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Quer pasticciaccio brutto del Nuovo Centro Congressi di Roma

 

Il Nuovo Centro Congressi di Roma rappresenta un tipico pasticcio all’italiana. Pasticcio i cui ingredienti sono costituiti dal velleitarismo del ceto politico, dalla scarsa capacità di pianificazione della pubblica amministrazione, dai costi stratosferici a carico dei contribuenti, dalla voracità delle élite al potere e da errori tecnici nella realizzazione del progetto. Ma per fortuna c’è chi ancora pensa al bene comune e in tanti hanno criticato e criticano tutt’oggi la grande opera pubblica della capitale – per dimensioni la più importante mai realizzata da cinquant’anni a questa parte.

Le contestazioni iniziano dalla scelta del sito: il quartiere Eur. Ritenuto da urbanisti, personalità della cultura e residenti carente di adeguate infrastrutture e inadatto ad ospitare un polo di tale portata. Oggi, a lavori ultimati, il Nuovo Centro Congressi ha una capienza complessiva di circa 8mila posti e occupa una superficie pari a 55mila mq ripartita in tre distinti elementi architettonici: 1) la Teca – un contenitore in acciaio e vetro che racchiude al suo interno la Nuvola – è alta 39 metri (48 dal livello interrato), larga 70 e lunga 175; 2) la Nuvola – costruita in fibra di vetro e silicone ignifugo – costituisce il fulcro del progetto; ha una sagoma che nelle intenzioni di Fuksas dovrebbe rappresentare una nube a forma di cumulo e al suo interno trova posto, tra l’altro, un auditorium da 1.800 posti; 3) il ciclopico Hotel di lusso La Lama – 17 piani, pari a 55 metri di altezza – comprende 439 stanze, sette suite, un centro benessere, un’area fitness, un bar, un ristorante e un parcheggio interrato per 600 posti auto. Per la costruzione dell’intero complesso sono state impiegate 37mila tonnellate di acciaio (pari a cinque volte la Tour Eiffel) e circa 58mila metri quadrati di vetro (pari a sette campi da calcio)… Continua su jobsnews

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