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Supercoppa in Arabia. E le bombe italiane?

 

Il 16 gennaio FNSI, Amnesty, Tavola della Pace e Centro Astalli e molte altre associazioni organizzeremo un presidio davanti all’ ambasciata dell’ Arabia Saudita.

Una Supercoppa «insanguinata » che il servizio pubblico non dovrebbe trasmettere.

Per i pacifisti sardi riuniti ieri in sit-in di fronte alla sede Rai di viale Mazzini la finale di Gedda è unaprovocazione inaccettabile.

Decidere di trasmettere il match dall’ Arabia Saudita, leader di una coalizione che bombarda lo Yemen con ordigni fabbricati in Sardegna, è stato un errore al quale l’ emittente pubblica è chiamata, almeno in parte, a rimediare.
Il problema, insomma, non è solo quello dei diritti delle donne arabe. «Nessuno discute il problema del diritto delle donne ad assistere a una partita – dice don Angelo Pittau, direttore della Caritas di Ales-Terralba – Ma è strano che non si dica nulla sul fatto che l’ Arabia Saudita acquista bombe fabbricate in Sardegna per colpire lo Yemen».

L’ obiettivo di ‘Sardegna pulita’ (che ha organizzato il sit-in) resta infatti la riconversione degli stabilimenti coinvolti, l’ unica vera soluzione per «uscire dalla logica profitto e del ricatto morale che stanno soffrendo i lavoratori – continua Pittau -. Un operaio non può essere costretto a costruire bombe per portare il pane a casa».

Alla mobilitazione ha partecipato anche la Fnsi che sulla questione non ha intenzione di cedere un millimetro: «Non si tratta solo di una partita di calcio – sottolinea il presidente Giuseppe Giulietti -. Siamo responsabili di quello che accade in alcuni paesi attraverso un indecoroso traffico di armi e questa è una partita giocata solo per il dio denaro.

Il 16, con Amnesty, la Tavola della Pace, il Centro Astalli e molte altre associazioni organizzeremo un presidio davanti all’ ambasciata dell’ Arabia Saudita».

«Il problema è che c’ è una politica estera italiana che accredita l’ Arabia Saudita tra i partner a cui non si può dire nulla – ragiona don Renato Sacco di Pax Christi -.

Non trasmettere la partita sarebbe un bel segno ma non risolve il problema». D’ altro canto, fa notare don Tonio Dell’ Olio di Libera, «anche una partita di calcio si tinge di complicità quando di mezzo ci sono i diritti umani e il servizio pubblico è tale perché deve poter raccontare, anche con il silenzio, l’ indignazione delle coscienze ».

Dalla Rai confermano la richiesta avanzata alle testate dalla direzione del palinsesto perché si dia maggiorrisalto al conflitto da domani fino al giorno della partita. Fonti interne all’ azienda danno inoltre per «quasi certa» la trasmissione di un approfondimento prima della finale. Un programma di informazione che dovrebbe far luce sulla vendita di ordigni alla coalizione saudita, sulla fabbricazione di bombe in Sardegna e altre violazioni dei diritti umani e civili in Arabia Saudita.

Matteo Marcelli

Avvenire

Da perlapace

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