La Dc tedesca rilancia con la “mini Merkel”

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La “ragazza dell’ovest” della Germania succede alla “ragazza dell’est”. Annegret Kramp-Karrenbauer, 56 anni, è la nuova presidente della Cdu (Unione cristiano democratica) al posto di Angela Merkel, 64 anni. È stata eletta dal congresso della Cdu ad Amburgo con quasi il 52% dei voti dei delegati. Ha sconfitto la scalata dell’alta finanza al partito. Ha battuto per pochi voti di differenza Friedrich Merz, avvocato e dirigente milionario del Blackrock, uno dei più grandi e potenti fondi d’investimento del mondo.

Economia tedesca in affanno, trionfo del populismo in America e in Europa, guerre commerciali, immigrazione di massa dal Medio Oriente e dall’Africa, spallate di Donald Trump alla tradizionale politica Usa del multilateralismo. Annegret Kramp-Karrenbauer, chiamata più semplicemente con la sigla Akk, deve affrontare colossali problemi. Deve rassicurare i tedeschi, blanditi dai populisti di destra rimasti finora in minoranza. La Merkel, dopo 18 anni di presidenza della Cdu, ha passato la mano alla sua allieva dopo molteplici sconfitte elettorali subite negli Stati-Land e, per ora, resta la cancelliera della Repubblica federale tedesca (guida il governo di Berlino da ben 13 anni).

È un passaggio epocale per la politica tedesca. Il “regno” di Angela Merkel perde una provincia anche se va nelle mani di una sua discepola. Annegret Kramp-Karrenbauer somiglia molto alla Merkel: è moderata, garbata e decisa. Sa farsi rispettare: nel 2012 scaricò i liberali dal governo della Saar, la più piccola regione della Germania della quale era presidente, nonostante le urla della cancelliera che temeva conseguenze per l’esecutivo di Berlino.

Ha saputo conciliare gli impegni della famiglia con quelli della politica. Il marito, l’ingegnere Helmut Karrenbauer, ha lasciato il lavoro per aiutarla ad allevare i tre figli mentre lei affrontava i compiti di governo nella Saar e quelli di segretaria generale della Cdu, passo precedente alla presidenza. Ha esposto il suo programma per rilanciare la Cdu, il più grande partito tedesco ammaccato da non poche sconfitte: «Siamo l’ultimo grande partito popolare in Europa. Non abbiamo nessuna intenzione di estinguerci». Non sarà un compito facile: la Dc italiana e quella francese da tempo sono state cancellate. Ma mentre in Italia c’è da giugno un governo populista e in Francia potrebbe accadere lo stesso perché traballa Emmanuel Macron, la Germania anche se a fatica è stabile e continua a vedere protagonisti i partiti storici: democristiani, socialdemocratici, sinistra critica, liberali, verdi. Ormai in Europa è un caso raro, con Regno Unito e Portogallo.

Akk, cattolica in una nazione in maggioranza protestante, è una centrista. È una moderata sul piano del costume e dell’etica: è contraria ai matrimoni omosessuali e vuole porre un freno all’immigrazione dai paesi musulmani. Ha un occhio attento alla solidarietà sociale: vuole un salario minimo dignitoso e un welfare efficiente. Punta a sostenere l’innovazione tecnologica, l’economia digitale.

La “mini Merkel” ha suscitato gli applausi del congresso scandendo: «Per me non esiste una Cdu liberale, conservatrice o vicina al mercato. Esiste una sola Cdu, che è una famiglia». Ancora una valanga di applausi è piovuta quando ha sollecitato a guardare al futuro: «Dobbiamo avere il coraggio di un nuovo inizio».

La sintonia con Angela Merkel è forte. La cancelliera tedesca ha detto tra un diluvio di applausi al congresso di Amburgo: «Essere conservatori oggi non significa solo conservare, guardare al passato, sedersi sugli allori o rinchiudersi all’interno dei propri confini nazionali». I delegati sono scattati in piedi in una ovazione di applausi quando ha aggiunto: «Ho sempre servito il mio partito e il mio Paese con una grande gioia nel cuore. È stato un grande onore poterlo fare».

Pace, lavoro, libertà e tolleranza. La Merkel ha trasformato la Germania nel paese più solido e potente dell’Unione europea, in una grande democrazia rispettata in tutto il mondo. Tutti le riconoscono grandi capacità, compresa quella della leadership tedesca a spese dei paesi europei più deboli.

È attenta alla solidarietà sociale: accolse tra lo stupore e non poche critiche un milione di rifugiati siriani. Ha lascito la leadership del partito ma, per ora, resta cancelliera. Poi si vedrà, la grande coalizione con i socialdemocratici in Parlamento non gode di buona salute. Le porte della cancelleria in futuro si potrebbero aprire anche per Akk.


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