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“Fino a ieri essere fascista era osceno, oggi no, oggi si riaffacciano e sono pronti a tornare”. Intervista a Paolo Berizzi

 

Il 2 novembre, il giorno di #endimpunity, la giornata mondiale per contrastare i crimini contro i giornalisti, è la data giusta per ascoltare Paolo Berizzi mentre ti parla della nuova ondata di fascismo che attraversa l’Italia e non solo. L’ultima volta che lo hanno preso di mira, qualche giorno fa, hanno scritto minacce sul muro della sua abitazione (“Infame, pagherai”). La destra lo “insegue” da anni perché lui è probabilmente quello che più di tutti ha analizzato i movimenti fascisti senza mai smettere, con reportage sul suo giornale, La Repubblica, libri, incontri, conferenze.

“Ogni volta che mi fanno qualcosa penso ai tanti colleghi che fanno questo mestiere in Messico, Corea, Egitto, Turchia e a loro non fanno trovare solo scritte e striscioni, ma ai cancelli ce li appendono direttamente. Penso a loro e vado avanti per la mia strada”.

Ripartiamo dall’inizio, come è cominciata la “caccia” dei fascisti a Paolo Berizzi?
“Mi occupo di estrema destra dai primi anni duemila, insomma da quando c’era uno strano silenzio e il fenomeno veniva visto in modo folclorico, erano i ‘fascisti su Marte’ anche per la sinistra. E io venivo visto come un visionario, invece ciò che è accaduto negli anni ha dimostrato che tanto visionario non ero. Mi sono occupato da subito dei Dora, fanno parte della comunità dei ‘Dodici raggi’, ho scritto di loro nel 2012 e prima ancora, nel 2009, è uscito il mio primo libro sull’estrema destra, ‘Bande nere’, e da subito ci sono stati attacchi”. A marzo 2017 c’è stato uno degli episodi più inquietanti: ho trovato i simboli delle SS e una croce sulla mia macchina, parcheggiata sotto casa; voglio dire che c’è stata una lunga scia di questi atti che io chiamo “attenzioni particolari”. Da marzo dell’anno scorso il comitato sicurezza ha deciso di avviare per me una tutela dinamica, ossia c’è una sorveglianza dell’abitazione e la presenza della Digos agli appuntamenti pubblici. Ciò, comunque, non ha impedito che venissero a fare foto alle presentazioni del mio libro”.

Con la pubblicazione di “Nazitalia” le cose sono peggiorate?
“Purtroppo sì: alla presentazione di Padova si sono presentati e anno cominciato a fare foto a me e al pubblico. Insomma mi seguono. Sanno dove abito. Quelli di Varese mi hanno preso di mira da tempo”.

Tu non sei l’unico ad essere attaccato e minacciato da gruppi di estrema destra, è accaduto anche ad altri colleghi. Ma tu sei un bersaglio costante. Cosa hai fatto di diverso, quale “errore” imperdonabile hai commesso agli occhi di queste formazioni fasciste?
“Credo che sia per il fatto che scrivo da tanto di loro e ho analizzato i loro contatti, le loro contraddizioni, interessi economici, legami, insomma io non li mollo e non mollerò. Se vogliamo andare nel dettaglio, io ho scritto delle loro sponde politiche, in ‘Nazitalia’ ho raccontato il loro vero volto e ciò che sta succedendo. Ho scritto delle loro contraddizioni, di certi legami scomodi come l’interesse per il denaro”.

L’estrema destra, come dimostrano i tuoi libri, esiste da sempre in Italia ma, forse, qualcosa negli ultimi anni è cambiato. Forse, sono stati sdoganati, non credi?
“Certo che sì. Non solo sono stati sdoganati, sono al Governo del Paese in questo momento. Ci sono ministri che usano slogan appartenuti a Casapound e che citano Mussolini nel giorno del suo compleanno. Sto parlando di Salvini e di Fontana: hanno portato il gergo dei fascisti al Governo. E’ evidente che questo clima li rende più forti, giustifica la loro presenza e ciò contribuisce al loro atteggiamento. Infatti hanno alzato il livello di intimidazione perché sanno di poter contare sulla giustificazione politica, del Governo. Sento ogni giorno formazioni di estrema destra che parlano di clandestini, di illegalità, ma qui gli unici in posizione di illegalità sono loro. In questo Paese è vietata la ricostituzione del partito fascista”.

C’è un che di comune tra le minacce dei gruppi fascisti ai giornalisti che srivono del rigurgito nero che attraversa il Paese e la mafia. Stesse modalità, minacce, danneggiamenti…
“Il metodo è uguale. Entrambi si vogliono sostituire allo Stato. Infatti i gruppi di destra fanno le ronde, le raccolte alimentari per i poveri, ossia servizi che sono in capo allo Stato. L’impostazione culturale è la stessa della mafia”.

Però, a questo punto non si può non vedere la latitanza della sinistra. Cioé: ci si aspetterebbe almeno un intervento, un’interrogazione, roba del genere per dire che queste formazioni sono illegali. Se resta tutto nel “circuito” dei giornalisti è come se fossimo un po’ tutti dei visionari, ancora adesso. O no?
“Io queste cose se vado dicendo da tempo.Si tratta di movimenti illegali, sono contro la Costituzione e dovrebbero essere sciolti perché la Costituzione italiana è antifascista. Purtroppo finora la sinistra ha banalizzato tale fenomeno e adesso ci troviamo con l’onda nera che avanza, arrogante e sdoganata dal Governo. Mi piace citare Liliana Segre che è venuta alla presentazione del mio libro e che si è molto affezionata a Nazitalia, e ciò mi onora. Ebbene la Segre ha detto che i fascisti c’erano anche prima, ci sono sempre stati; il punto è che sono cambiati i tempi, fino a ieri essere fascista era osceno, oggi no, oggi si riaffacciano e sono pronti a tornare”.

Le scritte minatorie sul muro della casa di Paolo Berizzi seguono di poco attacchi on line a Federico Gervasoni e ad Andrea Palladino, anche loro autori di inchieste sull’avanzata della destra estrema in Italia. Siamo di fronte ad una sorta di proscrizione verso questi giornalisti. Al contempo si va facendo strada una pericolosa tolleranza di formazioni politiche che violano la Costituzione e l’attuale ordinamento giuridico italiano. Ed è incredibile come tutto ciò non sia ancora catalogato come un’emergenza democratica.

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