Vescovi, parroci e il quotidiano Avvenire duri contro Salvini sugli effetti crudeli e disumani della sua legge. E lui che fa? Cita un Vangelo che non esiste in tv

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A proposito degli effetti crudeli che la legge Salvini su sicurezza e immigrazione, sul ministro dell’Interno si è abbattuta la mannaia dei vescovi cattolici, che gli imputano l’incoerenza tra il dichiararsi cristiani, sventolando nei comizi il Vangelo e il rosario, e gli atti politici concreti dettati da cinismo, crudeltà e disumanità. A ciò si aggiungono le ultime uscite di Salvini e del ministro dell’Istruzione Bussetti sulla “tradizione” cattolica da conservare del presepe e dei canti di Natale. Insomma, ora basta, dicono i vertici della Chiesa.

Di Pino Salerno

“Per favore, chi ha votato la ‘legge della strada’ ci risparmi almeno parole al vento e ai social sullo spirito del Natale, sul presepe e sul nome di Gesù. Prima di nominarlo, Lui, bisogna conoscerlo”, scrive il direttore di Avvenire Marco Tarquinio criticando il decreto sicurezza e immigrazione, voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini e convertito in legge dal Parlamento. “Viene voglia di chiamarla ‘la legge della strada’. Che come si sa è dura, persino feroce, non sopporta i deboli e, darwinianamente, li elimina”, scrive il giornale della Conferenza Episcopale Italiana, partendo dalla storia della famiglia africana, lui ghanese e lei nigeriana, con una bambina di 5 mesi, che non possono esser accolti da un Cara calabrese perché non rifugiati. “Eccolo, allora, davanti ai nostri occhi il presepe vivente del Natale 2018. Allestito in una fabbrica dell’illegalità – sottolinea il direttore del giornale dei vescovi – costruita a suon di norme e di commi. Campane senza gioia, fatte suonare per persone, e famiglie, alle quali resta per tetto e per letto un misero foglio di carta, che ironicamente e ormai vuotamente le definisce meritevoli di ‘protezione umanitaria’. Ma quelle campane tristi suonano anche per noi”.

Un pensiero che ha ricevuto grande plauso, a giudicare dalle tante condivisioni sui social da parte delle organizzazioni che quotidianamente si occupano di migranti, dalla Comunità di sant’Egidio alla Casa della Carità, da singoli sacerdoti, come il teologo don Francesco Zaccaria, ad organizzazioni anche laiche, come il Gruppo Umana Solidarietà. La vicenda è stata anche al centro dell’omelia di monsignor Giancarlo Bregantini, vescovo di Campobasso, nella messa legata all’apertura dell’edizione straordinaria dei ‘Misteri’, uno degli eventi più importanti della cittadina. “Non si possono venerare i nostri simboli religiosi senza essere coerenti. Ad esempio non si può fare il presepe e non accogliere negli Sprar due sposi di una coppia vera di giovani che hanno avuto un bambino qualche mese fa e che ora stanno per strada. Non si può venerare il crocifisso senza avere solidarietà con i crocifissi della storia. Questo è il nodo principale che stiamo combattendo”, ha sottolineato monsignor Bregantini, che recentemente aveva con forza difeso il “modello Riace” e il sindaco Domenico Lucano. E in tante chiese italiane quest’oggi, prima domenica di Avvento nella Liturgia che conduce al Natale, i parroci hanno dedicato le loro omelie all’accoglienza e “all’amore” verso tutti di cui parla il brano della Lettera di Paolo ai Tessalonicesi. E quella frase sui “crocefissi della storia” è risuonata nelle orecchie e nelle menti attente di migliaia di cattolici. La crudeltà del provvedimento sulla sicurezza che porta il nome di Salvini è ormai cosa certa, e nel mondo cattolico fanno discutere i suoi atteggiamenti. Si osserva ormai una notevole distanza da lui.

E Salvini che fa? Spara altre cretinate in televisione, citando il Libro Sacro in modo davvero discutibile e incommentabile. “Anche il Vangelo dice che accogliere è un dovere ma nei limiti del possibile”, dice a ‘Non è l’arena’ su La7. Chissà in quale Vangelo avrà letto una frase del genere. Perché? Perché non esiste. E se anche il conduttore televisivo si presta ad accettare queste sciocchezze, allora davvero “siamo al limite del pericolo”. Non è il momento di dire basta?

Da jobsnews


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