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Trump diventa lord protettore di Conte

 

Sorpresa ma non troppo. A Donald Trump piace il governo populista italiano. Il presidente degli Stati Uniti apprezza il nuovo esecutivo M5S-Lega, forse perché i cinquestelle e i leghisti gli ricordano le sue battaglie populiste contro l’establishment americano ed internazionale.

Trump, al vertice del G7 a Charlevoix in Canada dell’8 e 9 giugno, è andato in rotta di collisione con tutti i tradizionali alleati occidentali, ha dato ragione alle aperture del nuovo esecutivo italiano a Vladimir Putin: «Far rientrare la Russia nel G8 è nell’interesse di tutti». Giuseppe Conte ha usato le stesse identiche parole. Secondo il presidente del Consiglio «il ritorno di Mosca è nell’interesse di tutti». Trump ha evidenziato la sintonia con Conte in un incontro a due. Lo ha lodato: è «un bravo ragazzo. Sarà presto onorato a Washington. Farà un gran lavoro, la gente italiana ha scelto bene». Conte ha incassato gli elogi: «Il rapporto con Trump è stato da subito molto cordiale. C’è stata una grande apertura nei miei confronti. Ha espresso grande entusiasmo per questo governo…Con gli Usa il rapporto è strategico».

È una melodia per le orecchie di Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il primo capo politico pentastellato e il secondo segretario leghista, entrambi vice presidenti del Consiglio. È, invece, una suonata piena di laceranti stecche per le orecchie di Germania, Regno Unito e Francia. L’apertura del presidente americano, che ha capovolto la precedente politica della Casa Bianca, spalanca la porta a Putin per il ritorno al G8 (se mai il Gruppo a 7 resterà in piedi) e per la cancellazione delle sanzioni economiche occidentali sollecitata da tempo dal M5S e dalla Lega. Angela Merkel, Theresa May e Emmanuel Macron, invece, vogliono il mantenimento delle sanzioni decise dopo l’annessione della Crimea da parte di Putin ai danni dell’Ucraina.

La convergenza tra il populismo americano e quello italiano, del resto, non è proprio una novità. Nei giorni infuocati della trattativa per dare vita al governo Conte, Washington per prima ha dato il disco verde alla nascita dell’esecutivo grillo-leghista. Trump si erge a lord protettore del governo populista italiano guardato invece con timore da Germania, Francia e Regno Unito.

L’esecutivo M5S-Lega è sotto attenta osservazione, in Italia e all’estero. È un caso senza precedenti: per la prima volta nella storia della Repubblica italiana il populismo ha conquistato il governo, non era mai accaduto in un paese dell’Europa occidentale. Adesso sono attesi con speranza o con paura, secondo le diverse opinioni, i primi provvedimenti del ministero Conte-Di Maio-Salvini.

Le crisi politiche sommate a quelle economiche sono il motore delle rivoluzioni: in alcuni casi sono violente, altre volte sono pacifiche. In Italia la rivoluzione è stata pacifica, realizzata il 4 marzo, attraverso libere elezioni.

Due diversi populismi hanno travolto gli equilibri consolidati della Seconda Repubblica: i partiti tradizionali del centro-destra e del centro-sinistra sono andati in frantumi. Le due forze populiste, fiere avversarie durante la campagna elettorale, hanno dato vita al “governo del cambiamento” e ora possono incrociare sia i consensi di Trump, ad ovest, sia quelli di Putin, ad est. Ne avranno bisogno: c’è il difficile problema di mantenere le grandi promesse fatte agli elettori su tasse, reddito di cittadinanza, lavoro, pensioni, immigrati.

Cinquestelle e Carroccio viaggiano tra convergenze e contrasti. Entrambi si sono sviluppati come forze d’opposizione anti sistema: con simpatie per Vladimir Putin e per Trump e fortemente ostili all’euro, alla Ue, alla Nato, agli Usa, alle élite e alle tecnocrazie nazionali ed internazionali. Poi ci sono i contrasti: Di Maio con decisione ha virato verso l’euro, la Ue, la Nato e l’alleanza con gli Usa allontanandosi dalle sirene di Mosca. Ma anche il segretario della Lega si è dato da fare, ha perfino adottato uno slogan simile a quello divenuto la cifra di Trump. Il presidente statunitense conquistò nel 2016 la Casa Bianca invocando dazi, taglio delle tasse e barriere contro gli immigrati. Martellava: “Prima l’America”. Salvini ha più che triplicato i voti promettendo: “Prima gli italiani”.

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