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Sentenza storica in Cassazione a Roma per i morti di amianto alla ex centrale enel di Turbigo

 

Finalmente un po’ di giustizia e dignità per i lavoratori “uccisi” dall’amianto alla ex Centrale ENEL di Turbigo: la Corte di Cassazione Sez. IV Penale ha annullato ieri a Roma la sentenza assolutoria della Corte d’Appello di Milano di un anno fa. Soddisfazione di Medicina Democratica e di AIEA- Associazione Italiana Esposti Amianto, che con l’avvocato Laura Mara avevano fatto ricorso:” Con questa sentenza si aprono nuovi scenari per l’infinita serie di processi per i morti di amianto in Italia”!

Annullata in tarda serata ieri in Cassazione a Roma la sentenza della Corte d’Appello di Milano, Sez. V Penale, che un anno fa aveva mandato assolti gli imputati per gli 8 morti di mesotelioma pleurico alla Centrale ex ENEL di TURBIGO-Milano: “E’ una sentenza storica e unica nel suo genere, che arriva dopo interminabili anni di atti giudiziari e battaglie”, hanno dichiarato Maura Crudeli, presidente nazionale di AIEA e Fulvio Aurora, segretario nazionale di Medicina Democratica, che con l’avvocato Laura Mara avevano fatto ricorso contro le ingiuste sentenze emesse in primo grado dal Tribunale di Milano, Sez. V Penale e, in secondo grado, dalla Corte d’Appello di Milano, Sez. V Penale. ” Finalmente si rende dignità e giustizia ai lavoratori “uccisi” dall’amianto respirato per anni in azienda, in assenza di adeguate misure di tutela e sicurezza- hanno sottolineato- un successo che ci spinge a continuare la battaglia per vedere riconosciuti il diritto alla difesa della salute, negli innumerevoli procedimenti giudiziari in corso, in ogni parte d’Italia”.

I giudici della IV Sezione della Corte Suprema di Cassazione hanno quindi annullato la sentenza impugnata riferita agli imputati Beduschi, Negroni, dirigenti d’azienda e il responsabile civile ENEL, in relazione agli omicidi colposi dei lavoratori Marcoli, Orlandelli e Misin, tutti deceduti per mesotelioma pleurico, provocato dall’amianto respirato in azienda per lunghi anni e “rinviato” per nuovo giudizio al giudice civile competente in Appello a Milano.

Dunque, “il fatto sussiste”: i morti di amianto di Turbigo non sono morti per caso o per fatalità e il nuovo processo che si terrà a Milano determinerà le responsabilità di chi aveva il dovere di tutelare la salute e la vita dei propri dipendenti: è questo il fatto nuovo che scaturisce da questa sentenza, che ribalta ben quattro precedenti sentenze della stessa IV Sezione Penale di Cassazione, basate fondamentalmente su una sorta di “escamotage”, di cavillo giuridico e cioè che non sarebbe stato dimostrabile il momento della cosiddetta “induzione”, e cioè quando il processo cancerogenetico, per ciascuno dei lavoratori deceduti, sarebbe iniziato. Una interpretazione basata su una accezione del tutto discutibile, ritenuta errata dalla letteratura internazionale, nonché da precisi documenti scientifici nazionali.

L’appassionata arringa dell’avvocata Laura Mara, costituita per le parti civili, e il presidio tenutosi ieri davanti alla Corte di Cassazione, nonostante il diluvio, con AIEA, Medicina Democratica, CNA-Coordinamento Nazionale Amianto e i familiari delle vittime hanno “convinto” i giudici di Cassazione. ” E’ una sentenza storica- ha aggiunto l’avvocata Laura Mara- che apre scenari inediti per gli innumerevoli casi aperti su tutto il territorio nazionale, e che arriva nonostante il mancato ricorso da parte della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano, che invece era stata presente in tutti gli altri processi in Cassazione, e che priva la possibilità di perseguire i responsabili anche penalmente. Assenza su cui occorrerà riflettere ma che, oggi più che mai, ci insegna che le uniche battaglie perse sono quelle non fatte”.

Non c’è stata quindi la temuta “sentenza fotocopia, come le precedenti emesse, peraltro dalla stessa IV Sezione Penale di Cassazione, che hanno mandato assolti i responsabili delle aziende, dove sono morti centinaia di lavoratori a causa dell’amianto e del mancato rispetto delle norme di prevenzione e sicurezza: sono infatti ad oggi 374 i lavoratori “uccisi” dal mesotelioma pleurico, un cancro micidiale e mortale provocato dall’amianto respirato per anni in fabbrica alla FIBRONIT di Broni- Pavia, alla PIRELLI di Milano, alla ANSALDO FRANCO TOSI di Legnano e alla MONTEDISON di Mantova, cui sono seguite ben 4 sentenze assolutorie, emesse dal 2015 ad oggi dalla Corte di Cassazione nei confronti dei dirigenti aziendali, imputati del mancato rispetto delle norme di legge, necessarie ad evitare la contaminazione dovuta alla inalazione delle pericolose fibre “killer”.

La tragedia amianto in Italia è tutt’altro che conclusa, nonostante questo “veleno” sia stato messo fuori legge dal 1992: la lunghissima latenza delle gravi patologie, anche 30/40 anni dall’inizio della inalazione, provoca oltre 4.000morti all’anno, di cui 1.500 per mesotelioma. Sono centinaia i morti “in attesa di giudizio” nei vari processi in corso da un capo all’altro dell’Italia. Sono morti tragiche per il lavoro, ma che “non fanno rumore”, per le modalità che le caratterizzano, lunghe e dolorosissime malattie: con la sentenza di ieri, ci si augura che anche per loro si apriranno nuovi spiragli di giustizia.

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