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Salvini e Di Maio spacconi mentre l’Italia affonda

 

Conti finge di ignorare che la crescita non c’è mai stata. Def slitta al 18 aprile. Tria in mezzo al guado. Zingaretti: situazione gravissima e pericolosa, incontra forze sociali e produttive

Di Alessandro Cardulli

Eccoli qua, quelli che comandano il nostro Paese.  Giuseppe Conte dovrebbe chiedere scusa agli italiani per averli ingannati quando ha affermato, ripetutamente, che “ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019  e per una ripresa che continui negli anni a seguire”. Non solo, anche a fronte di previsioni di tutti gli istituti di ricerca, che vedono nero nel nostro futuro a partire da Istat, oggi presieduta da un “amico” del governo, che avrebbe dovuto essere uno dei relatori al convegno di Verona,  clericalismo imperante, cosa ben diversa dal cattolicesimo, il presidente del Consiglio non si è ancora reso conto che la ripresa non c’è mai stata. Non si accorge neppure che quando va a spasso per il mondo i  capi di governo lo snobbano, al più ci prendono un  caffè assieme e lui rilascia loro confidenze come se si trattasse di vecchi amici. La concorrenza di Salvini e Di Maio, anche  costoro a zonzo per il mondo, è fortissima. Ieri Confindustria ha rotto gli ormeggi. Dopo aver pazientato a lungo, dando tempo e spazio in particolare a Conte si farsi le ossa, il Centro studi, ovviamente con il pieno consenso del presidente Boccia, ha fornito un quadro del nostro Paese che peggiore non  si può: crescita zero come, o giù di lì  prevedono, da qualche tempo, le più importanti agenzie di rating, quelle le cui previsioni orientano il mercato finanziario, lo spread in particolare, che continua a muoversi attorno a quota 250 rispetto ai bund tedeschi. Una conferma viene da  S&P global che taglia le stime di crescita dell’Italia. Nel 2019 in un report dedicato all’Eurozona, l’aumento del Pil italiano, precedentemente valutato  allo 0,7% per il 2019 cala a 0.1% con il nostro Paese che si conferma fanalino di coda nell’area euro. Per il 2020 Standard & Poor’s stima una crescita del Pil dello 0,6& rispetto a 0,9 calcolato a dicembre. Gli economisti dell’agenzia di rating scrivono che “è stato particolarmente colpito il settore della manifattura europea nella seconda metà del 2018, trascinato dalla debolezza dalle performance negative delle economie di Germania e Italia”.

Bene, anzi male. Salvini Matteo che pare abbia smesso, perlomeno momentaneamente, di indossare i giubbetti della polizia anche in omaggio alla nuova fidanzata, giovanissima, figlia di Verdini, noto parlamentare di lungo corso che viene dalla Dc, non trova di meglio che affermare: “Le previsioni verranno smentite clamorosamente. È pieno di gufi. Ci hanno sempre cannato”. L’altro vicepremier, anch’egli con fidanzata nuova di zecca, non vuol rimanere da meno. Afferma Di Maio Giggino con l’aria da grande economista: “non ci saranno manovre correttive, non giochiamo in difesa. Andiamo all’attacco, puntando sulla crescita”. All’attacco di che? Quale fortino va conquistato ? Che ciancia visto che  costoro non sono in grado di porre mano al Def, la nota di aggiustamento al documento di economia e Finanza, prevista per il 10 aprile da inviare a Bruxelles dove ci attende la Commissione Ue.

Il vicepremier capo delle Lega cerca alleanze in Europa con le peggiori destre razziste

Salvini cerca alleanze con tutte le peggiori forze di destra, xenofobe, razziste, sperando di scavalcare la partita elettorale e di conquistare la maggioranza del Parlamento europeo e condizionare la Commissione. Il Def è calendarizzato  in Aula alla Camera per il 18 aprile alle ore 16, nel caso il testo sia stato presentato e trasmesso, altrimenti l’approdo in aula slitterebbe a martedì 30 aprile. La decisione è stata presa dalla riunione dei capigruppo. Guardando il calendario fra la settimana di Pasqua, il  Primo Maggio, non pare esserci spazio necessario per un dibattito ampio qual è richiesto dalla situazione politica, economica e sociale. Con i sindacati, a partire alle organizzazioni Cgil, Cisl, Uil dei pensionati, che annunciano un lungo periodo di mobilitazione, di iniziative territoriali nelle grandi città, una manifestazione a Roma, Piazza del Popolo di cui parliamo in altra parte del giornale, mobilitazione che vedrà scendere in campo le tre confederazioni che si riuniranno per decidere il calendario. “Il paese va indietro invece di andare avanti – dice Maurizio Landini, segretario generale della Cgil – con il governo che ha ignorato  le nostre proposte”. Il decretone, reddito e  quota cento, approvato diventa legge dello Stato, ufficializza la “spartizione” fra pentastellati e leghisti, una cosa a te una a me mentre tutti i problemi, a partire dal lavoro, restano aperti. Si susseguono le riunioni , i “vertici” dei gialloverdi, cui non partecipano sia Di Maio che Salvini, impegnati all’estero o in qualche iniziativa di campagna elettorale, le europee sono vicine. I palazzi dei ministeri appannaggio dei vicepremier vedono di rado i titolari. Arrivano ministri che non hanno titoli per discutere la manovra di Bilancio, mettere a punto il documento di economia e finanza. Giorgetti, l’uomo macchina, la spalla, forse il braccio e la testa di Salvini, si dice sia stufo di tappare buchi.

Le  stime di crescita dovrebbero fissarsi attorno allo 0,1%, fallimento pieno

Non è facile aggiornare le stime di crescita, mettere i puntini sulle i sul debito, il deficit. Il ministro Tria porta pazienza, spetterebbe a lui definire il numero da indicare per la crescita. Stante alle previsioni degli istituti di ricerche statistiche, delle agenzie di rating, la crescita dovrebbe fissarsi attorno allo 0,1 % Neppure a parlarne, insorgono pentastellati e leghisti. Non si può andare alle elezioni europee con una dichiarazione che suonerebbe come un fallimento pieno. Tria, dalla Cina, diventato luogo di turismo economico, si fa per dire, Di Maio dagli Usa, Salvini da qualche parte della penisola, in contatto in particolare con quelli di Visegrad, la destra xenofoba, con la Le Pen ed altri movimenti dell’estrema destra, lancia un slogan: “Contrastare il rallentamento, puntare tutto sulla crescita ed evitare una stretta “ riporta Repubblica che si dice bene informato. In realtà non ci vuol molto a capire che i gialloverdi vogliono evitare la manovra bis. Dal fronte politico viene una nuova dichiarazione del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, il quale annuncia un incontro con i dirigenti di Cgil, Cisl, Uil previsto per il 2 aprile, con le associazioni imprenditoriali il 9 aprile. “La situazione dell’economia, dice, è gravissima e pericolosa. Avanzeremo al governo e alle forze sociali e produttive le nostre proposte per salvare il Paese. Chiediamo al governo di accettare il confronto partendo dalla gravità della situazione per individuare soluzioni che evitino il peggio”.

Brunetta: i mercati finanziari ne hanno abbastanza dell’atteggiamento presuntuoso di Lega e M5S

Di mercati finanziari a agenzie di rating “che si stanno innervosendo per il non rispetto delle regole e delle scadenze, che cominciano ad averne abbastanza dell’atteggiamento presuntuoso e incapace di Lega e Movimento Cinque Stelle” parla Renato Brunetta, deputato di Forza Italia, responsabile del Dipartimento Politica economica del Partito. “Posticipando l’operazione verità sui conti pubblici, i due partiti di maggioranza potranno forse ritardare il calo del loro consenso elettorale, ma il prezzo da pagare per l’Italia sarà enorme”. “Le stime degli esperti – prosegue – parlano ormai di una manovra economica per il 2020 da almeno 40 miliardi di euro, considerando le clausole di salvaguardia sull’aumento dell’Iva, la manovra correttiva per rispettare gli obiettivi di finanza pubblica, non rispettati causa crollo del Pil, le spese indifferibili e i 18 miliardi di euro da privatizzazioni che dovrebbero entrare entro fine anno ma sulle quali il governo non ricaverà nemmeno un euro”.  I membri del governo – continua – non hanno ancora capito che “è l’Italia la parte debole dello scacchiere europeo e internazionale e, con il fardello di debito che ha sulle spalle, non ha alcun potere negoziale nei confronti dell’estero. Con una reputazione ormai pari allo zero e senza più soldi in cassaforte, inutile andare a sfidare a poker Europa e finanza internazionale”.

Da jobsnews

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