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Latina. Aggredito violentemente ragazzo bengalese. Pestato da tre italiani che si sono finti poliziotti

 

Tornano i raid razzisti in provincia di Latina. Espressione della peggiore tradizione fascista, che proprio nel Pontino continua ad avere un diffuso appeal, questa volta e per l’ennesima volta a farne le spese è un migrante. Una banda di tre balordi italiani, fingendosi poliziotti, hanno fermato e simulato un controllo su documenti e permesso di soggiorno di un ragazzo bangladese, ospite di un centro Cas gestito dalla coop. Astrolabio. Quest’ultimo stava camminando tranquillamente per le strade di borgo S. Maria, piccolo borgo rurale delle campagne del Comune di Latina, quando è stato avvicinato, intimidito da finti poliziotti che lo hanno privato del cellulare e del portafogli e poi malmenato. Il ragazzo del Bangladesh è stato aggredito così violentemente da essere stato ricoverato all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina e da lì dimesso il mattino seguente. Tutto questo a pochi giorni di distanza da un altro attentato, in questo caso incendiario e per fortuna non riuscito, ai danni di un centro di accoglienza nel Comune di Sermoneta.

I malviventi italiani hanno colpito ancora una volta una persona indifesa, in gruppo, come solo i vigliacchi e i pavidi sanno fare, senza farsi riconoscere. Un gesto vile, a sfondo razzista. I tre italiani vigliacchi avevano il volto coperto e certo l’oscurità della sera li ha agevolati. Chissà perché questi gesti vengono sempre compiuti da persone in gruppo che nascondo la loro identità contro altre persone sempre sole e inermi. Colpiscono il migrante solo perché vittima facile. Il razzismo è evidente. Perché, infatti, rapinare una persona e poi anche malmenarlo? A poco vale fondarsi sulle dichiarazioni del ragazzo bangladese rapinato e malmenato. Non comprende infatti l’italiano ne lo parla, come anche non parla inglese. Difficile dunque che abbia compreso, nel caso, gli insulti razzisti a lui rivolti.

Interviene anche il Sindaco di Latina, Damiano Coletta, il quale afferma che “la notizia dell’aggressione del ragazzo ospite del centro immigrati di Borgo Santa Maria è un fatto di grave intolleranza che mi sento di condannare a nome dell’Amministrazione e di tutta la comunità che rappresento. Un vile atto di violenza che sembra avere i contorni e la natura di un odioso episodio di razzismo. Per questo è necessario il massimo impegno da parte degli organi preposti per chiarire i fatti, per individuare e colpire i responsabili. Riflettano coloro che ogni giorno alimentano la fobia contro gli immigrati, si rendano conto di quale responsabilità si assume chi semina paura, chi rappresenta ogni migrante come un pericolo o un nemico e, così facendo alimenta un clima di intolleranza e di odio in cui può accadere ogni orrore”.

Non è la prima aggressione che capita nel Pontino. Diversi anni fa andava di moda la “caccia all’indiano in bicicletta”. Bande di italiani in auto, infatti, con l’avvicinarsi della sera, cercavano indiani in bicicletta che tornavano dal lavoro nelle campagne e li facevano cadere urtando le loro ruote posteriori. lo scopo era il puro divertimento, anche in questo caso a sfondo razzista. Agli indiani venivano urlati insulti razzisti e qualunque faceva anche il saluto romano. Altri invece amavano tirare loro bottiglie di birra vuote, insultarli, oppure, ancora più spregevole, avvicinarsi a loro e dopo averli spinti fuori strada, rapinarli dei soldi che avevano in tasca.

Le aggressioni invece fingendosi poliziotti o carabinieri non sono nuove. Già nel dossier “Sfruttati a tempo indeterminato” di In Migrazione si trova la testimonianza di un lavoratore indiano che racconta di essere stato rapinato da alcuni ragazzi italiani che lo fermarono presentandosi come esponenti delle forze dell’ordine. Gli indiani, tra la scarsa comprensione dell’italiano e la paura di essere portati in caserma, si sono spesso fidati, trovandosi senza portafogli, cellulare o altro. Anche recentemente il fenomeno si è presentato. Alcuni italiani hanno infatti fermato ragazzi indiani millantando di essere delle forze dell’ordine e rubando loro cellulare e portafogli. E’ accaduto nei borghi di Le Ferriere, borgo Hermada e nelle campagne tra San Felice e Sabaudia. Questa volta però gli indiani, dopo essere stati derubati ed insultati, hanno denunciato tutto alla caserma provinciale dei Carabinieri, a dimostrazione di una nuova relazione di fiducia maturata con le forze dell’ordine e rafforzatasi dopo lo sciopero del 18 aprile del 2016. Una relazione di fiducia che sta aiutando a fare luce su un mondo di sfruttamento, prevaricazione e caporalato.

In questo caso, oltre alla rapina, predomina lo sfondo razziale, le ingiurie, la violenza manifesta nei confronti di una persona inerme. Altro che rapina. Qui c’è molto di più.

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