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La fine dell’Italia di Fantozzi

 

Solo il genio di Paolo Villaggio poteva tirar fuori  le vicende tragicomiche del ragionier Fantozzi raccontando l’Italia degli impiegati di quarto livello con il posto fisso, l’Italia che ormai non c’è più.

L’Italia di Fantozzi, durata un quarto di secolo, era un’Italia che per otto ore abitava il pianeta ufficio subendone le regole e scarificandosi ai suoi riti, dalla partita “scapoli contro ammogliati” ai cineforum impegnati ) e ci sarà un motivo se l’urlo liberatorio di Fantozzi: “la corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca” ha riscosso nel film novantadue minuti di applausi). In fondo la megaditta fantozziana che, nella realtà, era la sede della regione Lazio su via Cristoforo Colombo, offerta come set a  Luciano Salce e a Paolo Villaggio -era il teatro caricaturale della vita quotidiana dell’italiano medio che, ridendo delle comiche disavventure dell’Italiano medio  di quel ragioniere con la Bianchina,il basco e la figlia brutta rivedeva un pò sè stesso tra i vapori della mensa aziendale ,tra le gaffe alla cerimonia dei regali di Natale o sotto lo sguardo paralizzante del duca conte Maria Rita Vittorio Balabam e con quella risata esorcizzava il Fantozzi che era in lui.

Villaggio come Sordi ci ha mostrato  il nostro peggio ma a differenza del mitico Albertone non ci ha assolti, raffigurandoci piuttosto come “esseri che seguono la corrente contorcendosi eche si ribellano all’inprovviso ma senza speranza”.

Paolo Vilaggio non si riconosceva più in questa Italia. Lui che era stato comunista, demoproletario, radicalsocialista e infine grillino – in fondo avendo visto quello che è venuto dopo, aveva un pò di nostalgia si quel mondo che avdva vivisezionato con Fantozzi. Anche lui ,a chi glie lo avesse chiesto,avrebbe forse preferito il ragionier Filini: “Vadi”.

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