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SEQUESTRO ARCHIVI DATI A 2 CRONISTI, PER ARTICOLI SU SERVIZI SEGRETI

 

Nicola Borzi (Sole24Ore) e Francesco Bonazzi (La Verità) avevano scritto: operano su conti bancari della Popolare di Vicenza. Fnsi e Odg: sequestro contrario a CEDU

Il 17 novembre 2017 la Guardia di Finanza, in esecuzione di un decreto di acquisizione ed eventuale perquisizione di documenti firmato dalla Procura di Roma, ha sequestrato le chiavette Usb dei giornalisti Nicola Borzi (Il Sole24Ore) e Francesco Bonazzi (La Verità), autori di alcuni articoli sulle operazione bancarie dei servizi segreti presso la Banca popolare di Vicenza. Gli agenti hanno sequestrato anche l’hard-disk del computer che Borzi – caposervizio del quotidiano economico – utilizza in redazione. I due cronisti non sono indagati: sono considerati testimoni in un’indagine contro ignoti per rivelazione di segreto di Stato (art. 261 cp).

L’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, la Fnsi e l’Associazione lombarda dei giornalisti hanno sottolineato la gravità dell’episodio relativa alla tutela delle fonti e hanno sottolineato che il provvedimento eseguito contrasta con la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (leggi). Anche il Cdr del Sole24Ore ha condannato il sequestro.

GLI ARTICOLI –  Il 15 novembre Bonazzi aveva scritto su la Verità che i conti dei servizi segreti sono custoditi presso una filiale romana della Banca Popolare di Vicenza (leggi). Il giorno successivo (16 novembre) il suo collega Borzi – caposervizio del Sole24Ore – aveva pubblicato due articoli nei quali dava conto degli importi delle operazioni effettuate in quella banca. “Da giugno 2009 a gennaio 2013 ben 425 operazioni, per un valore di 43,2 milioni, erano in capo all’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi) e altre 20, per 6,2 milioni, alla gemella Aise”, si legge in uno dei due articoli di Borzi che, il 17 novembre, era tornato sulla vicenda con un approfondimento.

“Ho opposto il segreto professionale sulla fonte di queste informazioni, ma ho scelto di collaborare con gli inquirenti e ho consegnato loro la chiavetta. Mi dispiace che questo non sia servito a evitare che sequestrassero l’hard-disk del mio pc. I funzionari della Guardia di Finanza che hanno acquisito il materiale sono stati cortesi”, ha spiegato Borzi a Ossigeno.

La Guardia di Finanza ha acquisito i documenti di Borzi presso la redazione milanese della testata.

Bonazzi, invece, è stato interrogato in una caserma vicina alla sua abitazione di Roma. Anche lui ha consegnato la chiavetta agli agenti e ha opposto il segreto professionale per la tutela della fonte.

Leggi gli articoli pubblicati il 16 novembre su IlSole24Ore (“La Popolare di Vicenza e i conti dei Servizi segreti” – “Il filo che da Padova porta a Roma e Palermo“)

RDM

Da ossigenoinformazione

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