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“Disse: Ti sparo in testa”. Federica Angeli testimonia al processo

 

La giornalista di Repubblica ha confermato in aula le accuse all’uomo che  nel 2013 minacciò lei e due video operatori. Da allora  la cronista vive sotto scorta

Il 19 febbraio 2018 la giornalista Federica Angeli ha testimoniato contro Armando Spada, imputato per minacce e violenza privata nei suoi confronti. Ha raccontato in dettaglio ai giudici del Tribunale di Roma le minacce che subì insieme ai due video operatori che erano con lei. Lo ha fatto con visibile commozione, ma a testa alta, dando prova di coraggio e di senso civico.

La redattrice di Repubblica vive sotto scorta da oltre quattro anni proprio in seguito a quelle minacce. Fu minacciata nel 2013, a Ostia, mentre svolgeva un’inchiesta giornalistica sul campo, in esclusiva, sulle infiltrazioni della criminalità organizzata. A quell’epoca, né la magistratura né la stampa avevano ancora acceso tutti i riflettori su quella parte di Roma.

Per oltre un anno neppure il suo giornale pubblicò la notizia che lei viveva sotto scorta, come fece notare Ossigeno (leggi). Il caso di Federica Angeli divenne noto in tutte le sue implicazioni, mostrando a tutti che era stata minacciata a causa del suo lavoro e non per altre ragioni, soltanto dopo la grande inchiesta giornalistica del settimanale l’Espresso denominata “I quattro re di Roma” e dopo l’inchiesta giudiziaria “Mafia Capitale” che approfondì i fatti rivelando un intreccio politico-affaristico-criminale nel quale anche i clan di Ostia avevano un ruolo da protagonisti.

“Ho pagato con la mia libertà personale, ma credo sia servito a qualcosa”, ha detto Federica Angeli ai suoi colleghi giornalisti, il giorno della testimonianza, prima di entrare in aula. “Anche grazie alle mie denunce – ha aggiunto – tutti adesso conoscono la realtà di Ostia. Rifarei tutto ciò che ho fatto. Oggi è giusto essere qui. In quell’aula io sarò al banco dei testimoni, ma con me ci saranno tutti i cittadini”.

Davanti al Tribunale di Roma, quel giorno, per darle coraggio, c’era un presidio di giornalisti, organizzato da Fnsi, Ordine dei Giornalisti e Usigrai, in segno di solidarietà. C’erano il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, e il presidente, Giuseppe Giulietti; l’Ordine dei giornalisti, con il presidente Carlo Verna e il segretario Guido D’Ubaldo; Usigrai, Articolo21, Ordine dei giornalisti del Lazio, Associazione Stampa Romana, Rete NoBavaglio, studenti delle scuole superiori; rappresentanti di Libera contro le mafie; il direttore di Repubblica, Mario Calabresi, e il vicedirettore, Sergio Rizzo; il direttore di Fanpage, Francesco Piccinini.

Poi, in aula, davanti ai giudici, Federica ha deposto per un’ora, rispondendo alle domande, ricostruendo il comportamento minaccioso di Armando Spada nei suoi confronti.

Quel 23 maggio del 2013, Federica Angeli, insieme a due videoporeratori, svolgendo un’inchiesta per conto del suo giornale, si recò nello stabilimento balneare Orsa Maggiore di Ostia,  a chiedere spiegazioni su uno strano cambio di gestione di quella  concessione balneare e si ritrovò chiusa in una stanza e minacciata.

“Ero con due operatori, con due telecamere. Iniziai a fare domande, ma quando Spada e il suo socio, Cosimo Appeso, videro acceso il led rosso della telecamera, iniziò il parapiglia. Ho avuto paura. Loro ci hanno detto di dargli la telecamera. L’operatore si è rifiutato e ha detto: “Altrimenti che fate?”. A quel punto Armando Spada ha pèiegato la mano a forma di pistola e ha detto: “Altrimenti te sparo in testa”. Ci hanno ordinato di cancellare le immagini registrate, ha proseguito Federica Angeli, e si sono tranquillizzati soltanto dopo che l’operatore ha premuto i tasti per fare quell’operazione. “Poi Armando Spada mi ha portato in una stanza: ‘Chi ti manda?’ Mi  ha chiesto. C’era anche Cosimo Appeso. Io avevo paura che ‘scoppiasse’ di nuovo. Mi hanno lasciato andare via soltanto quando hanno avuto la certezza che la registrazione era stata cancellata. L’operatore gliel’aveva fatto credere, ma non era così”.

Quelle immagini furono pubblicate su Repubblica.it mostrando in modo inequivocabile che cosa era accaduto.

Federica Angeli vive sotto scorta dal 17 luglio 2013. Due giorni prima, la notte del 15 luglio, era stata casualmente testimone oculare di uno scontro a fuoco nel quale furono coinvolti personaggi dello stesso ambiente del racket. Interrogata dai Carabinieri, Angeli raccontò ciò che… Continua su ossigenoinformazione

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