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Italia 4×400. Le ragazze che hanno colorato di azzurro il “nostro” Mediterraneo

 
Le immagini sono potenti, spesso molto più potenti delle parole. Tutti ci ricordiamo della Giocanda, mentre facciamo fatica a recitare i pochi e splendidi versi de “L’infinito”. La comunicazione politica conosce bene questo principio, come dimostra la scelta “trionfante” dell’immagine nel barocco contro l’essenzialità della parola (di dio) dei luterani e dei riformati. Allora non deve sorprendere il successo dell’immagine di quelle quattro ragazze della nazionale italiana che hanno vinto la 4×400 ai Giochi del Mediterraneo. E’ un’immagine piena di significati e di suggestioni, che possono diventare un simbolo per la nostra Italia, così affaticata, impaurita e rabbiosa. Innanzi tutto è una staffetta, la più complessa e faticosa, dove si fa squadra e tutti devono dare il massimo, per sé e per gli altri. Poi è composta da giovani donne, forti e sorridenti.
E’ una vittoria ai Giochi del Mediterraneo, giochi, in qualche modo, “minori” (a me è capitato di vincere e di fare il record italiano a dorso proprio nella staffetta mista, nel 1967 a Tunisi), ma dedicati a un mare che è sempre stato elemento di comunicazione e di civiltà, nonostante le sue storiche battaglie, e adesso sembra diventato una “fossa” piena di morti. E poi ci sono le storie, tutte diverse, di queste quattro ragazze italiane, che non si sono nemmeno accorte di essere -tutte e quattro- di colore. Ma soprattutto c’è lo sport. Lo sport esprime un’etica profonda, intrinseca, alla quale dovremmo restare aggrappati e che dovremmo insegnare da subito, nella pratica quotidiana, a tutti i nostri bambini, fin dalla scuola elementare, e pazienza per adulti ed anziani che ne sono esclusi e pensano di essere “sportivi” solo perché guardano le partite di calcio alla televisione. Lo sport ha un’anima illuminista e cosmopolita ed è etico nei principi e nei fatti. E’ per sua natura multicolore, come dimostrano i cinque cerchi olimpici, via via si è aperto a tutti, dalle donne, ai “lavoratori”, ai diversamente e straordinariamente abili. Lo sport insegna che si vince e si perde, ma non ci sono risultati senza impegno e sacrificio, che prima della gara ci vuole silenzio e concentrazione e non sparate al vento. Nello sport i numeri sono importanti perché misurano -anche se qualche volta ci sono degli errori- la realtà e il valore di una prestazione. Certo c’è anche l’insulto estremo del doping, ma chi si macchia di questo orrore, viene marchiato e non diventa certo un eroe. Lo sport insegna il rispetto delle regole e dell’avversario, perché è attraverso i suoi occhi che conosciamo meglio noi stessi.

Lo sport insegna ad essere “patriottici”, ad amare e difendere il proprio paese, senza essere “nazionalisti”, cioè negare agli altri i nostri stessi diritti.
Allora guardiamo e riflettiamo sulla foto di quelle ragazze, che insieme a tanti altri compagni di squadra, hanno colorato di azzurro il “nostro” Mediterraneo. Ci stanno raccontando un mondo possibile, dove si può vincere tutti insieme.

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