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Venezia: la malinconia del carnevale e del suo splendore

 

Febbraio a Venezia. Tra le calli e  i canali le maschere senza  l’identità, senza nomi né  classe sociale, camminano in una dimensione surreale, antica, malinconica, meravigliosa. Un mondo a parte. Un mondo nel mondo della tradizione veneziana. La Grande Illusione del Carnevale in una città unica al mondo e tutto può succedere, tutto può apparire e scomparire. Anime vaganti tra le calli, abiti che profumano del bello dei tempi d’oro, dell’incanto d’un clavicembalo che suona e pur non si vede.
E le gondole sonnecchiano all’alba in attesa che merletti e scarpette lucide e salgano su e attraversino i canali , sotto gli occhi incantati dei turisti, in fase calante secondo i commercianti, ma pur sempre una marea. Perché Venezia incanta. Sempre. Con i suoi  ombrellini e lustrini e volti romantici e lacrime dipinte  ad  ogni scorcio, dietro colonne, sui ponti.  Le maschere veneziane sono uniche nel loro genere. Nella cultura veneziana  il termine “maschera”  indica  “mettersi barba e baffi finti” e “maschera” era anche il soprannome dato alle donne che si travestivano da uomini e agli uomini che si travestivano da donne. Poi la maschera divento’ simbolo della libertà e della trasgressione alle regole sociali imposte dalla Repubblica Serenissima a Venezia.
La gente  si mascherava per divertirsi, per azzerare le distanze e le differenze sociali,  per essere liberi  e misteriosi.Il  fascino degli abiti poi rendeva tutto splendido e magico. Tante  erano erano le  maschere. La Larva copriva tutto il volto e si    indossava   con la Bauta, la veletta che copriva il viso cosi da non essere riconoscibili   portata sia dagli uomini che dalle donne.La Moretta, o Muta,  tenuta sul viso da un bottoncino stretto tra i denti,  usata dalle donne di Venezia, da sempre libere ed emancipate, per far capire di essere   disponibili, e togliersi la maschera era   accettare i complimenti del corteggiatore. La  maschera del Dottore della Peste ,  usata per filtrare aria e per mantenere con il bastone la  distanza tra medico e malato.
Dal XII  fino al XVIII secolo le maschere erano indossate  a Carnevale ma anche  da ottobre a giugno, tranne che nell’Avvento e  nella Quaresima. La tradizione venne interrotta con la caduta della Serenissima.  Le maschere furono   vietate per evitare  disordini e ribellioni  popolari

Nel 1979 la  tradizione del Carnevale è stata ripresa risorgendo  dalle sue  ceneri, tornando ad essere momento importantissimo per la città.
Certo in Piazza San Marco una sfilata di maschere è passata un po’ sottotono, per via di un calo di presenze ( in San Marco non c’era neanche la solita fila chilometrica per entrare) ma  in passerella, sfidandosi a colpi di costumi, le maschere disposte a mettersi in gioco ci sono state.
Sui ponti di Venezia è ora di pranzo quando le più belle maschere eleganti, stravaganti, curate nei minimi dettagli lasciano la scia dell’arte della città. Perché gli altri hanno il carnevale. Qui hanno lo splendore.
Degli abiti fatti a mano, degli occhi dietro le maschere , della bellezza del tempo fuggito, delle atmosfere dei palazzi, che ritrovi negli hotel del cuore di Venezia, di damascati, tappeti, tende letti , cuscini  dal profumo antico di musica e polvere.
La polvere che si posa sui ricordi della bellezza della città più bella del mondo.
Del suo resistere al tempo alle mode e all’aggresiva e prepotente ondata di turisti per per un selfie si intrufolerebbero ovunque.
È bella Venezia. È bello il suo racconto notturno quando ombre scure di parrucche e cappelli e storie avvolte nei mantelli  attraversano le  calli, e la fantasia corre lontano dove tutto si dipinge di musica e arte.
Lunga vita al carnevale di Venezia, perché tutto si può fermare per qualche giorno, giusto il tempo di inventarsi una storia, di palazzi, di nobili abitudini, di manine e di guanti e di carezze. Perche  la vita poi riprende e con lei le sue incertezze.

Perché si indossavano le maschere? Mascherarsi era condizione essenziale per muoversi negli ambienti soffusi dei ridotti e dei casini, dove gli unici ad avere il volto scoperto erano i croupier e gli ufficiali che tenevano il gioco, vincendo o perdendo grosse somme in incognito.

A Venezia nacque e si sviluppò gradualmente un vero e proprio commercio di maschere e costumi. A partire dal 1271 vi sono notizie di produzione di maschere, scuole e tecniche per la loro realizzazione. Cominciarono ad essere prodotti gli strumenti per la lavorazione specifica dei materiali quali argilla, cartapesta, gesso e garza. Dopo la fabbricazione degli stampi e dei modelli, si terminava l’opera colorandola e arricchendola di particolari come disegni, ricami, perline, piumaggi e quant’altro. I mascareridivennero veri e propri artigiani realizzando maschere di fogge e fatture sempre più sofisticate.

L’atelier Ca’ Macana è stato uno dei primi a riprendere la tradizione del carnevale creando maschere veneziane tradizionali. Vi invitiamo a scoprire il mondo delle maschere e molto altro.

Foto: Vincenzo Aiello

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