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Giù gli assegni sociali, bene il Rei: “Potenziarlo nella legge di bilancio”

 

L’appello del portavoce dell’Alleanza contro la povertà, Roberto Rossini, dopo la pubblicazione dei dati Inps del primo semestre 2018 su Rei e pensioni. Oltre un milione di persone accede a misure di sostegno contro la povertà, il 70% delle erogazioni Rei al Sud

 

ROMA – Prende corpo il Reddito di inclusione (Rei), ma crollano gli assegni sociali.Sono alcuni dei dati presentati dall’Inps sul primo semestre del 2018 pubblicati rispettivamente dall’Osservatorio sul Reddito di Inclusione e dall’Osservatorio di monitoraggio dei flussi di pensionamento. Sebbene il governo M5S e Lega abbia in programma il superamento del Rei con l’istituzione di un Reddito di cittadinanza, la misura nata con il governo Renzi (e attualmente la prima misura strutturale contro la povertà in Italia) sta ingranando. Avviata ufficialmente con il 2018, nel primo semestre di questo anno ha permesso di erogare benefici economici a 267 mila nuclei familiariraggiungendo 841 mila persone. Il dato, tuttavia, non rappresenta ancora tutta la platea di riferimento. Basti pensare che attualmente ci sono ancora 44 mila nuclei familiari che beneficiano del Sia,il Sostegno all’inclusione attiva in fase di esaurimento e non più accessibile. Sommando i due dati, quindi, si arriva ad un totale di 311mila nuclei familiari con un sostegno contro la povertà, ovvero oltre un milione di persone raggiunte.

Per quanto riguarda il Reddito di inclusione, secondo i dati Inps, la maggior parte dei benefici vengono erogati nelle regioni del sud (70 per cento) con interessamento del 73 per cento delle persone coinvolte. Campania e Sicilia sono le regioni con maggiore numero assoluto di nuclei beneficiari (insieme rappresentano il 50 per cento del totale dei nuclei e il 53 per cento del totale delle persone coinvolte); a seguire Calabria, Lazio, Lombardia e Puglia coprono un ulteriore 28 per cento dei nuclei e il 27 per cento delle persone coinvolte. Il tasso di inclusione del ReI, ovvero il numero di persone coinvolte ogni 10mila abitanti, inoltre, risulta pari a 139 e raggiunge i valori più alti nelle regioni Sicilia, Campania e Calabria (rispettivamente pari a 416, 409, 309) ed i valori minimi in Friuli Venezia Giulia (15) ed in Trentino Alto Adige (17). L’importo medio mensile, pari a 308 euro, risulta variabile a livello territoriale, con un range che va da 242 euro per i beneficiari della Valle d’Aosta a 338 euro per la Campania. Complessivamente, quindi, le regioni del Sud hanno un valore medio del beneficio più alto di quelle del Nord di 53 euro e del Centro di 38 euro. L’importo medio varia sensibilmente, per costruzione della misura, per numero dei componenti il nucleo familiare, passando da 178 euro per i nuclei monocomponenti a 435 euro per i nuclei con 6 o più componenti.

Un primo commento positivo sul Rei arriva da Roberto Rossini, portavoce dell’Alleanza contro la povertà e presidente delle Acli. “Meno male che il Paese si è dotato di una misura universale di contrasto alla povertà – spiega -. Questo strumento funziona ma va potenziato presto nella prossima legge di bilancio”. Sui dati Inps è intervenuto anche il capogruppo del Pd, Graziano Delrio, parlando di “una misura concreta per combattere la povertà: reddito che il ministro Luigi Di Maio vuole cancellare”. Per il Pd, bisognerebbe potenziare l’attuale misura. “L’obiettivo è raddoppiare il numero delle persone che possono avvalersi di questo fondamentale sostegno – ha aggiunto Delrio -. La lotta alla povertà è un’urgenza, il governo non perda altro tempo, metta da parte la demagogia e si confronti su proposte concrete”.

Mentre il numero dei beneficiari del Reddito di inclusione sono in crescita, crollano quelli dell’assegno sociale, ovvero quella prestazione “erogata a domanda dedicata ai cittadini italiani e stranieri in condizioni economiche disagiate e con redditi inferiori alle soglie previste annualmente dalla legge”, spiega l’Inps. “Gli assegni sociali liquidati nel primo semestre 2018 (10.332) sono di entità molto esigua rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (78.470) – spiega l’Inps -, in quanto si è innalzato di un anno il requisito di età utile per la liquidazione dell’assegno”. Sull’assegno sociale è intervenuto ancora una volta Roberto Rossini. “I dati pubblicati dall’Inps confermano quanto già anticipato dal nostro Patronato – spiega Rossini -: con l’innalzamento dell’età anagrafica per poter accedere all’assegno sociale (dai 65 anni e 7 mesi a 66 anni e 7 mesi) gli assegni liquidati hanno subito un vero e proprio crollo (-73,5 per cento), lasciando senza alcun strumento di sostegno un numero crescente di cittadini”. Un dato destinato a crescere, spiega Rossini, visto che nel 2019 l’assegno sociale spetterà solo al compimento del 67° anno di età.(ga)

Da redattoresociale

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