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Donne e uomini d’Italia

 
di Claudio Paravati (direttore Confronti)

 

«Aver viaggiato in Albania ha significato conoscere anche e forse soprattutto l’Italia». Questa una delle affermazioni che abbiamo ripetuto più spesso durante il giro di presentazioni del libro Donne d’Albania. Tra migrazione, tradizione e modernità, nostra recente pubblicazione come Com Nuovi Tempi.

Bisogna segnalarlo: con grande entusiasmo da parte del pubblico e da parte delle tante associazioni che hanno organizzato gli eventi a Parma, Padova, San Donà di Piave, Asti, Torino… e le richieste non finiscono ancora.

Va tenuto presente che, tra le comunità immigrate, quella albanese è la più numerosa tra quelle non dell’Unione europea, contendendosi la posizione con la comunità marocchina. Per dare delle cifre: parliamo di circa 470mila persone, stranieri regolari, che lavorano, studiano… vivono le nostre città.

È questo un dato importante per comprendere la mappa della popolazione del nostro Paese, ma che ci ricorda anche della necessità di dare testimonianza dell’importante storia migratoria degli albanesi in Italia. Una storia che, a partire dai primi anni Novanta, sta dando dei risultati ben più che incoraggianti e che rappresenta, insomma, un bell’esempio. Dai dati sulla migrazione ce n’è uno che rimane troppo spesso ignorato: solo negli ultimi anni hanno ottenuto la cittadinanza 100mila albanesi.

Quella albanese è una migrazione con una storia ancora da raccontare. Ancor di più: una complessità di storie che, se ascoltate, lasciano emergere non solo la condizione di quelle persone, ma allo stesso tempo la condizione di tutto il nostro Paese. Tra la sofferenza delle periferie, le disuguaglianze economiche e sociali, la mancanza di riconoscimento — talvolta anche dei diritti — e infine il ruolo nel presente, qui e ora, delle nuove generazioni. Quest’ultime sono il tassello da tenere sottocchio. Giovani che si laureano, che lavorano, che hanno finito dottorati di ricerca e che aprono imprese. Perfettamente bilingue, spesso trilingue o anche di più.

Giovani che vivono identità complesse e in divenire, che rappresentano un potenziale pronto per l’avventura della costruzione della società politica e civile dell’Italia, ma che come tutti i loro coetanei — e fatalmente sovente di più — soffrono a causa dei meccanismi inceppati di un Paese che fatica a uscire da una crisi strutturale.

Il viaggio non è ancora finito. Un viaggio che è e sarà appassionante, fatto di incontri straordinari di vita ordinaria. Le ricca testimonianza delle donne e degli uomini d’Italia, albanesi e italiani.

 

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