero degli Esteri. Scoprirà che Ocse vede la partecipazione finanziaria italiana con presenza di funzionari italiani. Di più, siamo fra i paesi che hanno fondato l’organizzazione, istituita con la Convenzione sull’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, firmata il 14 dicembre 1960, ed entrata in vigore il 30 settembre 1961, sostituendo l’OECE, creata nel 1948 per amministrare il cosiddetto “Piano Marshall” per la ricostruzione postbellica dell’economia europea.

I compiti dell’Ocse di cui  siamo  soci fondatori che il pentastellato vicepremier ignora

Dai 20 Paesi iniziali l’Ocse è passata ai 35 membri attuali. Sono in corso i lavori per l’adesione di altri dieci paesi. Nella sua attività l’organizzazione con sede centrale a Parigi ha rafforzato le relazioni con altri Paesi a economia in rapida trasformazione, fra i quali, India, Cina, Sudafrica, Indonesia. Mantiene contatti con oltre 70 paesi non membri, economie in via di sviluppo e in transizione (che possono partecipare come osservatori ai lavori dei Comitati o a determinati programmi dell’Organizzazione) e con le altre Organizzazioni Internazionali. Ha sede a Parigi, si avvale di un Segretariato, strutturato in Direzioni Generali, che corrispondono alle attività di oltre 200 tra Comitati, sotto-Comitati, Gruppi di lavoro e Gruppi di esperti, che operano nel contesto dell’Organizzazione, in cui prendono parte i delegati delle amministrazioni e degli enti dei Paesi membri. Il segretario generale Gurria, confermato per il terzo mandato, è coadiuvato da tre vicesegretari generali. Il Consiglio dell’OCSE è l’organo politico decisionale con il compito della direzione strategica e si avvale per questo dell’assistenza dei Comitati Esecutivi e di Bilancio. Il Consiglio può adottare decisioni vincolanti o raccomandazioni e approva il programma di lavoro dei Comitati di settore. Nel Consiglio siedono i Rappresentanti Permanenti degli Stati Membri. La preparazione dell’attività del Consiglio è affidata a tre Standing Committees: il Comitato Esecutivo, il Comitato Bilancio e il Comitato Relazioni Esterne. Infine gli obiettivi dell’Ocse, secondo statuto, che l’Italia ben conosce essendo  fra i soci fondatori, “che tendono alla realizzazione di più alti livelli di crescita economica alla luce del concetto di sviluppo sostenibile, di occupazione, di tenore di vita, favorendo gli investimenti e la competitività e mantenendo la stabilità finanziaria, sono altresì orientati a contribuire allo sviluppo dei Paesi non membri”. La smettiamo qui facendo notare che il report dell’Ocse non nasce all’improvviso, dal nulla, magari  sotto sotto c’è l’operato dei nemici dell’Italia, magari dei francesi visto che l’organizzazione ha sede a Parigi. E chissà che non ci sia anche lo zampino della Merkel. La realtà è che quando l’Ocse poco meno di un mese fa aveva reso note le previsioni dell’Ente che  parlavano dell’arrivo di una fase di recessione con un meno 0,2  per cento del Pil erano state accolte con grande attenzione, dallo stesso governo, dalle organizzazioni sindacali, dal mondo imprenditoriale. Cosa è cambiato da allora? Perché l’ira dei Di Maio, dei Salvini, dello stesso Conte? È presto detto: nel documento di 170 pagine dedicato all’Italia, si parla di un peggioramento dei numeri che segnala la temperatura della nostra economia, numeri chiave che sono il fiore all’occhiello del governo gialloverde, in particolare quota 100 e il reddito di cittadinanza che toccano il “portafoglio”, diciamo così, su cui si basa il contratto di governo fra Lega e M5S.

L’incontro al ministero fra Tria e Gurria segretario generale Ocse. Toni pacati. Conte fa l’indignato

Infine la ciliegina sulla torta. Il Di Maio se la prende con l’Ocse, con chi,  ripetiamo le sue parole, “lontano migliaia di chilometri” indica la ricetta per l’Italia. Si dà il caso, ma forse il vicepremier non era bene informato, che  il segretario generale dell’Ocse è venuto appositamente in Italia a presentare il report e lo ha fatto nel corso di un evento, guarda caso presso il ministero dell’Economia, quello guidato da Giovanni Tria. Un confronto viso a viso, testa  a testa. “Fra i due economisti – scrivono  le agenzie di stampa – i toni sono stati pacati”. Anzi c’è perfino stato un “siparietto” quando Gurria si è scherzosamente prestato a portare un bicchiere d’acqua a Tria mentre parlava, il quale a sua volta ha  scherzato sull’Ocse che “è sempre al nostro fianco”. Interpellato sulla reazione di Di Maio, il titolare di Via XX Settembre ha smorzato le polemiche precisando che “l’Ocse non parla di austerità”. Nel corso dell’incontro Gurria ha affermato: “Sappiamo che il denominatore, il Pil sarà piatto, mentre il fabbisogno pubblico sarà positivo e quindi fin quando durerà la crescita zero il rapporto debito-Pil sarà in crescita nei prossimi anni”. Gurria ha fatto presente che il giusto “equilibrio” tra riduzione del debito e crescita inclusiva si trova puntando su riforme strutturali, come aumentare la concorrenza nei mercati protetti, favorire l’innovazione inclusiva, incentivi mirati come quelli previsti da industria 4.0, procedere a una revisione del sistema fallimentare, rimuovere gli ostacoli alla crescita e migliorare l’efficienza della PA, della Giustizia e del codice degli appalti. Tria ha assicurato che il dato del deficit 2019 sarà migliore di quanto attenda l’Ocse e ha confermato obiettivi e impegni del governo, anche se “ora che siamo di fronte a un quadro macroeconomico di crescita più bassa questo determina dei problemi”. È nello stile di Tria, quando si trova in difficoltà riconosce che ci sono problemi, vedi il Tria raccontato da Crozza. “L’obiettivo rimane, considerando tuttavia che in una fase di stagnazione dell’economia non si adottano politiche restrittive che del resto l’Europa non ci chiede – ha detto -. Manterremo gli obiettivi di deficit strutturale, sul deficit nominale si manterranno gli obiettivi già previsti e c’è un monitoraggio costante. Cercheremo se possibile di migliorare il debito nominale ma dipenderà anche dalle stime sul tasso di crescita del Pil – ha sottolineato  Tria -. Penso che si tratti, come dice l’Ocse, di avere un bilanciamento tra i vari obiettivi”. Perfetto stile Tria.

Già, ma di quali equilibri si parla? Non si sa, non lo sanno, meglio non possono saperlo Di Maio e Salvini. Non sono in grado e Conte fa l’indignato. E tutto viene scaricato su Tria. Chissà che non sia proprio  lui ad essere scaricato.  Oppure che sia lui a scaricare loro, con un gesto, un atto di dignità.

Da jobsnews

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