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E se Mattarella usasse WhatsApp? Telefonini caldi Di Maio-Salvini con Maroni guastafeste

 

Speranza annusa Pd in cerca di odor di sinistra. Ma si becca un bel po’ di critiche. Gli editoriali di Scalfari straripano

Di Alessandro Cardulli

Abbiamo una buona notizia per il Presidente della Repubblica. Non ci sarà più bisogno delle faticose audizioni dei rappresentanti delle forze politiche che devono a lui fare riferimento per la formazione del nuovo governo. La porta del suo studio che si apre, si chiude, si riapre quando escono le delegazioni, la sfilata davanti ai microfoni, giornalisti in spasmodica attesa, i cittadini in attesa delle notizie date dai tg e dai gr. Per questa volta passi, ma ormai con l’ingresso in campo delle nuove tecnologie se ne può fare a meno. Con  WhatsApp  il problema è risolto. Come dice la pubblicità “con questo nuovo modo di comunicare avrai messaggi e chiamate veloci, semplici e sicuri gratuitamente, e disponibili sui telefoni di tutto il mondo”. Pare che ci siano solo da superare alcuni adempimenti burocratici e poi vai con il Whats. Problemi già risolti invece per quanto riguarda l’elezione dei presidenti di Senato e Camera. Non sui nomi per i quali ancora le scelte sono in alto mare ma sui rapporti fra i partiti, o come si chiamano le liste che si sono presentate alle elezioni. I  capibastone si sentono per telefono, telefonini, ovviamente. Le vecchie cornette non sono potabili. Magari ti trovi al bar o al ristorante, oppure partecipi ad una manifestazione, un dibattito, ti viene l’idea di fare due chiacchiere  con il tuo dirimpettaio. Di Maio vuole scambiare due chiacchiere con Salvini? E vai col cellulare. Telefonino caldo anche fra il leader pentastellato e gli esponenti del Pd, quelli che sono in attesa della assemblea generale, ora gestiti da Martina. Una volta per problemi cosi rilevanti ci si sedeva ad un tavolo, magari in qualche sede istituzionale, Camera o Senato. Se qualora non fosse disponibile neppure un ufficietto si può chiedere ospitalità a qualche associazione o altra sede neutrale. Il telefonino serve anche a chiarire dichiarazioni, interviste male interpretrate. “No, guarda, sono stato capito male, colpa di quel c… di giornalista”. “Stai sereno, l’accordo si farà” e via dicendo. Si usa ancora l’intervista sulla carta stampata per parlare non solo del presente ma anche del futuro, di possibili accordi,  “evoluzioni” nei rapporti fra forze politiche. Magari il giorno dopo, queste “evoluzioni” cambiano. Ma si può sempre dire che il solito giornalista ha dato una sua versione, l’intervista è redatta nella forma più semplice, domanda e risposta

Direte, ma non esagerare. Può darsi che esageriamo ma vedere la politica ridotta a chiacchiericcio fa male al cuore e all’anima. È una ferita alla democrazia. La politica è cultura, partecipazione. A volte l’intervista invece di fare chiarezza, crea sconcerto e incomprensioni. Prendiamo l’intervista rilasciata da Roberto Speranza, uno dei leader di Liberi e Uguali. ”Se il Pd – dice a Repubblica – apre una fase nuova allora dialogo aperto”. E il quotidiano diretto da Calabresi titola “Con il nuovo Pd riportiamo insieme la sinistra al governo”. Ma dall’interno di LeU impegnati a costruire un nuovo soggetto, un partito della sinistra, non la prendono bene e arrivano le critiche. Perlomeno attendiamo che nasca il nuovo Pd. Già che ci siamo una notizia, o meglio una illazione. Pare che il quotidiano di Largo Fochetti cambierà formato perché gli editoriali di Scalfari non entrano più in una pagina. E quando hai finito di leggerli ti chiedi: ma che vuol dire?

Tengono banco i colloqui del leader pentastellato. Parla con tutti. Vuole tutto e di più

In questi giorni in particolare tengono banco i colloqui del leader pentastellato, Di Maio. I telefonini scottano. Parla con tutti. Vuole la presidenza della Camera. Gli spetta, afferma,  perché è il primo partito, uscito dalla competizione elettorale. Ma la vuole anche la coalizione Salvini, Berlusconi, Meloni. Si può trattare per la presidenza del Senato che Salvini vorrebbe per uno dei suoi. Ma Berlusconi non ci sta a rimanere a bocca asciutta e neppure la Meloni. Telefonini bollenti. A complicare le cose c’è il fatto che sia Di Maio che Salvini  si sono candidati a presidenti del Consiglio. Il problema si può risolvere  se i due mantengono buoni rapporti, con le truppe della Meloni a fare le riserve. Accade che un altro leghista di peso, Roberto Maroni , ex presidente della Lombardia al quale Salvini non resta simpatico, anzi sono come  cani e gatti o viceversa, intervistato a “Mezz’ora in più, Rai 3” da Lucia Annunziata affermi: “Mi sembrerebbe un ritorno indietro alla Prima Repubblica, ai governi balneari ha detto Maroni, sperando che “il centrodestra si confermi”. Salvini non la prende bene. Ha bisogno di un “clima sereno”, rapporti diciamo cordiali con il pentastellato. Risponde a Maroni a “Domenica Live”, leggi Barbara d’Urso. Dice: “Qui seduto come premier? Non ci manca molto, ci siamo quasi”. “Su un programma vero, reale, andrò in parlamento e chiederò chi ci sta, se qualcuno dice sì, ci metto la faccia e per 5 anni mi metto anima e corpo a riportare l’Italia quello che deve essere”. Di Maio, 5 Stelle? Anzi: “Vediamo. Mio dovere è sentire tutti e sentire cosa vogliono dire”, ha detto Salvini. “Ma – ha aggiunto – non sono disponibile a governare con chiunque, no alle larghe intese, no a un governo tutti insieme”.

L’ex presidente della Lombardia: “Salvini, giovane, ambizioso, capace, ma può aspettare”

Maroni, fra l’altro, aveva detto che “un eventuale governo Lega-M5S metterebbe in grande imbarazzo le alleanze di centrodestra che governano in Lombardia e in Veneto”. Per rincarare la dose Maroni aveva fatto presente  che non si possono fare governi a livello nazionale con un partito, i Cinquestelle, e poi questo partito è all’opposizione nelle amministrazioni locali. E arriva la stoccata feroce, da avversari e non da militanti nello stesso partito: “Salvini è un ragazzo giovane, molto ambizioso e capace, ha una strategia in mente, ma può aspettare. Può essere leader del centrodestra senza dividerlo. Io mi auguro solo che il patrimonio che io, Bossi, Berlusconi abbiamo costruito, tutto quello a cui abbiamo lavorato in questi anni, non venga buttato via. Sono certo che Salvini possa valutare i tempi giusti per la sua leadership, altrimenti il rischio è che il risultato del 4 marzo possa ridursi a una vittoria di Pirro”. Maroni scopre le carte: “Piuttosto che un dialogo con gli M5S – dice – io faccio il tifo per un governo di larghe intese: garantirebbe la compattezza del centrodestra e potrebbe durare un anno per una legge elettorale fatta bene. C’è già la data: il 26 maggio 2019, quella prevista per le europee”.

Le mosse di Berlusconi per stoppare Salvini. Unica soluzione la larghe intese

Poi spiega anche  le mosse di Berlusconi, critico verso le aperture del Salvini nei confronti dei grillini: “Il Cavaliere teme l’opa di Salvini su Forza Italia, vuole a tutti i costi evitarlo. Da qui al 23 quando si decideranno i presidenti delle Camera si giocherà. Berlusconi –prosegue – vuole  evitare un governo che escluda Forza Italia e sta lavorando per l’unico governo possibile che possa evitare elezioni anticipate in autunno. E l’unica soluzione sono le larghe intese”. Salvini chiama in campo simpatizzanti della Lega, i neo eletti in Lombardia, al Parlamento. Fa sapere che farà di tutto per dare agli italiani un governo stabile anche se non ha paura di un voto a ottobre. “Gli italiani ci hanno chiesto di governare. Questo faremo. Altre soluzioni – afferma – non ne vedo”. E già che c’è rende noto che nel  pomeriggio ha parlato “pochi minuti” al telefono con Di Maio. “Ci siamo confrontati sulla questione delle presidenze delle Camere in vista del voto di venerdì prossimo. Non abbiamo parlato di nomi né di ruoli. Per quanto mi riguarda sarò contento, come centrodestra, di sentire lui e gli altri esponenti politici nei prossimi giorni con l’unico obiettivo di giungere quanto prima a rendere operativo il Parlamento con la designazione delle rispettive presidenze”. Non la pensa così Giorgia Meloni, la terza gamba della alleanza di destra: “A Di Maio dico che non è assolutamente un obbligo dare al Movimento 5Stelle la presidenza di una Camera, è una forza che è arrivata seconda.
Fino a oggi non è quasi mai successo”.

Sconsolata conclusione. Sarebbe interessante sapere di cosa hanno parlato Di Maio e Salvini, nei “pochi minuti” delle telefonate. Forse è chiedere troppo. Non lo sanno neppure loro.  Tecnologie a parte, che non fanno miracoli.

Da jobsnews

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