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No insulti alla stampa

 

Dare alla stampa dei “pennivendoli e puttane” come hanno fatto alcuni aderenti ai 5 Stelle non è critica, ma un atto grave di violenza civile. I giornalisti sono attori privilegiati di democrazia, proprio per la loro diversità di giudizio e opinioni.

E se invece i fatti li distorcono per fuorviare il giudizio dei cittadini? Succede anche questo ed è un danno altrettanto grave alla democrazia. Ma nella disinformazione c’è sempre un concorso di colpa tra informante (giornalista) e informato (cittadino), spesso dovuto alla pigrizia di chi riceve una notizia, senza effettuare confronti e riscontri. Magari ignorando con leggerezza la prima verifica da fare: capire quali interessi ha l’editore che finanzia il giornale. E’ questo l’elemento primario della credibilità di una testata.

“Ma io non ho tutto questo tempo da dedicare alla verifica incrociata dei fatti”, dice la persona con cui commento gli insulti di Dibba and company. Gli rispondo che io mi regolo leggendo i giornali che non difendono sempre gli stessi e non attaccano sempre gli stessi, ma quelli che cambiano giudizio a secondo delle azioni, non di chi le compie. Se compriamo un giornale con cui siamo sempre in accordo, siamo faziosi in cerca di altri faziosi. Manovalanza del potere, non libera opinione pubblica.

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