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Regeni, Fico al presidente Al Sisi: senza una svolta verso verità rapporti restano complicati

 

Chi pensava che il presidente della Camera Roberto Fico si limitasse a sollecitare una collaborazione più seria e accurata per giungere al più presto all’individuazione dei colpevoli della morte di Giulio Regeni ha dovuto ricredersi.
Fico, senza troppi giri di parole, ha affermato guardando dritto negli occhi il presidente Abdal Fattah al-Sisi che senza una svolta concreta sul caso Regeni i rapporti tra Italia e Egitto “continueranno ad essere complicati”.
L’inquilino di Montecitorio non ha usato mezzi termini e a conclusione dell’incontro ha voluto rimarcare che c’era stato solo un punto all’ordine del giorno del colloquio: “Sono venuto qui perché siamo a un punto di stallo nonostante le due procure abbiano lavorato insieme e quella di Roma abbia fatto un lavoro eccezionale e consegnato a quella egiziana novità importanti. Servono soluzioni immediate, che inizi un vero processo”, le dichiarazioni affidate alla stampa egiziana e italiana prima di lasciare Il Cairo.
Un’azione e, soprattutto, un atteggiamento molto diversi da quelli di altri esponenti politici e istituzionali, con responsabilità anche maggiori, che lo avevano preceduto con visite ufficiali in Egitto.
Poche settimane prima era stato il vicepremier Luigi Di Maio ad incontrare Al Sisi che in quell’occascione aveva affermato ‘Giulio è uno di noi’, suscitando l’indignazione della famiglia Regeni.
Fico, a differenza del suo compagno di partito, non ha consesso margini per slogan e parole sterili all’ex generale al quale ha ricordato che il 28nne di Fiumicello non era ‘uno di loro’ ma un ricercatore italiano sequestrato, torturato per 7 giorni e ucciso senza pietà.
Il presidente della Camera non ha nascosto alle autorità egiziane di non aver mai creduto che a torturare il nostro connazionale fossero stati dei comuni criminali “vista la sofisticazione degli strumenti usati”.
Fico ha poi aggiunto che “Regeni per noi è morto due volte, perché dopo il ritrovamento del suo cadavere è seguita una serie di depistaggi”.
Ma quale è stato l’attegiamento di Al Sisi rispetto alle pressioni del suo interlocutore? Secondo lo stesso Fico, il presidente egiziano ha assicurato che fare luce sulla vicenda Regeni “è una priorità” per il suo Paese.
Ma la sua falsa accondiscendenza non ha convinto la terza carica dello Stato che è stata molto chiara nel ribadire che adesso “servono i fatti” perché dopo due anni e mezzo non c’è ancora un processo in corso.
Su questo punto Fico è fermo: bisogna arrivare a atti concreti, fare un passo in avanti serio e sostanziale per giungere a una verità definitiva.
Una verità giudiziaria dopo quella storica ormai acquisita e evidente a tutti.
Questo perché non è possibile prescindere, per avere giustizia, dal fare piena luce su esecutori, metodi e mandanti di questo omicidio di Stato. Non solo per Giulio ma per tutti gli egiziani che vedono violati i loro diritti umani come Amal Fathy, che continua a restare in carcere da innocente e per la quale prosegue la mobilitazione del collettivo Giulio Siamo Noi e di Amnesty Italia.

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