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Giovanni Galloni e la politica come speranza 

 
Di Giovanni Galloni non ci mancherà solo la cultura, pure smisurata, ma soprattutto la sua capacità di suscitare speranza in chiunque avesse la fortuna di ascoltarlo o di leggerlo. Ci ha lasciato a novant’anni uno degli ultimi grandi democristiani, un intellettuale finissimo e un politico di valore, moroteo e basista, impregnato dell’antico spirito dossettiano e capace di porsi sempre come uomo del dialogo, della mediazione e dell’incontro fra idee differenti.
Direttore de “Il Popolo”, vicesegretario e vicepresidente della DC, vicepresidente del CSM, giurista di valore e personalità spicco dell’universo cattolico, di Galloni ricordiamo le intuizioni, la profondità del pensiero, il coraggio e la saggezza, la stessa che in quegli anni animava altri straordinari esponenti di quell’area, su tutti Scoppola, Ruffilli, Andreatta, Marcora e l’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Credeva nel prossimo, credeva nella politica come arte nobile, credeva nella possibilità di cambiare il mondo, credeva nelle utopie, le inseguiva, le amava, non si arrendeva mai e proseguiva per la sua strada, andando incontro alla sua guerra, alle sue sconfitte, ai suoi dolori, alle sue sofferenze e a qualche piccola ma significativa soddisfazione che, tuttavia, viveva con la sobrietà e la gentilezza d’animo propria dei galantuomini.
Profondamente rispettoso nei confronti di chicchessia, conservava un’umiltà oggi sconosciuta, una disponibilità al confronto che lo rendeva una delle persone più gradevoli in assoluto e una comprensione dei drammi altrui che rivelava, in ogni circostanza, una sensibilità fuori dal comune.
Un grande vecchio, dunque, uno dei pochi rimasti. E ora che non c’è più, al senso di vuoto si mescolano i rimpianti, soprattutto se ci si guarda intorno e ci si rende conto del baratro, morale e culturale, in cui siamo sprofondati.

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