Venezia 2018. La Mostra del cinema nella storia d’Italia

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La Mostra del cinema di Venezia, che si apre mercoledì 29 al Lido, quest’anno reca il numero 75. Ma è di fantasia o, meglio, è un’età approssimativa che non tiene conto dell’anagrafe. Essendo nata nel 1932, avrebbe 86 anni, ma tenendo conto che in principio era biennale, e che prima la guerra poi il Sessantotto hanno fatto saltare alcune edizioni, quei gentiluomini della Biennale le hanno giustamente tolto gli anni, come ad una vecchia signora meritevole di rispetto. Resta il fatto che Venezia è la rassegna cinematografica più antica (solo la serata degli Oscar la precede di due anni) e che a scorrerne la storia sorprende quanto la storia della mostra d’arte cinematografica s’intrecci con la storia dell’Italia dagli anni Trenta in poi.

E’ nata in pieno fascismo, da un’idea di Giuseppe Volpi, il governatore della Tripolitania che Mussolini aveva fatto nobile affibbiandogli il titolo di conte di Misurata, dall’omonima città libica appena riconquistata, e oggi nota alle cronache drammatiche dei migranti sui gommoni.  Al Lido di Venezia non c’era ancora un palazzo del cinema, sarebbe venuto più tardi, e le proiezioni della prima edizione della mostra si svolsero, la sera del 6 agosto 1932, sulla terrazza dell’hotel Excelsior. Fu un successo immediato: i film, non ancora in concorso,  erano firmati  dai grandi  del cinema americano già allora imperante:  Frank Capra, King Vidor,  Raoul Walsh Ernest Lubitsch. Howard Hawks. Ma c’era anche il nostro Mario Camerini  con il suo Gli uomini che mascalzoni, il film che lanciò insieme una canzone,  Parlami d’amore Mariù, e l’attore che la interpretava, Vittorio De Sica. Aprì la selezione un film di Rouben Mamoulian  dal titolo profetico per la neonata Mostra destinata a una vita a dir poco tormentata: Il dottor Jekill e Mr. Hyde. Seguì un gran ballo nei saloni dell’Excelsior con il tout Venice che allora contava.

La Mostra del cinema  è nata biennale perché  strettamente legata alla Biennale di Venezia che da allora, oltre al cinema, presenta arte, architettura, danza, musica e teatro. La seconda edizione fu dunque nel ’34 e la mostra diventò subito competitiva con  arrivi  da tutto il mondo  e un premio al miglior film straniero: la coppa Mussolini. E subito il primo scandalo  sullo schermo: con la scena del nudo di Hedy Lamarr in Estasi la rassegna veneziana  entra nella storia del cinema e insieme del gossip (che allora non si chiamava così).

Con la guerra la Mostra si fermò, almeno ufficialmente. In realtà negli anni  1940, 41 e 42 ci furono  proiezioni ufficiose lontane dal Lido con la presentazione di film  la cui scelta fu pesantemente influenzata dal  regime fascista che impose pellicole più propagandistiche che artistiche e attori vicini al partito, come Alida Valli, Assia Noris, la diva dei telefoni bianchi, Fosco Giachetti. Ma quelle edizioni non sono state mai ufficializzate e non le ritrovi nel conto finale.

Si riparte con entusiasmo  nel 1946. In una recente intervista, il presidente della Biennale Baratta  ha ricordato  come quell’anno i dirigenti dell’ente dovettero chiedere al comandante inglese del reparto alleato che aveva requisito il palazzo del cinema al Lido il permesso di organizzare una rassegna cinematografica in una sala di Venezia,  il San Marco. Permesso accordato, il festival risorge dalle ceneri. Il peggio sembra passato. L’anno dopo la Mostra si svolge nel cortile di palazzo Ducale, ritorna la giuria internazionale, la coppa Mussolini, il premio destinato agli attori  diventa coppa Volpi. La vince Anna Magnani con l’interpretazione da protagonista ne L’onorevole Angelina di  Luigi Zampa.

Anni Sessanta: ancora una volta la Mostra  si ferma per tre anni, come per la guerra negli anni Quaranta.  Saltano le edizioni del 1973, ’77 e ’78, travolte dalla contestazione sessantottina, comizi in sala, girandola di direttori sacrificati alla furia iconoclasta di chi vedeva nella mostra al Lido un cascame dell’epopea fascista. Ma gli anni bui sembrano un ricordo. Ormai da quasi quarant’anni la Mostra di Venezia veleggia nel grande mare del cinema mondiale. Oltre che la più antica è la più importante sul piano artistico e culturale, mentre sul mercato la batte il festival di Cannes nato nel dopoguerra in un anonimo villaggio di pescatori destinato a diventare la perla della Costa azzurra.  Niente a che veder con i fasti della rassegna al Lido.

Che la festa cominci, dunque. Il primo film in programma è  First ManIl primo uomo, di Damien Chazelle, il regista del fortunato La La La: è la storia dell’astronauta  Neil Armstrong, il primo uomo a mettere piede sulla Luna. Alla serata di gala non ci sarà Mattarella. Sulla  garbata ritrosia  del presidente della repubblica  per la mondanità  è pesato  quest’anno anche  il plumbeo mantello che sulla politica italiana ha calato il contestatissimo ministro dell’interno, il primo a essere  indagato dalla Procura della Repubblica per un reato non da poco, sequestro di persona (gli immigrati bloccati sulla nave Diciotti). Per molto meno, nel Cinquecento la Serenissima ti mandava ai Piombi. Ma forse l’interessato è convinto di meritare un premio, magari  la coppa Volpi ex-Mussolini, quale migliore attore protagonista dell’odierna scena politica italiana.


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