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Altre due volte l’Unità ha chiuso ma non siamo mai stati trattati così

 

Lo so, sembra un mantra recitato da molti di noi, ma il dolore e la rabbia sono troppo forti. Oggi, previo appuntamento, ci hanno permesso di entrare nella sede dell’Unità dalla quale ci avevano escluso cambiando la serratura. Abbiamo preso le nostre cose sorvegliati a vista, come fossimo potenziali ladri, forse temevano che fuggissimo con i computer fissi? Il giornale non esce da due mesi e due giorni, non ci hanno pagato gli stipendi e abbiamo dovuto dire cosa prendevamo delle nostre cose, libri, carte di lavoro, piccoli gadget da tavolo. Non abbiamo lasciato niente di nostro che potesse essere visto da intrusi.
Ma il dolore più grande è stato salutare gli altri, persone con cui hai condiviso anni di lavoro, risate, rabbie e lotte, fatiche e noie e pensare che magari ci si perde così, a parte i legami più stretti. Così come si è perso ed è andato, definitivamente, distrutto un patrimonio e un’esperienza editoriale, politica, umana e culturale che è stata unica. Dimenticato, anche all’esterno, e archiviato in un archivio storico che non è più accessibile, cambiata la serratura della comunità anche a quello.
Altre due volte l’Unità ha chiuso ma non siamo mai stati trattati così, c’era la voglia di ricominciare, ora si è chiuso un grande librone. Resta uno schermo nero.

Fonte: Facebook

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