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In difesa di Domenico Lucano, della legge e della giustizia

 

La notizia sta scuotendo le coscienze dalle prime luci dell’alba di ieri, quando la Guardia di Finanza, nell’ambito dell’operazione Xenia, ha eseguito la misura cautelare degli arresti domiciliari richiesta dalla Procura di Locri ed applicata dal Giudice per le indagini preliminari nei confronti di Domenico Lucano, Sindaco di Riace, oltre che la misura del divieto di dimora per la compagna Tesfahun Lemlem.

Ne sta conseguendo uno scontato e dannoso dibattito mediatico che, suo malgrado, gravita attorno alle vicende del piccolo borgo calabrese rinato grazie all’accoglienza. Suo malgrado, perché del “modello Riace” non si leggerà solo nelle cronache giudiziarie o in qualche tweet, ma anche e soprattutto sui libri di storia delle generazioni future e maggiormente responsabili verso la tutela del bene comune, semmai alla storia ed ai suoi insegnamenti questa società sarà ancora capace di dare l’importanza che merita. Cosa tutt’altro che scontata.

Piero Calamandrei nel 1956 si poneva un interrogativo simile, anch’egli non celando una visibile fiducia nelle nuove generazioni, quando in difesa di Danilo Dolci chiedeva quale immagine, di quel processo, i Giudici avrebbero voluto consegnare ai posteri. E ancora, sosteneva Calamandrei che nel processo penale il pubblico concentra i suoi sguardi sul banco degli imputati, perché crede di vedere in quell’uomo, anche se innocente, il reo, l’autore del delitto: l’uomo che ha ripudiato la società, che è una minaccia per la convivenza sociale. Le richieste che risuonavano in quell’aula erano di ricercare chi fosse il delinquente, in cosa consistesse il delitto o perché un “disobbediente civile”, paladino della non violenza, fosse stato rappresentato nella requisitoria del Pubblico Ministero come un individuo dalla “spiccata capacità a delinquere”.

Dov’è il delitto? Nei confronti di Mimmo Lucano è stato aperto un anno fa un fascicolo d’indagine sulla base di una serie di accuse tra cui associazione a delinquere, falso in corruzione, abuso d’ufficio, malversazione, fino ad arrivare all’emissione di fatture false ed alla truffa aggravata. La misura cautelare eseguita ieri, provvedimento che limita provvisoriamente la libertà del soggetto… continua su liberainformazione

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