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Ad Assisi per… conoscerli a casa loro

 

“La prima forma di solidarietà è l’informazione” sostiene da anni padre Giulio Albanese, missionario comboniano e giornalista. Affermazione che richiama il concetto di Alex Zanotelli, anche lui missionario, che nello scorso luglio dal sito di Articolo 21 ha lanciato un appello agli operatori dell’informazione italiana per “illuminare” i conflitti africani. “Aiutiamoli a casa loro ? Prima cerchiamo di conoscerli a casa loro” scrive Alex. Informazione come strumento di conoscenza, per accorciare le distanze che dividono chi accoglie da chi fugge in cerca di un futuro diverso ma anche per sapere che i nostri telefoni cellulari ed i nostri computer non potrebbero funzionare senza le preziose materie prime estratte in Africa a spese di chi ci vive, lavora e muore.

“Noi sappiamo come gli africani muoiono ma ignoriamo come vivono” scriveva il giallista svedese Henning Mankell che ha diretto per anni un teatro in Mozambico: una critica sottile al sistema informativo occidentale “colpevole” di scattare solo spettacolari “istantanee” sui drammi in corso ma incapace di soffermarsi a raccontare con i tempi necessari per comprendere e spiegare. Forse è arrivato il momento di voltare pagina, magari sacrificando lo spazio dedicato all’ennesima teoria complottista che gira sul web relativa alla fine del mondo, in programma se non sbaglio l’ultima settimana di agosto. Sia chiaro che non bisogna rinunciare al pepe ed al sale per “condire” le notizie, per dare più sapore ad una informazione che molti ritengono poco appetibile con i ritmi estivi punteggiati da tormentoni canori d’ordinanza. In tanto parlare di temperature percepite e quelle registrate, dimentichiamo che in Yemen è in corso una delle più gravi crisi umanitarie al mondo, corroborata da una epidemia di colera senza precedenti sul pianeta. Papa Francesco mercoledì scorso ha lanciato un appello per richiamare l’attenzione sui difficili momenti che si stanno vivendo nella Repubblica Centrafricana ed in Nigeria. Solo lui sembra non percepire il caldo, non abbandonarsi agli ozi estivi. Lo scorso anno nell’Angelus dell’Assunta pronunciato il 16 agosto richiamò l’attenzione sulle popolazioni del Nord Kivu (Repubblica Democratica del Congo) “colpite da nuovi massacri che da tempo vengono perpetuati nel silenzio vergognoso, senza attirare neanche la nostra attenzione. Fanno parte purtroppo dei tanti innocenti che non hanno peso sulla opinione mondiale”.

Ho un sogno. Immaginare la partecipazione di papa Francesco al convegno “Abbattiamo i muri dell’ignoranza” in programma ad Assisi il 29 e 30 settembre. Forse quel muro lo potremmo ridurre in polvere.

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