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Left: “Ora i migranti possono chiedere giustizia in quanto popolo”

 

Il punto sul lavoro del tribunale permanente dei popoli, dalle testimonianze, ai dati, ai racconti, con l’obiettivo di comprendere l’attualità anche attraverso la diffusione di informazioni complete

Di Flore Murard-Yovanovitch* su Left

Mamadou per sei volte ha cercato di fuggire dalla Libia ma, ogni volta, è stato riportato indietro, detenuto e rivenduto; Joy è stata abusata per anni da uomini in uniforme; Mohamed, disertore, potenziale rifugiato politico, vive tra i binari della stazione; e non si contano le migliaia di respinti e di annegati senza nome. Limbo in Italia, disumano intrappola-mento in Libia e negli “hotspot”, la frontiera marcata a vita sui corpi. Secondo i dati di Medici per i diritti umani – dal 2014 al 2017 – l’85% dei migranti giunti dalla Libia ha subito in quel Paese torture e trattamenti inumani e degradanti, e, dato meno noto e che fa rabbrividire, sulle 2.600 testimonianze raccolte negli ultimi quattro anni, 9 su 10 degli intervistati hanno visto torturare o morire un compagno di viaggio. La straordinaria sessione di Palermo del Tribunale permanente dei popoli (Tpp) ha fatto confluire, in un mosaico innegabile, le voci e le testimonianze dei migranti e delle associazioni che, da anni, affiancano i migranti nella lotta per i loro diritti. E’ stato possibile nominare l’aggressione e la negazione senza precedenti contro il popolo migrante e condannarla: sono «crimini contro l’umanità» e, più fondamentale ancora, «crimini di sistema». La sentenza storica dà nascita allo ius migranti, alla possibilità di una giustizia per il popolo migrante in quanto popolo. Con la stessa alchimia, già operante a Barcellona nel luglio 2017, il Tpp offre una tribuna unica dove le vittime diventano soggetti. Viene allora alla luce la sistematicità degli abusi, il nesso di causalità diretta tra morti e precise scelte politiche migratorie, la realtà di atrocità sofferte da migliaia di uomini, che hanno come unica “colpa” la migrazione. La zona grigia: milizie e guardie costiere (addestrate dai nostri militari), a cui si affida l’esistenza di quelle vite considerate un po’ meno umane, e che l’ossessivo mantra della «riduzione dei flussi» cerca di ridurre a corpi, a oggetti, – prevedendo così concettualmente la loro possibile eliminazione fisica. «Lasciare morire in mare», che il diritto non riesce ancora a sanzionare, è un crimine contro l’umanità, secondo quanto discusso a Palermo. Oltre 30mila desaparecidos in 15 anni nel Mediterraneo, non si sa quanti sulle rotte terrestri.

Emerge altrettanto nero il cuore del deserto, del controllo esternalizzato dei confini, dove i furgoni vengono sequestrati, i profughi rimpatriati o uccisi. Piste sub-sahariane, rotte migratorie, trasformate in odierne fosse comuni. E in corso, ancora largamente invisibile, una sparizione di massa dei migranti sui confini (esterni) europei. Infatti, la delirante barbarie della frontiera si sposta sempre più a sud, in Africa, con nuovi accordi con regimi repressivi (non solo con la Libia, ma con l’Eritrea e di recente, il Niger, secondo la solita propaganda umanitaria-militare). Violazioni di massa, su cui mancano ancora drammaticamente dati precisi. Quanti esseri umani sulle rotte sono stati arrestati, rimpatriati con la forza, o spariti nel nulla? Urge uno sforzo comune di attivisti, associazioni e giornalisti, e sempre più racconti dei profughi stessi, per svelare e mettere insieme i dati dell’orrore. Per non parlare della distruzione sistematica della mente dei migranti, costretti senza affetti a elemosinare il loro diritto alla fuga, derubati dei loro sogni. Occorre ancora nominare quest’annullamento, perché questa cosiddetta “crisi dei rifugiati”, è in realtà la crisi stessa dell’Europa. Si manifesta così la violenza di una istituzione che sceglie intenzionalmente di maltrattare una categoria di persone – i migranti, perché migranti -, da detenere e respingere, uccidere, intrappolare o torturare per delega. La contro-rivoluzione in atto, fondata sulla sparizione dell’altro diverso, politicamente, non può che rischiare di portare a una regressione storica. E in corso una barbarie anti-migrante, che, dopo Barcellona e Palermo, l’udienza del Tribunale a Parigi, dal 4 al 5 gennaio sulle frontiere interne alla Ue, ha permesso di continuare a svelare. Minori abbandonati, sgomberi quotidiani, richiedenti asilo suicidi, ovunque detenzione arbitraria e vite perdute. Bisogna nominare quest’odierna tortura europea del diverso, per permettere al popolo migrante di rivendicare il suo diritto all’uguaglianza.

*Flore Murard-Yovanovitch, scrittrice e giornalista, ha pubblicato per Stampa alternativa sul tema dell’immigrazione e dei nuovo fascismo in Europa L’abisso, terzo libro della trilogia “Piccolo mosaico del disumano”.

Da cartadiroma

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